Alice Ongaro Sartori racconta “Nowtilus”

Da Venezia per Venezia: un coro di voci che sfatano i luoghi comuni

Abbiamo intervistato Alice Ongaro Sartori per farci raccontare il progetto “Nowtilus. Storie da una laguna urbana del 21esimo secolo”

È sempre affascinante ascoltare storie, testimonianze e progetti che non si conoscono, soprattutto se riguardano la città dove sei nato e cresciuto o dove hai scelto di vivere. I legami che si creano in una città come Venezia sono duraturi e forti, come forte è stata la necessità di raccontare nel 2020 questa città con nuove voci e nuovi occhi, quelli di chi vuole trasmettere un’immagine lontana dagli stereotipi.

E come si riesce a formare un coro a più voci, ma dal messaggio uniforme e omogeneo, dedicato a Venezia e alla sua unicità? Ne abbiamo parlato con Alice Ongaro Sartori, co-curatrice, insieme a Enrico Bettinello, di Nowtilus. Storie da una laguna urbana del 21esimo secolo, il ciclo di podcast realizzato da Ocean Space e nato nel pieno della pandemia per raccontare storie, iniziative e peculiarità di Venezia e della sua laguna attraverso coinvolgenti interviste e chiacchierate con i tanti ospiti invitati.

Ognuno di loro ha saputo portare nuovi punti di vista sulla città che arricchiscono e stupiscono non solo chi la vive quotidianamente, ma anche chi la vede solo come una città votata al turismo.

Alice Ongaro Sartori ci ha inoltre raccontato cosa le hanno lasciato le due stagioni del podcast, quali sono le puntate che l’hanno colpita di più e ci ha confidato chi vorrebbe assolutamente avere a bordo di Nowtilus.

Alice Ongaro Sartori ed Enrico Bettinello, photo courtesy of Enrico Fiorese
Da dove nasce l’idea di raccontare Venezia in un ciclo di podcast?

Nowtilus. Storie da una laguna urbana del 21esimo secolo nasce ufficialmente durante il primo lockdown del 2020 ed è un’iniziativa congiunta di Ocean Space e TBA21-Academy. Fin dall’apertura di Ocean Space nel marzo 2019, quando ero coordinatrice del programma pubblico voluto per avvicinare TBA21-Academy alla comunità veneziana, è stato tra le priorità della Fondazione dare voce al territorio veneziano e alla tematica dell’acqua e dell’ambiente sotto la lenta d’ingrandimento della laguna e dei veneziani stessi. Quando ci siamo fermati per il lockdown è venuto quindi spontaneo pensare a un progetto che sposasse la missione di TBA21-Academy e l’identità di Ocean Space: dovendo sospendere l’apertura delle mostre e il programma pubblico fisico, è diventato necessario passare all’online. Si sono così sposate due condizioni e abbiamo pensato, insieme al co-curatore Enrico Bettinello, di dare vita a una rete di voci che parlano da Venezia a una Venezia contemporanea, creativa, che non è la solita Venezia per turisti. E’ nato così un ciclo di otto episodi sul tema di Venezia oggi, come modello per parlare di temi legati alla sostenibilità, mescolando più voci. Abbiamo intervistato come primo ospite Tiziano Scarpa e poi a seguire ricercatori e ricercatrici nell’ambito della chimica, della pesca, della ricerca musicale, artisti, musicologi, persone che hanno a che fare con le scienze umane e ambientali come Shaul Bassi, persone legate al mondo dei libri e molti altri. Volevamo creare un archivio polifonico di storie e di voci di quella Venezia che è viva e che abbiamo voluto far emergere.

In due stagioni avete registrato circa venti episodi con una quarantina di ospiti, c’è un racconto che ti ha colpito più degli altri?

È difficile scegliere, è un po’ come chiedere a una mamma se ha un figlio preferito, perché tutti gli ospiti e le storie mi hanno colpito per diverse ragioni. Ne segnalo però tre, divisi tra le due stagioni. Sicuramente la puntata apripista con Tiziano Scarpa è stata bellissima ed emozionante: apprezzo molto il modo in cui pensa, ha avuto la capacità di portare alla luce un’immagine di Venezia che poi si è sviluppata naturalmente nei discorsi con gli altri ospiti, il tutto in maniera casuale, perché non avevamo una scrittura a priori della stagione. Quello che Scarpa ha affermato è che Venezia porta con sé un’immagine molto difficile, complicatissima, che ha creato molti problemi anche a lui come scrittore veneziano perché l’ambientare le storie a Venezia è sempre molto rischioso, dal momento che la città tende a mangiarsi la scena. È stato poi interessante approfondire come Venezia è invece vista dagli scrittori stranieri, con uno sguardo polivalente, sempre mutevole e cangiante. Questo è emersa anche nel corso degli episodi successivi: uno scambio di immagini tra una Venezia fiction, romantica, da cartolina, e la Venezia dei veneziani che ha una sua parte di non fiction, di realtà che è molto problematica da dipingere.

Un altro episodio della prima stagione che ci tengo a segnalare è stata la bella intervista con Luigi Cavaleri, oceanografo, e Fabiana Corami, chimica, che si occupano di ricerca al CNR: due scienziati che hanno spiegato in maniera molto precisa e con una divulgazione molto efficace le conseguenze dei cambiamenti climatici che, osservati dalla laguna, fanno da monito a livello globale. Per me è stato molto utile e interessante ascoltare le parole di professionisti del mondo scientifico che sono stati in grado di spiegare concetti molto difficili anche a persone come me non addette ai lavori.

Dell’ultima stagione invece mi torna alla mente il quindi episodio, Arrivi e partenze. Piccola mappa di migrazioni, esodi e desideri, legato alle migrazioni storiche e odierne: un excursus storico con il professore Federico Barbierato dell’Università di Verona e l’antropologa Claudia Zanardi che ha presentato il suo progetto editoriale “La bonifica umana”, dove ha sfatato il luogo comune secondo il quale l’esodo più grande dei veneziani sia venuto dopo l’Acqua Granda. Secondo le sue ricerche l’esodo più grande infatti è avvenuto tra gli anni ‘50 e ‘60, quindi dieci anni prima dell’Acqua Granda, come un movimento, un progetto delle classi dirigenti politiche per far sì che il centro storico di Venezia diventasse una città per un ceto sociale alto. Un racconto che sfata i luoghi comuni di Venezia e mette in luce verità nascoste che val la pena di indagare.

Vivere o lavorare a Venezia non significa necessariamente conoscere le tante iniziative e progetti che sono nati in tutti questi anni: ci sono aspetti di questa città che non conoscevi e che hai scoperto grazie a Nowtilus?

Sì, ci sono tantissimi aspetti di Venezia e della laguna che non conoscevo: non essendo io veneziana di nascita ho capito che spesso si arriva, si sta in centro storico o in terraferma, ma tutto il corollario legato alle isole minori si scopre purtroppo più tardi. In realtà è un tutt’uno collegato in maniera precisa. Grazie a Nowtilus ho appreso che la fonte maggiore di inquinamento in laguna è dovuto agli scarichi delle lavatrici, ho ascoltato storie e iniziative legate alla permacultura, ho scovato libri legati alla laguna e al mare grazie alla Libreria Marco Polo, ho ascoltato dell’esistenza di molte Venezia nel mondo con Alberto Toso Fei e molte repliche di parti di Venezia, come il Ponte di Rialto o il Ponte dei Sospiri, in altre città del mondo, ho scoperto correlazioni e legami nelle isole attorno a Venezia come Chioggia, Lido, Lazzaretto Nuovo, Giudecca. Ogni episodio è una scoperta incredibile.

Alice Ongaro Sartori, photo courtesy of Arianna Ferraretto
Qual è l’ospite che non avete ancora intervistato e che vorresti a tutti i costi avere a bordo di Nowtilus? Perché?

Ce ne sono tantissimi e più andiamo avanti a conoscere storie più si palesano connessioni possibili. Per la serie “vorrei ma non posso”, la persona che vorrei tanto intervistare è Canaletto: mi interesserebbe tantissimo perché è uno dei più grandi osservatori della città e dei suoi dettagli. Un altro è Vittore Carpaccio per la sua immaginazione di mescolare architetture veneziane con quelle del Medio Oriente e creare dei mondi che partono da Venezia e si arricchiscono di leggende.

Nelle puntate di Nowtilus i protagonisti non sono solo i tanti ospiti interessanti, ma anche le musiche di Enrico Coniglio: a proposito di musica, se Venezia fosse una canzone, quale sarebbe?

Bellissima domanda, abbiamo parlato tantissimo di Venezia e di musica anche in questa seconda stagione. Non ho una risposta precisa, ma una suggestione, cioè la canzone “Sofferte onde serene” di Luigi Nono perché spiega l’approccio di Nono nell’essere influenzato dal riverbero e dagli echi che Venezia, proprio per com’è fatta architettonicamente, mantiene: la città infatti riproduce naturalmente il rumore dei passi, dei gabbiani e delle campane, elemento a cui Nono era molto legato. Effettivamente il rintocco delle campane a Venezia è un suono meraviglioso, che così si sente solo qui.

C’è un motivo particolare alla base della scelta dello strumento podcast? E con il senno di poi, lo scegliereste di nuovo?

Volevamo raccontare delle storie in maniera accessibile e gratuita: il podcast è un mezzo che permette un’attenzione particolare e una cura dell’ascolto. Puoi ascoltarlo quando vuoi, però ascolti solo quello, non ti concede distrazioni come possono essere quelle legate alle immagini. Lo sceglieremmo di nuovo proprio perché ci permette di ottenere una concentrazione maggiore.

Questo ciclo è giunto alla seconda stagione, possiamo già anticipare se ce ne sarà una terza?

Mi auguro di sì, perché ci sono ancora troppe cose da raccontare!

LINK
Francesca De Pra
Torna su