Joseph Beuys. Finamente Articolato

Un’insolito Joseph Beuys, nella mostra a cura di Luca Massimo Barbero a Palazzo Cini, chiude le celebrazioni per il centenario della nascita del grande artista.

Finalmente, Joseph Beuys. Il tributo ad uno degli artisti più complessi del Novecento arriva da Venezia, con una sofisticata esposizione che chiude, idealmente, il centenario della sua nascita ricorso nel 2021: Joseph Beuys. Finamente Articolato, a cura di Luca Massimo Barbero in collaborazione con la galleria Thaddaeus Ropac, trova casa al secondo piano della Galleria Palazzo Cini, inaugurando nei giorni caldi di Biennale, dal 20 aprile fino al 2 ottobre 2022.

Una concomitanza significativa e non solo temporale. Dal primo sguardo appare evidente come la mostra di Palazzo Cini racchiuda tutte le grandi riflessioni presenti in questa Biennale: l’indagine sul corpo, in particolare quello femminile, il rapporto tra essere umano e Natura, le metamorfosi, l’ecologia, l’arte intesa come impegno sociale e ricerca spirituale. Temi e urgenze che Beuys, approfondiva già negli anni Quaranta, ancora studente alla Staatliche Kunstakademie Düsseldorf, a conferma della straordinaria attualità della sua poetica e pratica artistica.

Lasciandosi trasportare da un pensiero squisitamente beuysiano in cui vicende biografie e arte si intrecciano indissolubilmente, si può trovare un legame anche con le proposte espositive in città, nella mostra dedicata al suo celebre studente, Anselm Kiefer. Ma se le opere dell’allievo a Palazzo Ducale si avvalgono di un impatto scenografico, teatrale, sconfinato, le sculture del maestro a Palazzo Cini sono gioielli da osservare nel dettaglio. Opere su carta, disegni che restituiscono un arcaico serraglio di animali, sculture minute e potenti, come amuleti. Tra queste la moderna Venere paleolitica Bleifrau (1949) e Oven (1950) with Torso (1948), la scultura originale in legno e cemento da cui è stato fuso l’elemento verticale di Vasca da bagno per un’Eroina.

Joseph Beuys, Bleifrau (Lead Woman), 1949 © Joseph Beuys Estate / VG-Bildkunst, Bonn 2022

Teche museali custodiscono sculture-reperti, opere iscritte all’interno di un’archeologia mitologica simbolica. Iconica e centrale, tanto da fornire il titolo dell’intera mostra, il Supporto per la schiena di essere umano finamente articolato (tipo lepre) del XX secolo d.C. (1982) che unisce tutti i dettagli della sua ricerca, fusi in un’unica creatura: il corpo, quello ferito e bisognoso di cure, il dettaglio autobiografico onnipresente nella sua produzione; la protesi; l’uomo insieme all’animale, in questo caso la lepre, “il simbolo dell’incarnazione” evocata dalla sagoma dello schienale in ferro trasformato in totem dai risvolti magici.

Joseph Beuys, Backrest for a fine-limbed person (haretype) of the 20th century AD, 1972-1982 © Joseph Beuys Estate / VG-Bildkunst, Bonn 2022

Infine, la raccolta di fogli e disegni conducono sino alle sorgenti dell’invenzione dell’artista tedesco, con richiami alle pitture rupestri di animali, cervi, cavalli, cani, alle rappresentazioni ancestrali dell’uomo, in particolare figure femminili. Tracce fossili che rappresentano l’origine del pensiero simbolico e -non ultimo- dimostrano la grande qualità della grafica dell’artista. L’immagine di Beuys qui indagata è la radice perfetta del suo lavoro, che va oltre quella maggiormente nota delle azioni politiche e concettuali, delle performances ‘sciamaniche’, restituendo a Beuys il pensiero, le tracce del processo creativo e del suo immaginario futuro.

Lo stato contemplazione di questi lavori avviene naturalmente, amplificata dalla dimensione domestica degli ambienti, dalle luci che concorrono a creare un’atmosfera dove lo spettatore rimane immerso e sospeso. Lì, dove arte, natura e vita coincidono.

Venezia, Palazzo Cini, fino al 2 ottobre 2022

Joseph Beuys, Hirsch (Stag), 1956 © Joseph Beuys Estate / VG-Bildkunst, Bonn 2022
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Chiara Vedovetto
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