Storia della Notte e Destino delle Comete

La sopravvivenza luminosa delle lucciole, malgrado tutto.

“Fare una fotografia significa partecipare della mortalità di un’altra persona (o di un’altra cosa) ed è proprio isolando un determinato movimento che tutte le fotografie attestano l’inesorabile azione dissolvente del tempo” (Susan Sontag, Sulla fotografia, 1977).

Uscendo dal Padiglione Italia, ho subito pensato di aver attraversato un immenso spazio pieno di impronte e di assenze, la testimonianza archeologica di un’Italia che è appartenuta a un paio di generazioni precedenti alla mia e che mi è stata raccontata tra i salotti e le cucine della mia famiglia, quando avevo la fortuna – al tempo sconosciuta – di sentir parlare qualcuno che era nato nel 1919.

Gian Maria Tosatti, accompagnato dalla curatela di Eugenio Viola, ha messo in scena per la 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, un prologo e due atti, Storia della Notte e Destino delle Comete, confrontandosi con lo spazio delle Tese delle Vergini nell’Arsenale di Venezia. 
Un progetto concepito appositamente per quel luogo, a differenza degli altri interventi ambientali a cui ci ha abituati l’artista, dove viene spesso attuato uno svuotamento e una risemantizzazione del posto scelto, e che presenta anche in questo caso diversi livelli di lettura interpretativa.
Inizierò dal mio.

Entrando nel primo atto, Storia della Notte, ho avuto l’impressione di essere arrivata lì qualche secondo dopo la fine di un turno di lavoro, come se qualcuno fosse appena andato via e se ne percepisse ancora la traccia. Ma quello che è successo nel giro di qualche minuto, giusto il tempo di sentire l’eco dei miei passi tra i macchinari obsoleti della stanza, è stato quasi un’epifania: non soltanto lì non c’era nessuno, ma la presenza umana risultava decisamente disturbante.

Inizia quindi un percorso scandito da interni di stabilimenti industriali, vecchie macchine abbandonate che emettono strani suoni che paiono venire quasi dal sottosuolo, enormi aspiratori che non sono più attaccati a nulla, nella desolazione di un capannone illuminato da una luce fredda e straniante.
Eppure continuo a sentire qualcosa.

 

Gian Maria Tosatti, “Storia della Notte e Destino delle Comete”, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, a cura di Eugenio Viola, Commissario del Padiglione Italia Onofrio Cutaia. Courtesy DGCC - MiC

Il momento esatto in cui mi è parsa chiara la direzione che stava prendendo il mio pensiero insieme al mio corpo deambulante è stato quando mi sono ritrovata negli interni di un appartamento all’apparenza spoglio, forse appartenuto al custode o al proprietario della fabbrica, dove ho riconosciuto degli elementi sicuramente familiari – un vecchio telefono appeso al muro, la rete di un materasso, un lampadario che ho visto su quasi tutti i soffitti delle case anni ’70 della Roma borghese.

Il pavimento scricchiolava sotto i miei passi e quando mi sono diretta verso la porta per proseguire il percorso di visita, ho sentito proprio il cigolio che quel genere di porta deve emettere quando la si apre.

Gian Maria Tosatti, “Storia della Notte e Destino delle Comete”, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, a cura di Eugenio Viola, Commissario del Padiglione Italia Onofrio Cutaia. Courtesy DGCC - MiC

Allora ho capito che mi trovavo in un luogo che qualcuno prima di me ha saputo guardare e spiegare meglio di chiunque altro. “Non si vive in uno spazio neutro e bianco; non si vive, non si muore, non si ama nel rettangolo di un foglio di carta. Si vive, si muore, si ama in uno spazio quadrettato, ritagliato, variegato, con zone luminose e zone buie, dislivelli, scalini, avvallamenti e gibbosità, con alcune regioni dure e altre friabili, penetrabili, porose. […] Ora, fra tutti questi luoghi che si distinguono gli uni dagli altri, ce ne sono alcuni che sono in qualche modo assolutamente differenti; luoghi che si oppongono a tutti gli altri e sono destinati a cancellarli, a compensarli, a neutralizzarli o a purificarli. Si tratta in qualche modo di contro-spazi.” (Michel Foucault, Utopie Eterotopie, 2004).

Ogni epoca ha le sue eterotopie, ci spiega Foucault, spazi che hanno la capacità di connettersi e sospendere tutti gli altri spazi, e io ho avuto la sensazione che l’opera di Tosatti, tra installazione ambientale e rappresentazione teatrale, abbia esattamente la caratteristica di sovrapporre delle geografie apparentemente incompatibili e trasportarmi in diversi luoghi della mia memoria. Continuando attraverso la ricostruzione di un’industria tessile, dove le macchine sono disposte in modo ordinato e la presenza dei sorveglianti della Biennale, immobili e statuari accanto alle cucitrici, sembra quasi suggerire una partecipazione ragionata alla messa in scena teatrale, si entra nel secondo e ultimo atto, Destino delle Comete.

Gian Maria Tosatti, “Storia della Notte e Destino delle Comete”, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, a cura di Eugenio Viola, Commissario del Padiglione Italia Onofrio Cutaia. Courtesy DGCC - MiC

L’odore di cloro e il rumore dell’acqua che si infrange contro le pareti mi fanno capire subito, anche se non lo vedo perché è prevalentemente buio, che lì, da qualche parte, Tosatti ci ha messo un pezzo di mare. Ed è straordinario.

La fila di lampioni stradali suggerisce che là prima ci fosse un piazzale o una strada, mentre ora c’è soltanto acqua nervosa che si muove nell’oscurità, come se la Natura si fosse riappropriata del suo posto scacciando via le brutture dell’uomo – in linea d’altronde con il tema generale della Biennale – e, se si continua a guardare in fondo, si scorge uno sciame luminoso di luce intermittente che sovrasta il mare, un fievole bagliore che rappresenta la più preziosa e fragile delle speranze umane: avere fiducia nel nostro tempo.

“Darei l’intera Montedison per una lucciola” scriveva Pasolini nel suo famoso intervento del 1975 nel Corriere della Sera, Il vuoto del potere, e forse oggi sarebbe sollevato nel sapere che ieri sera, a Roma, io ne ho viste parecchie.

Gian Maria Tosatti, “Storia della Notte e Destino delle Comete”, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, a cura di Eugenio Viola, Commissario del Padiglione Italia Onofrio Cutaia. Courtesy DGCC - MiC
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  • https://www.notteecomete.it
Bianca Penniello
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