Highlights da Frieze London e Frieze Masters 2022

Una grande folla ha animato la preview di Frieze Art Fair a Londra, che per quattro giorni ha ospitato le migliori gallerie del mondo.

Ottobre è il mese di Frieze London e Frieze Masters, due fiere “sorelle” che rappresentano un appuntamento imprescindibile per gli addetti ai lavori del mondo dell’arte, e anche noi di Art-frame non potevamo mancare. La prima cosa che è rimasta impressa a chi ha partecipato alla preview è stata la straordinaria quantità di persone: una grandissima folla si aggirava infatti tra le 174 migliori gallerie d’arte contemporanea del mondo e le 130 d’arte antica e moderna che hanno animato la fiera sorella Frieze Masters.

Il bilancio di vendite e pubblico è stato più che positivo, se si considerano gli ultimi anni pandemici e una prospettiva imminente non troppo rosea. Già nel giorno di preview alcune gallerie avevano chiuso alcune vendite di grande spessore: ad esempio Gagosian, che presentava quest’anno una serie di sette dipinti creati dalla giovane pittrice Jadé Fadojutimi, oppure Victoria Mirò con l’opera di Flora Yukhnovich, o ancora Tiwani Contemporary che, nella sua prima ora di fiera, aveva già venduto i dipinti proposti di Umar Rashid e Joy Labinjo.

Il nostro tour tra gli stand è stato intenso, alla ricerca delle gallerie che più ci hanno colpito e che vi raccontiamo qui di seguito.

Quello che ci ha colpito di Frieze London
La galleria londinese Sadie Coles HQ ha portato nel suo stand una serie di piccoli quadri di Ugo Rondinone: albe, tramonti, soli e lune sono i protagonisti di questi acquerelli dai toni delicati, che colpiscono per la loro raffinatezza.

Installation view © Ugo Rondinone, courtesy Sadie Coles HQ, London.

Timothy Taylor, con sedi a Londra e New York, ha invece presentato una mostra personale della giovane under 30 Sahara Longe con una serie di quadri narrativi che raccontano le dinamiche interpersonali durante feste e ricevimenti.

Installation images, Sahara Longe, Frieze London, Timothy Taylor, 2022.

Interessante la selezione di opere e artisti (tra cui l’italiana Paola Pivi) portati dalla galleria Perrotin nel suo booth A11, tra cui una nuova serie di dipinti e disegni di GaHee Park, realizzate quest’estate durante una sua residenza a Cap Ferret, e una scultura dell’artista americano Daniel Arsham.

Installation view of Perrotin's booth at Frieze London, 2022. Ph Eva Herzog. Courtesy of all the artists and Perrotin

Il booth C13 della galleria Sies + Höke presentava la mostra personale di Andi Fischer, che ha creato una serie di quadri raffiguranti la natura e gli animali con un linguaggio pittorico che ricorda quello dei bambini.

First hanging. Copyright the artist; Sies + Höke, Düsseldorf; Photo Andrea Rossetti, Milan

Una nota di merito va inoltre alle sezioni “Focus”, dedicata alle gallerie emergenti obbligate a presentare nel proprio stand un solo artista, e a “Indra’s Net”, supervisionata da Sandhini Poddar (Adjunct Curator al museo Guggenheim Abu Dhabi), che ha presentato una selezione di artisti internazionali il cui lavoro si confronta con l’idea di Indra’s Net, termine derivato dal pensiero buddista e indù che si riferisce a un’etica dell’essere in cui il singolo atomo contiene in sé la struttura della realtà.

Quello che ci ha colpito di Frieze Masters

La galleria milanese Tommaso Calabro ha presentato un “pezzo” di “Casa Iolas. Citofonare Vezzoli”, il progetto curato da Francesco Vezzoli per omaggiare il gallerista greco Alexander Iolas e far rivivere la sua meravigliosa collezione di arte antica, moderna e contemporanea. Il booth è stato allestito come un vero e proprio interno domestico, con mobili eclettici e una selezione di opere straordinarie, tra cui Andy Warhol, Leonor Fini e Jean Tinguely.

Installation view, Galleria Tommaso Calabro at Frieze Masters 2022. Courtesy Galleria Tommaso Calabro

La galleria svizzera De Jonckheere ha portato a Londra una selezione di dipinti ispirati al lavoro di Hieronymus Bosch e attraverso 5 lavori attribuiti al suo entourage, tra allievi ed emulatori, siamo state trasportate in uno spettacolare teatro di ombre che, sempre con una punta di umorismo, descrive il lato oscuro dell’animo umano con veridicità e corposità di dettagli.

Courtesy De Jonkheere

Passeggiando tra gli stand non sono di certo passati inosservati i fossili della galleria londinese David Aaron, che ha esposto nel suo stand lo scheletro completo lungo 4 metri di un Camptosauro di 154 milioni di anni fa – venduto il primo giorno di fiera per un 1 milione di sterline – e il cranio praticamente integro di un giovane Triceratopo.

Camptosaurus, installation view, courtesy David Aaron

La galleria londinese Helly Nahmad invece ha presentato il solo stand “Joan Miró – After The War”, una selezione di quadri, opere su carta e tessuti dipinti eseguiti tra il 1946 e il 1973 dall’artista spagnolo, sottolineando il suo approccio unico e in continua evoluzione che non finisce mai di stupire e meravigliare il pubblico con le sue eteree costellazioni di forme e colori.

Joan Miró, Soirée snob chez la princesse, 1944

Anche qui, una nota di merito per la seconda edizione della sezione “Standout” che quest’anno ha esplorato l’idea di “Scambio Globale”. Ancora una volta, la sezione è stata curata da Luke Syson (Direttore e Curatore Marlay del Fitzwilliam Museum, Università di Cambridge) che ha spiegato come “in un mondo che oggi si sente più unito e più culturalmente frastagliato che mai, le storie di queste opere tracciano una narrazione complessa e affascinante”. Altra citazione per la celebratissima sezione “Spotlight” della fiera, curata da Camille Morineau e dal team di AWARE. Con 26 mostre personali di artiste del XX secolo, la sezione ha richiamato l’attenzione su nomi finora trascurati, permettendo di riconsiderare la storia recente.

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Francesca De Pra
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