Le mostre da vedere a Londra durante Frieze London

Dalla Serpentine Gallery immersa nei giardini reali di Kensington al cuore del Mayfair per visitare la nuova sede espositiva della galleria MASSIMODECARLO, fino agli sconfinati spazi della Tate Modern. 

Durante un breve e autunnale soggiorno londinese, sebbene la frenesia di Frieze London scandisca gran parte del tempo per gli esperti e i protagonisti dell’arte arrivati a Londra tra il 12 e il 16 ottobre (qui vi abbiamo raccontato gli highlights della fiera), se si riesce ad alzare lo sguardo e a guardarsi un po’ intorno si possono sempre scoprire delle mostre interessanti in città.

Un consiglio potrebbe essere quello di partire dalla quiete di Kensington Gardens per dirigervi verso i due spazi espositivi della Serpentine Gallery, a 5 minuti di distanza l’uno dall’altro, per poi addentrarvi tra le eleganti strade del Mayfair, dove si trova la nuova sede espositiva della galleria milanese MASSIMODECARLO, proprio nel cuore del quartiere, al primo piano di un meraviglioso edificio storico. Proseguendo con una lunghissima passeggiata, costeggiate il Tamigi fino ad arrivare alla Tate Modern, appuntamento immancabile per gli appassionati del contemporaneo.

Noi di Art-Frame ci siamo state e ora vi raccontiamo cosa abbiamo visto.

Alla Serpentine South Gallery l’artista sudanese Kamala Ibrahim Ishag con States of Oneness

Una delle due sedi della Serpentine Gallery ospita fino al 29 gennaio 2023 una mostra antologica sul lavoro dell’artista sudanese Kamala Ibrahim Ishag (1939), che con una carriera di oltre sessant’anni è senza dubbio una figura di spicco dell’arte moderna e contemporanea.

Nei suoi dipinti troviamo una gamma di tonalità radicata nei colori della terra, della sabbia e del cielo, in cui spesso si intrecciano forme umane e vegetali, creando un legame tra il mondo terreno e quello spirituale attraverso la comprensione delle nostre relazioni con la natura.

La mostra è raggruppata tematicamente e segue a grandi linee una cronologia: la prima parte è incentrata sulle cerimonie Zar, una possessione da parte di spiriti indesiderati, ma anche un rito di guarigione guidato dalle donne che include canti rituali, musica estatica, costumi e danze. I dipinti Zar di Ishag passano dal mostrare donne riunite in cerchi armoniosi a folle discordanti, traendo ispirazione dai dipinti del visionario artista inglese William Blake.

Si prosegue con i dipinti dell’epoca del Crystalist Group, un gruppo concettuale nato tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 in Sudan in opposizione alla visione della Scuola di Khartoum. Immaginando l’universo come un cubo di cristallo, trasparente ma sempre mutevole a seconda della posizione dell’osservatore, il gruppo ha sostenuto una nuova estetica e filosofia che enfatizzava il non-lineare e sfidava i canoni della storia dell’arte. L’ultima area tematica è quella strettamente legata alla natura: alla fine degli anni ’90 le piante sono diventate infatti un elemento centrale del suo lavoro, ispirato al florido giardino della sua casa di Khartoum.

Kamala Ibrahim Ishag, States of Oneness © Kamala Ibrahim Ishag 2022. Photo/ George Darrell, Courtesy Serpentine

La Serpentine North Gallery presenta Infinite Folds di Barbara Chase-Riboud

Prima mostra personale nel Regno Unito dell’artista, romanziera e poetessa Barbara Chase-Riboud (1939), la Serpentine North Gallery presenta, sempre fino al 29 gennaio 2023, un’accurata selezione di sculture di grandi dimensioni e di opere su carta che vanno dagli anni Sessanta a oggi.

Con una carriera che si estende per oltre sette decenni, l’innovazione di Chase-Riboud nella tecnica scultorea è caratterizzata dalla combinazione di materiali con qualità diverse, o meglio opposte, come il duro e il morbido, il leggero e il pesante, il tattile e il rigido.

L’artista trae ispirazione dalla sua esperienza di vita, lavoro e viaggio nell’Europa occidentale e orientale, nell’Asia occidentale, nel Nord Africa e nel Sud-Est asiatico: i suoi incontri con l’architettura e la scultura classiche e con i manufatti storici delle tradizioni occidentali e non, hanno dato forma alla sua ricorrente fascinazione per il monumento pubblico. Nella sua serie principale, The Monument Drawings, e in una selezione di sculture risalenti alla fine degli anni Sessanta, l’artista immagina edifici e monumenti in onore di varie figure storiche, culturali, artistiche e letterarie. Tra questi, Sarah Baartman, Malcolm X, la madre di Peter Paul Rubens, Josephine Baker, la Regina di Saba e Re Salomone, Cleopatra, Anna Akhmatova e Lady Macbeth. Queste opere monumentali riconsiderano le nozioni di memoria, eredità e potere, inducendo a riflettere su quali persone e quali eventi vengono ricordati e commemorati.

Barbara Chase-Riboud/ Infinite Folds, installation views, Serpentine North © Barbara Chase-Riboud 2022. Photo/ © Jo Underhill, courtesy Serpentine

Alla Galleria MASSIMODECARLO Jean-Marie Appriou porta la sua versione di Ophelia

Fino all’11 novembre MASSIMODECARLO presenta un’esposizione di opere inedite dell’artista francese Jean-Marie Appriou, classe 1986, per inaugurare il nuovo spazio londinese della galleria. Entrando in questo edificio storico costruito nel XIX secolo, ciò che colpisce immediatamente è la raffinatezza degli interni e il rispetto dei dettagli rimasti inalterati che conferiscono alla galleria un’aura di assoluta grazia ed eleganza.

La mostra si articola in tre sale ampie e luminose, aperte l’una sull’altra, che invitano lo spettatore a immergersi in questa personalissima reinterpretazione della tragedia di Ofelia messa in scena da Appriou.

La narrazione parte da un riferimento preciso: il dipinto dell’artista vittoriano Sir John Everett Millais raffigurante Ofelia (1851-52, Tate; Londra), un personaggio dell’Amleto di William Shakespeare che annega tragicamente in un fiume.

Sospese a mezz’aria, quasi galleggianti, le sculture dell’artista realizzate con un approccio sperimentale alla lavorazione del metallo, dell’argilla e di altri materiali, intrecciano mondi mitologici e contemporanei. Discostandosi nettamente dalle rappresentazioni preraffaellite della femminilità, le versioni di Ofelia che Appriou ci presenta hanno nasi, orecchie, occhi sproporzionati e assomigliano a delle creature animalesche e anfibie.

Infatti, per quanto Ofelia sia il centro della mostra, la natura è l’essenza imprescindibile di tutta la storia che Appriou ci sta raccontando: un’enorme libellula si libra sul pavimento, ninfee di alluminio su letti d’acqua a specchio fluttuano nelle loro cornici e uno strabiliante salice piangente si erge da solo dal pavimento. La drammaticità lascia il posto a un misticismo ipnotico.

Jean-Marie Appriou, Ophelia, credits galleria MASSIMODECARLO

Cecilia Vicuña trasforma la Turbine Hall alla Tate Modern

Appena entrate alla Tate Modern, veniamo accolte dalla doppia grande installazione Brain Forest Quipu di Cecilia Vicuña, artista e poetessa cilena famosa per le sue sculture tessili che combinano materiali naturali con l’artigianato tradizionale.

Lunghi drappeggi scheletrici e sbiaditi pendono a 27 metri dal soffitto, insieme ad altri materiali come lana non filata, fibre vegetali, corde e cartone che rappresentano forme spettrali e alberi appassiti. L’intento di Vicuña è infatti quello di sottolineare le distruzioni della natura e la perdita della storia e della cultura indigena: il termine “quipu”, che ritroviamo nel titolo, si riferisce a un antico sistema di comunicazione proprio degli indigeni fatto di fili annodati.

L’installazione è accompagnata inoltre da Sound Quipu, una composizione sonora creata dall’artista insieme al compositore colombiano Ricardo Gallo. L’audio, che si propaga in tutto l’enorme ingresso della Tate, è composto da musica indigena, dalla voce di Vicuña e dalla musica di altri artisti, insieme ad alcuni suoni della natura. Intorno, una serie di monitor presentano inoltre alcuni video di attivisti che hanno condiviso le loro storie in difesa della natura.

Con questa installazione multimediale Cecilia Vicuña ci invita a riflettere sulla distruzione delle nostre foreste, sull’impatto dei cambiamenti climatici e sulla violenza contro gli indigeni, per una considerazione sulle nostre responsabilità.

Una curiosità? Alcuni oggetti presenti nell’installazione sono stati raccolti sulle rive del fiume Tamigi da donne delle comunità latinoamericane locali.

Hyundai Commission: Cecilia Vicuña: Brain Forest Quipu Installation View at Tate Modern 2022. Photo © Tate Photography (Sonal Bakrania)
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Bianca Penniello
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