Commenti a caldo su Artissima. Giacomo Nicolella Maschietti

Abbiamo importunato volti noti del mondo dell’arte chiedendogli di esprimere un parere sulla fiera torinese. Il primo è stato Giacomo Nicolella Maschietti.

Giovedì 3 novembre, sotto una Torino piovosa – dove però l’inverno rimane ancora il grande assente ingiustificato – si è svolta l’inaugurazione della fiera più attesa d’Italia: Artissima. Quest’anno la kermesse torinese ha un nuovo direttore, Luigi Fassi, che si è posto in piena continuità con le precedenti edizioni, confermando il carattere sperimentale e di ricerca della fiera piemontese. L’opening è stato un successo: i corridoi pullulavano di persone e gli stand creavano momenti di sosta perfetti per incontri, chiacchiere e contrattazioni.

È proprio in quelle corsie che inizia il mio girovagare, mi muovo alla ricerca di qualcosa di interessante e dopo qualche ora vengo colpito dalla “Sindrome del Centro Commerciale”, quella sensazione di spaesamento temporale, che ti confonde le idee. Gli incontri si intensificano, le facce note diventano sempre più numerose e il tempo scorre a gran velocità. Vedere tutti gli stand è quasi impossibile, so già che dovrò tornare anche nei giorni successivi per scrivere una recensione sulla fiera. Come fare?

Ad un certo punto ecco che ho il piano perfetto – molto più interessante della solita recensione! – : chiedere un giudizio alle persone più note tra quelle che conosco che lavorano nel mondo dell’arte. In quanti si chiedono che cosa pensano quei professionisti che sfrecciano davanti a tutte quelle opere d’arte! Io ho l’occasione di scoprirlo. La mia prima “vittima” è Giacomo, lo saluto e mi dirigo da lui.
Si inizia.

All’anagrafe Giacomo Nicolella Maschietti, giornalista professionista. Da vent’anni si occupa di arte e mercato. Scrive per le maggiori testate nazionali di settore (Artslife, Artribune, Private, Patrimoni, Milano Finanza) ed è possibile seguirlo anche in televisione perché è conduttore e autore di “Top Lot, le aste in diretta”, in onda ogni week end sul canale 507 di SKY Class CNBC dal 2008. Può bastare? No, perché è anche professore per il master sul “Mercato dell’arte” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Dopo qualche minuto che stiamo parlando gli faccio la prima domanda sulla fiera.

Allora, cosa ne pensi di questa nuova direzione artistica, ti sembra che stia funzionando?

Luigi Fassi è un assoluto professionista, l’ho conosciuto al MAN di Nuoro, dove ha fatto un lavoro incredibile, nonostante non sia un museo facilissimo. Lì, ha portato delle mostre d’arte concettuale di grande spessore, che siamo soliti vedere in Nord Europa.

Lui ha sicuramente un approccio rigoroso e scientifico, tuttavia una fiera non è un Museo, è un luogo dove si deve fare mercato. Nel complesso credo che “la liturgia fieristica” sia riuscita perfettamente: in questi corridoi abbiamo visto colossi del mondo dell’arte internazionale del calibro di Hans Ulrich Obrist e i grandi rappresentati del sistema artistico italiano.

Cosa ne pensi della qualità della selezione delle gallerie?

Stiamo parlando di 174 gallerie italiane e internazionali, 28 Paesi e 4 continenti rappresentati.

Lavoro sicuramente incredibile, tuttavia devo ammettere che dall’offerta culturale di tutte queste realtà mi aspettavo qualcosa di più: non sembra di essere nel 2022.

Parlando con qualche gallerista che idea ti sei fatto dell’andamento delle vendite e del mercato?

Molte di queste gallerie vengono in fiera perché hanno bisogno di lavorare, è il loro appuntamento annuale, dove devono vendere e concludere buoni affari. Io di questo sono titubante, perché non so se in Italia esiste un pubblico pronto a sostenere l’arte contemporanea che ci viene offerta oggi. Artissima ha il pregio di avere una bellissima reputazione anche a livello internazionale, forse, però, ha il problema di non avere ancora il mercato che hanno fiere come Paris+ par Art Basel.

E se volessimo parlare delle tematiche delle opere e dei progetti proposti?

Ho apprezzato molto il progetto podcast che Artissima ha realizzato quest’anno.
Uno strumento utile, con il quale sono stati creati dei percorsi tematici per mettere in collegamento le opere esposte con i temi contemporanei. Detto questo non ho visto opere che ci parlano dei nostri giorni. Pochissimi lavori sul tema dell’ambiente e anche da parte degli artisti più giovani ho visto poca attenzione sulle emergenze di oggi. Del cambiamento climatico facciamo finta di niente? La crisi energetica? La guerra? Qualche lavoro sulla questione di genere, ma sempre con tecniche non entusiasmanti dal punto di vista dell’innovazione. 

Giudizio finale?

La mia è un opinione agrodolce, Luigi Fassi è un grande professionista e sono stati bravissimi per la qualità e la quantità degli ospiti che sono riusciti a portare.
Ottima l’organizzazione. Tuttavia, se parliamo del livello di contenuto e della potenza del mercato, secondo me, tutto rispecchia la stanchezza dei tempi. Problema generazionale? Probabile. Sicuramente un ragazzo che vede per la prima o per  la seconda volta Artissima, percepisce il tutto in maniera diversa. 

Lo ringrazio, lo saluto e vado in cerca del prossimo giudizio.

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Alessio Vigni
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