Apre a Milano la Fondazione Rovati

Un appassionante viaggio tra l’antico e il contemporaneo, a partire dallo straordinario nucleo di archeologia etrusca dei Luigi Rovati

Archeologia, arte, storia e architettura d’avanguardia, insieme in un unico museo: la Fondazione Luigi  Rovati, nobile palazzo storico del centro di Milano e nuovo polo culturale della città, ha aperto le porte quest’anno per ricordare che tutta l’arte è contemporanea.
Lo diceva Gino De Dominicis, che proprio del museo è ospite (e lo ricorda da un decennio la fiera Flashback Art Fair di Torino, proponendo gallerie e opere senza vincoli temporali).

E se tutta l’arte è contemporanea, lo è anche quella degli etruschi: legati agli artisti del Novecento e contemporanei che dal passato e dal fascino di misteriose civiltà antiche hanno attinto figure, suggestioni, simboli del sacro, forme del mito.

Sul continuum tra scienza, ricerca, condivisione, conoscenza si basa la missione della fondazione e lega le oltre 250 opere esposte in cui insinuano, senza soluzione di continuità, reperti antichi e lavori moderni, prestiti da musei e parte del nucleo straordinario di archeologia del Professor Luigi Rovati, medico, ricercatore e imprenditore, fondatore del colosso farmaceutico Rottapharm. E ovviamente, sofisticato collezionista.

Questo il racconto che prende forma su due piani, due ambienti di grande impatto che sembrano quasi appartenere a musei differenti compenetra, grazie al restauro curato dallo studio MCA, Mario Cuccinella Architects.

Galleria Simeti, Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Il Piano Nobile è un’esplosione di Settecento tra boiserie, specchiere, porte decorate e dorate. Qui trovano spazio le teche di reperti italici, in dialogo con The Etruscan Scene: Female Ritual Dance di Andy Warhol (1985), i disegni di Augusto Guido Gatti (1863-1947) che riportano delle pitture delle tombe rinvenute a Tarquinia, le polaroid della serie Etruschi di Paolo Gioli (1984). Nelle sale si susseguono conversazioni tutt’altro che scontate, come l’opera a parete di Giulio Paolini che circonda il cippo a colonnetta della prima metà del II secolo a.C (dalla cui scoperta e successiva riproduzione nel volume De Etruria regali del 1616 circa, nascerà proprio la materia di studi “etruscheria”); creature mitologiche di Luigi Ontani emergono dalle pareti rosa shocking, circondando un tavolo su cui poggiano idoli e statue; i grandi arazzi di Francesco Simeti ornano la galleria; lo specchio con rami con spine di una pianta di rosa, scolpita nel legno, della designer Marianna Kennedy, contrappunto gentile all’interno della “sala delle armi”. 

Sala Ontani, Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Il tesoro del patrimonio etrusco è l’ospite d’onore del Piano Ipogeo: la grande sala elissoidale che evoca la struttura di città, un elemento organico rivestito con strati in pietra serena, da percorrere lasciandosi liberamente condurre da percorsi luminosi disegnati sul pavimento, tra lo scorrere dello spazio e del tempo.
Suggestivo, unico nel suo genere.
È qui che prende forma il racconto della vita di questa civiltà, passando per il racconto della quotidianità, della guerra, della scrittura. Anche qui rientra il dialogo tra antico e moderno, con opere del Novecento; il vaso con il banchetto etrusco di Pablo Picasso, una testina di donna in bronzo dorato di Alberto Giacometti, tra piccole teche di gioelli e preziosi del segmento Cercare il bello.
E ancora Gino De Dominicis, William Kentridge, Lucio Fontana inseriti nel percorso in perfetto equilibrio tra monili, vasi del periodo arcaico, palette antropomorfe, metope, urne in travertino, un vaso canopo del VII secolo a.C. con figura umana, sintetica e simbolica, che sembra poter parlare la stessa lingua della Testa di Medusa di Arturo Martini del 1930.

A Fondazione Rovati c’è posto anche per le mostre temporanee e approfondimenti: nello Spazio Bianco – una piccola white cube nel piano nobile – prosegue fino al 27 novembre la piccola esposizione – chicca La vulnerabilità delle cose preziose di Sabrina Mezzaqui, con le due opere Autobiografia del rosso, (2017) della collezione della Fondazione e Groviglio, (2022) realizzata in occasione dell’apertura.

Fino al 15 gennaio il Padiglione ospita bozzetti e il video che illustrano il processo di realizzazione della grande, austera scultura in marmo bianco di Carrara dedicata a Luigi Rovati, opera di Giuseppe Ducrot, che accoglie i visitatori all’ingresso della Fondazione (ingresso libero).

La sala conferenze ospita invece dialoghi della Fondazione: ciclo di incontri aperti al pubblico (in calendario per il 16, 23 e 30 novembre e per il 15 dicembre) titola “Lo schermo bianco. Opere d’arte e nuovi spazi espositivi dagli anni Cinquanta a oggi” (ingresso libero, fino ad esaurimento posti).

Piano Ipogeo Canopo, Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati
Spazio Bianco, Sabrina Mezzaqui, Groviglio. Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati
Ingresso Piano Ipogeo, Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati
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Chiara Vedovetto
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