Lorenzo Germak. I 18 anni di Paratissima

Paratissima festeggia a Torino i suoi 18 anni di festival, con oltre 21 mila visitatori.

18 anni di grandi successi festeggiati con un’edizione a tutto Circus. Nata nel 2005 per scherzo in un appartamento sfitto, ora Paratissima è uno dei festival più seguiti dell’Art Week Torinese. Scopriamo insieme i punti salienti dell’edizione appena conclusa con Lorenzo Germak cofondatore e CEO del format. 

Per il suo diciottesimo compleanno Paratissima si è ispirata a una delle forme espressive più antiche del mondo: il circo. Come mai questa scelta?

L’idea iniziale era quella di festeggiare i 18 anni di Paratissima tornando alle origini. Paratissima è nata come una festa urbana, un festival di contaminazioni e follie che calava sui quartieri di Torino trasformandoli per 3-5 giorni. Poi, nel corso degli anni, il format si è evoluto riconoscendo sempre più spazio alla qualità dell’offerta artistica e, di conseguenza, quella dimensione ludica e interattiva si è andata un po’ perdendo. Circus nasce, quindi, dalla volontà di riprendersi quello “spazio” ma, come giustamente ricordato dalla domanda, riconoscendo all’arte circense il suo spessore storico e culturale, il suo essere una vera e propria attività che combina arte, conoscenza e creatività, non solo puro intrattenimento.

Paratissima "Circus"
Quali sono state le novità più importanti di Paratissima 2022?

La prima riguarda il format dell’evento, anche in questo caso si è tornati all’antica maniera. Durante il lockdown, infatti, per consentire la fruizione da parte del pubblico nelle necessarie condizioni di sicurezza e distanziamento, si è optato per un festival prolungato nel tempo, della durata di 6 weekend, quindi due mesi circa. Quest’anno si è tornati al weekend “secco”, ovviamente durante il Contemporary Art Week e, anche grazie a condizioni metereologiche molto favorevoli, abbiamo registrato una importante riscontro di pubblico. Sul piano artistico, Paratissima non si concentra tanto su singoli eventi, ma si caratterizza per un’offerta ampia e diversificata di attività e iniziative, a partire dalle mostre curate dai partecipanti al nostro corso NICE per giovani curatori e curatrici. Particolare soddisfazione, tuttavia, ci ha dato l’opera immersiva “Reality” di NONE Collective nella quale i visitatori potevano sdraisarsi sotto due grandi schermi sospesi all’interno dei nuovo ambienti della Cavallerizza – la cosiddetta “Manica Mosca” – messi a disposizione dell’evento, in precedenza chiusi e inaccessibili al pubblico.

Lorenzo Germak
Fin da sempre uno dei “problemi” è la ricerca di una sede, come mai la scelta è ricaduta sul complesso della Cavallerizza?

Croce e delizia di Paratissima è sempre stata la sua anima raminga, gipsy. Un po’ per volontà, un po’ per necessità. Dopo aver occupato e valorizzato complessi edilizi come l’Ex MOI (18.000 mq), Torino Esposizioni (12.000 mq) e la Caserma la Marmora di Via Asti (20.000 mq), è stata Cassa Depositi e Prestiti proprietaria di un’importante porzione della Cavallerizza Reale, a proporci di sviluppare un progetto di gestione e valorizzazione di questo immobile, in attesa degli interventi di recupero e rifunzionalizzazione che erano previsti negli anni successivi. L’arrivo della Pandemia ha poi inevitabilmente prorogato i tempi di avvio dei cantieri e, per farla breve, siamo ancora qui, almeno fino al 2024. Poi, si vedrà… probabilmente dovremo trovarci una nuova casa, ancora.

Da molti anni proponete il format N.I.C.E New Indipendent Curatorial Experience. Quanto è importante dare la possibilità ai giovani di mettersi alla prova sul campo?

Nel caso di NICE, il tema centrale è stato quello di offrire un’opportunità di professionalizzazione sia teorica sia sul campo, sfruttando proprio l’evento Paratissima come vera e propria palestra. Bisogna dire che, trattandosi di un progetto che si auto-finanzia, il fatto di essere giunto alla 10 edizione è dovuto alla presenza di una “domanda” di mercato che continua ad essere molto forte: ogni anno il corso va sold-out, dimostrando un generale apprezzamento per la qualità dei docenti e, soprattutto, per la tipologia di format piuttosto attento alla dimensione operativa.

Come definiresti questi primi 18 anni e cosa ti aspetti per il futuro?

I primi 18 anni sono stati come dovevano essere: da giovani ci si deve sperimentare quanto più possibile, cogliere sfide, sbagliare e fallire, rialzarsi, cambiare idee e approcci… siamo nati in appartamento sfitto del centro di Torino, siamo arrivati a realizzare eventi a Milano, Bologna, Napoli, Cagliari… fino a Skopje, Lisbona e in Russia. Abbiamo sviluppato centinaia di progetti artisti, coinvolto centinaia di giovani come staff, siamo stati esaltati, supportati, a volte anche odiati, osteggiati da politici, enti pubblici, enti privati, aziende, organizzazioni del Terzo Settore, artisti, commercianti, cittadini… insomma, in questi primi 18 anni abbiamo ben pochi rammarichi per cose non fatte. Ora partiamo con i secondi 18 anni. Non siamo più una associazione culturale, ma un’impresa sociale. La Pandemia ha buttato completamente all’aria il nostro business model e il relativo business plan, ora ci avviamo ad una fase di profondo e radicale ripensamento della struttura, della mission e del sistema di offerta. Per il prossimo futuro, il nostro obiettivo è quello di dare maggiore stabilità al progetto, sia economica sia organizzativa, di continuare a sviluppare il rapporto con le nuove tecnologie, di trovare una sede definitiva su cui investire.

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