I funghi di Diana Policarpo alla Fondazione Sandretto 

Liquid Transfers, mostra dell’artista vincitrice del Premio illy 2021, presenta la diffusione e l’utilizzo del parassita Claviceps purpurea nella storia moderna e contemporanea

Liquid Transfers è il nuovo progetto dell’artista portoghese Diana Policarpo, vincitrice del Premio illy Present Future 2021, un’iniziativa promossa da illycaffè e Artissima che per la prima volta approda negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La produzione è stata realizzata appositamente per il premio e costituisce idealmente la nuova tappa di un percorso che l’artista ha cominciato a tracciare nel 2019, proseguendo un filone di ricerca che indaga le strutture politiche, sociali, biologiche e antropologiche della società attraverso la lente degli studi di genere e della speculazione scientifica.

L’installazione video a tre canali è posizionata all’interno di un ambiente immersivo che cattura lo spettatore in una sorta di visione ipnotica, dove una voce dai toni placidi e documentaristici racconta di danze deliranti, intossicazioni alimentari e presunte stregonerie. La costruzione narrativa di Policarpo parte dalla rievocazione dell’avvelenamento di massa che nel 1951 colpisce la cittadina del sud della Francia Point-Saint-Esprit, noto anche come “caso del pane maledetto”. Centinaia di persone mostrarono episodi psicotici e allucinazioni, comunemente associati a un’intossicazione alimentare da Claviceps purpurea, un parassita ibrido della segale meglio conosciuto come “ergot”. 

Per decenni la vicenda è stata attribuita all’uso della farina contamina del pain maudit ma, allo stesso tempo, altre tesi hanno iniziato a circolare e a farsi spazio, come quella del giornalista investigativo H.P. Albarelli secondo cui la responsabilità dell’accaduto sarebbe da attribuire ai programmi militari statunitensi del dopoguerra. L’avvelenamento di Point-Saint-Esprit, quindi, sarebbe stato orchestrato dalla CIA attraverso la diffusione per via aerea di LSD-25, sostanza allucinogena sintetizzata dal chimico Albert Hoffman nel 1943 con l’impiego del parassita ergot. L’episodio di ergotismo avrebbe permesso uno studio nell’ambito del controllo politico delle menti nemiche. 

Diana Policarpo, Liquid Transfers, installation view, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo © Giorgio Perottino

Liquid Transfers eredita le strutture narrative delle ricerche precedenti su cui Diana Policarpo si è concentrata negli ultimi anni, ponendo l’attenzione anche su funzioni “riparative” di questi microrganismi comunemente riconosciuti come pericolosi: piccole dosi di Claviceps purpurea erano infatti impiegate da parte di guaritrici e ostetriche per facilitare aborti e trattamenti pre e post parto. Dunque, accanto all’isteria di massa e ai deliri allucinogeni, l’artista fa luce sui saperi medici tradizionali, raccontando l’alleanza preziosa tra l’ergot e l’autodeterminazione delle persone con utero, così come l’importanza di poter scegliere anche in contesti vulnerabili.

Questa nuova videoinstallazione dedicata alla riscoperta dei rimedi popolari, tramite il focus sulla coltivazione di recenti specie di segale geneticamente modificata, apre nuovi spazi di conversazione sulla collettività, sulle pratiche di controllo e sul linguaggio naturale e dei corpi nei vari ecosistemi.

Attraverso diversi livelli di analisi, l’artista mette in risalto non soltanto il legame imprescindibile tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la determinazione delle categorie sociali, ma evidenzia anche e soprattutto la necessità di raccontare la storia attraverso chiavi di lettura inedite che sfuggano alle strutture patriarcali e alle rigide cornici che tendono a escludere chi resta ai margini. 

Diana Policarpo, Liquid Transfers, installation view, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo © Giorgio Perottino
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Bianca Penniello
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