La resistenza dei veneziani nell’obiettivo di Nikos Aliagas

Le fotografie in bianco e nero del francese Nikos Aliagas raccontano una Venezia che continua a vivere nel presente attraverso le storie e gli sguardi di chi ha deciso di restare, nonostante tutto.

Nikos Aliagas, fotografo e giornalista francese di origini greche, ha presentato la sua prima personale a Venezia nella splendida cornice di Palazzo Vendramin Grimani, edificio storico affacciato sul Canal Grande, sede della Fondazione dell’Albero d’Oro. Oltre 150 scatti frutto di un nuovo progetto di residenza in collaborazione con la Fondazione che lo ha ospitato in laguna, continuando il filone di ricerca iniziato lo scorso anno con il messicano Bosco Sodi. Nikos Aliagas. Regards Vénitiens, in mostra fino al 2 aprile 2023, è uno scorcio sulla quotidianità lenta e straordinaria di Campo San Polo e di altre zone vive di Venezia, dove l’obiettivo del fotografo ha viaggiato tra i volti di chi ha deciso di restare nonostante la spettacolarizzazione e il turismo di massa che continuano ad invadere la città. Il suo obiettivo ha ritratto in bianco e nero e con autentica onestà una Venezia che pochi si fermano realmente a guardare, immortalando dei momenti di gentilezza e intimità in un tempo che sembra rimanere sospeso. E con la stessa generosità ha risposto alle domande di art-frame.

La residenza alla Fondazione dell’Albero d’Oro l’ha portata in città per la prima volta nella sua vita. In questi regards vénitiens sembra che lei sia riuscito a catturare qualcosa di non detto, nonostante Venezia sia una delle città più fotografate e raccontate del mondo. Crede che il fatto di conoscerla così poco l’abbia in realtà aiutata a coglierne una prospettiva inedita?

La prima volta è sempre un momento unico per un fotografo, la prima sensazione, la prima percezione di un luogo rimane uno spazio-tempo determinante per uno scatto. Non ho voluto guardare troppo al lavoro di altri fotografi prima di venire a Venezia, ovviamente conoscevo alcune immagini “cult” della Serenissima ma ho preferito seguire il mio istinto e soprattutto prendermi il tempo di scoprire. Quando sono arrivato a Venezia ho innanzitutto ascoltato, respirato l’atmosfera e cercato di ignorare ciò che poteva sembrare ovvio. Venezia dice molto, bisogna scegliere e rimanere umili di fronte alle molteplici possibilità che ci offre. Ho scelto di aprire una porta forse più modesta ma per me essenziale, quella della vita quotidiana dei veneziani. Quelli che i turisti non vedono.

Nikos Aliagas. Regards Vénitiens © Nikos Aliagas, Fondazione dell'Albero d'Oro, 2023
Venezia e soprattutto i veneziani stanno vivendo ormai da anni un un processo quasi di alienazione dalla propria città, che viene puntualmente presa d'assalto dai turisti. Nei suoi scatti si è concentrato sulle persone che nonostante tutto hanno deciso di rimanere, quale incontro le è piaciuto di più e perché?

Sì, c’è una forma di “resistenza” nel veneziano che decide di continuare a vivere a casa propria nonostante l’orda di milioni di turisti che ogni anno invade la città. Eppure Venezia ha bisogno di turisti, ma è vittima del suo stesso successo, così come le celebrità possono essere vittime della notorietà. È un paradosso. La resilienza che ho osservato nei campi, in questi microcosmi dove l’equilibrio è rimasto intatto, mi ha ispirato molto. Vedere ogni mattina una coppia di anziani uscire a San Polo con i loro abiti migliori, mano nella mano, sedersi all’ombra di un gelso sulla stessa panchina da quarant’anni, salutare il barbiere Alberto, prendere il giornale locale da Paolo…è stato toccante. Perché continuavano a vivere nonostante il flusso umano di turisti frettolosi che si scattavano selfie. Infatti, i turisti scattano foto di fretta, vogliono vedere tutto, immagazzinare tutto in un hard disk qui e ora, ma non guardano quello che sta succedendo a pochi metri da loro. Il vero veneziano ha un rapporto diverso con il tempo, ha visto altre cose.

Nikos Aliagas. Regards Vénitiens © Nikos Aliagas, Fondazione dell'Albero d'Oro, 2023
Oltre alla fotografia, lei ha un'importante carriera in Francia come giornalista e in televisione. Come riesce a conciliare l'intimità dell'obiettivo con la notorietà dell'essere dall'altra parte della telecamera?

L’interesse per il mistero della fotografia è nato molto presto, fin dall’infanzia, come un bisogno di mantenere “vive” nella memoria scene di vita che passavano troppo velocemente. E conservavo questa urgenza di immortalare sequenze di vita quotidiana per non dimenticarle o per paura di non vederle più. Poi ho preso un’altra strada a causa delle mie scelte professionali; il mio lavoro ti dà l’illusione della normalità quando sei esposto e visto da milioni di persone in televisione o sulle riviste, ma è un trompe l’oeil. Tuttavia non ho mai rinunciato alla fotografia, è stata la mia resistenza, il mio bisogno di libertà e la possibilità di stabilire un altro dialogo con le persone, più intimo e più sostanziale. Si dice spesso che il fotografo è da solo quando va a scattare, ma non è del tutto vero, perché è con gli altri, alla pari, si fonde con il contesto per sentirlo, invece quando si è esposti agli occhi della gente non si è nell’ambiente della vita, si è in una messa in scena.  A volte ho provato più solitudine circondato da migliaia di persone in un televisore.

Quali sono gli aspetti più significativi che porta con sé di questo progetto a Venezia e alla Fondazione dell’Albero d’Oro?

Scrivere una storia insieme è un privilegio eccezionale. Un momento fuori dal tempo, la possibilità di raccontare una storia rispettando la realtà della vita quotidiana. Béatrice de Reynies e il suo team hanno fatto un lavoro fantastico, accompagnandomi e incoraggiandomi nella mia ricerca. Ritengo che abbiamo creato questa mostra insieme, con lo stesso entusiasmo, loro mi hanno anche aiutato a rassicurare i veneziani sul mio approccio per stabilire un legame di fiducia. E francamente esporre in questo luogo ricco di storia sul Canal Grande resterà un’esperienza indimenticabile, Palazzo Vendramin Grimani è una cornice tanto misteriosa quanto sublime, è un’opportunità incredibile per un fotografo vivere questa esperienza. 

Nikos Aliagas. Regards Vénitiens © Nikos Aliagas, Fondazione dell'Albero d'Oro, 2023
Sta già lavorando a nuovi progetti, sia nella fotografia che nello spettacolo?

Continuo a passare dalla televisione alla fotografia come un equilibrista! Tra i miei servizi, le mie interviste e i miei viaggi come fotografo, devo mantenere una buona agenda. Ora sono a Delfi, in Grecia, in un villaggio e in un antico sito archeologico, un’altra boccata d’aria fresca. La mia prossima mostra, a giugno, esplorerà lo sguardo di Ulisse… È ancora presente tra noi oggi?

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