Gli NFT di Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano, laureato in architettura all’Università di Palermo, pittore New Pop e insegnante a Milano dal 2000, ci racconta la sua ascesa artistica e l’avvicinamento al mondo della crypto art, da lui stesso definita come «un mezzo per arrivare al popolo e raccontare attraverso “dipinti” digitali l’evoluzione della società». L’abbiamo intervistato dopo aver visto la mostra “Giuseppe Veneziano. 10 NFT” che si è tenuta a Cernobbio dal 7 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023, la sua prima personale di NFT in Italia. Composta da 10 opere, ironiche e dissacranti, è stata esposta lungo le vie del borgo antico affacciato sul Lago di Como, nel locale «La Cernobbina Art Studio» e Villa Bernasconi.

Un percorso di NFT che può essere letto con diverse sfaccettature, ma che sicuramente non ha lasciato indifferenti: un autoritratto di Van Gogh che scatta un selfie come dono all’immenso artista; la Madonna con il bambino che tiene tra le mani un cuore pulsante come richiamo a Raffaello, pittore e architetto italiano simbolo del Rinascimento. Esempi di come il richiamo al patrimonio artistico occidentale viene modernizzato utilizzando la tecnologia NFT.

Giuseppe Veneziano
Raccontami chi sei e quella che è stata la tua carriera sino ad ora, i touch point più importanti e significativi

Mi sono trasferito a Milano nel 2000 e gli inizi del mio percorso artistico e pittorico coincidono con questo spostamento. Chiudere il capitolo legato all’architettura, laurea raggiunta all’Università di Palermo. Ci sono stati, poi, degli episodi che mi hanno messo in vista. Sono stato notato a livello nazionale nel 2004, grazie alla mostra “InVisi”, esposta a “Le trottoir”, un locale, a cura dello scrittore Andrea G. Pinketts. “InVisi” perché rientravano nella categoria dei cattivi: ritratti di Osama Bin Laden, Totò Riina, ma anche di Hannibal Lecter, Brutus di “Braccio di Ferro”. Cattivi non solo reali, ma di cinema, fumetti e cartoni animati. Mischiare realtà e fantasia con un linguaggio che li rendesse credibili entrambi. E rappresentare i cattivi è anche la volontà di raccontare da un altro punto di vista. E’ come se io cercassi di trovare un punto di incontro tra queste due dimensioni: reale e fantasia, già 22 anni fa era ben chiara la direzione che internet e i social avrebbero assunto, plasmando le nostre menti. L’immagine ha preso il posto del reale. In qualche modo, in quella esposizione c’erano tutti gli elementi che hanno caratterizzato il mio percorso: mischiava personaggi reali con quelli della fantasia. Nello stesso locale, 20 giorni prima, Maurizio Cattelan, artista, aveva appeso, su un albero di fronte alla location, delle sculture di bambini. Milano si indignò e il problema è che nessuno conosceva l’artista. E l’idea di appendere una mia opera allo stesso ramo dove lui aveva appeso i fantocci dei bambini, (mi venne in mente pochi giorni prima) mi fece guadagnare una copertina.

Giuseppe Veneziano
Successivamente l’episodio nel 2006…

Nel 2006, il gallerista storico Luciano Inga Pin mi diede la possibilità di allestire una mia mostra nella sua galleria. Trattai il tema dello scorso di civiltà, Oriente e Occidente, terrorismo… e in queste diverse opere realizzai “Occidente, occidente”, ritraente Oriana Fallaci decapitata. Lei era ancora viva e si scatenò un putiferio perché lei non accettò l’opera. Intervennero politici, personalità come il premio Nobel Dario Fo, il fotografo Oliviero Toscani perché l’opera, in effetti… Io gli davo un’accezione positiva: una giornalista aveva avuto il coraggio di esprimere la sua opinione e rischiare sulla propria pelle anche la decapitazione per difendere l’Occidente. Lei e tanti altri, invece, ne vedevano prefigurata il suo destino di morte.

La tua arte, dunque, è contrassegnata da un aspetto di “ambiguità”?

Sì, e ha sempre contraddistinto la mia arte. Spesso, il mio lavoro è inserito in questi meccanismi di ambiguità, dove l’opera diventa antinomica: si possono attribuire, ad una stessa opera, due interpretazioni completamente opposte contenute entrambe nella realizzazione che trovano validità. Fu proprio quest’opera a confermare la mia linea di “cronista dell’arte”. Sono un artista che prende spunto dallo spirito del tempo che vivo, dalla cronaca e cerca di esprimere il proprio punto di vista liberamente attraverso l’arte, ma fuori da certi meccanismi e certe logiche. Mi piaceva l’idea di trattare queste tematiche con l’arte e c’erano dei precedenti, come Goya con “I disastri della guerra” o Renato Guttuso con le sue realizzazioni contro il nazismo. Molti pittori hanno trattato la cronaca attraverso l’arte. Dopo tre anni, un altro mio manufatto motivo di scandalo fu “La Madonna con Hitler” e fu censurata in una fiera a Verona e a Pietrasanta.

Internet e la tecnologia blockchain ha creato un mercato globale artistico senza intermediari, creando gli scambi più diretti. Per un artista è un fattore positivo perché elimina i “blocchi” fisici, giusto? Quali sono le sostanziali differenze con l’arte classica?

Prima c’era bisogno che professionisti del settore riconoscessero la valenza artistica di un’opera… ma con l’arrivo dei social network e la possibilità dell’artista di essere presente e facilmente contattabile, permette ai collezionisti di relazionarsi direttamente con chi realizza i manufatti. Salta un passaggio, però questa cosa io non l’ho mai avallata: alla fine, vince chi è più bravo con i social. E’ una fase in cui gli strumenti della società stanno cambiando i protagonisti, per i crypto artisti gli intermediari dove le piattaforme online. Non c’è il gallerista che garantisce sulla qualità… ma è proprio la figura dell’artista che è diversa da quella tradizionale. Oggi ha un background della cultura pop, che prevale in questo mondo. sono nativi digitali: nel mio caso esiste l’opera fisica, nel loro no… l’anello mancante è il passaggio dal fisico al digitale.

Giuseppe Veneziano
Quindi, l’universo degli NFT e della cryptoart possiamo considerarlo come un’evoluzione naturale di quello che è il mondo dell’arte? E, soprattutto, gli individui riusciranno mai a considerarla di valore tanto quanto l’arte storica classica?

La crypto art è l’evoluzione naturale dell’arte con un valore che sarà riconosciuto. Il problema? Valutiamo questa crescita artistica con i parametri classici della tradizione. Il mondo dell’arte dà poco credito a questo mondo fluido, quasi superficiale. E’ anche una questione temporale: prima bisognava esprimersi in maniera importante, oggi in cinque o sei mesi riesci ad avere un pubblico. I tempi del mondo digitale sono diversi dal tempo reale, ma non significa che siano due realtà completamente parallele e distaccate. Chi nasce nel mondo digitale, ci vive. Sfruttare il nuovo mondo, dove si costruiscono momenti di vita, anche per diffondere un innovativo mondo artistico. Io non ho risposte, ma non nego questo universo: sono uno dei primi artisti “fisici” a dare credibilità a questa nuova sfera di riferimento. Un’opera deve trasmettere, deve arricchire la conoscenza e nel momento in cui un dipinto si anima attraverso NFT diventando multimediale riesce a smuovere, scaturire sensazioni ed emozioni differenti.

Come siamo arrivati alla mostra itinerante di Cernobbio, esposta dal 7 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023?

Spesso, in molte opere inserivo elementi tecnologici come il portatile, il cellulare.. proprio perché capivo che questi strumenti stanno cambiando i rapporti umani, la nostra percezione della società. internet è una vera rivoluzione e sono molto sensibile a questa evoluzione tecnologica che in qualche modo modifica la società stessa. Quando sono state realizzate le prime opere NFT, si è iniziato a capire il significato di “smaterializzare” (operazione non facile) e, soprattutto, iniziando a frequentare artisti di questo mondo ho capito che la società inevitabilmente stava iniziando a muoversi in quella direzione. E’ una condizione che ha a che fare con una verità che non puoi nascondere. La mostra a Cernobbio “Giuseppe Veneziano. 10 NFT” è la prima personale di NFT realizzata in Italia e itinerante. Ed è andata molto bene: è stato un campo di prova. Una mostra di un’artista pubblica e, quindi, non abbiamo fatto con pannelli pubblicitari, ma abbiamo realizzato totem appositi per confezionare pannelli espositivi che potessero resistere all’ambiente esterno un mese e mezzo. L’uso di pannelli pubblicitari secondo me non avrebbe valorizzato le opere. La formula utilizzata credo che abbia funzionato, il pubblico e le attenzioni mediatiche ricevute dimostrano che abbiamo fatto centro. Quando parli di NFT non capiscono cosa comprano, cosa si portano a casa, perché il metro di misura dell’arte tradizionale.

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Claudia Bortolotto
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