Chi ha paura dell’IA cattiva

Dall-E e Midjourney: la creatività del linguaggio binario.

Tra le più celebri ci fu la costosa “radiosveglia” che sconfisse Garry Kasparov in una partita del 1996, con relativa controversa rivincita dal risvolto giallo l’anno successivo. Poi, dopo alterne vicende ad appannaggio di ristrette cerchie professionali, la diffusione al grande pubblico e l’approdo alle arti visive con tanto di premio, alcuni mesi fa, grazie alla Colorado State Fair Fine Arts Competition: tanto è bastato perché si gridasse allarme per reato di lesa “creatività” e l’opinione pubblica mettesse all’indice le più popolari intelligenze artificiali (IA) text to image (e non solo). Macchine che, attraverso l’auto apprendimento, sviluppano immagini complesse e talvolta iperrealistiche, a partire da un input testuale.

Immagine generata artificialmente con il programma Dall-E

Per compiere queste operazioni, algoritmi come Dall-E e Midjourney (l’opera vincitrice del concorso di cui sopra, dal titolo Théâtre D’opéra Spatial, è stata realizzata con quest’ultima), prendendo spunto da infiniti archivi di immagini corredati da relative descrizioni, restituiscono immagini inedite, esteticamente apprezzabili nonostante qualche evidente tara legata allo sviluppo dell’IA, con uno stile (quando non dirette all’imitazione di linguaggi già affermati) proprio. E’ dunque possibile parlare di creatività? E’ possibile considerare il risultato di un atto arbitrario o del calcolo matematico come espressione di creatività?

Immagine generata artificialmente con il programma Dall-E

Sebbene non sia possibile non riconoscere una formale imitazione del processo creativo, o di una parte di esso, la macchina non è in grado di replicare l’incidente creativo (così lo chiama il filosofo americano Sean Dorrance Kelly) ossia il presupposto creatore, quell’abilità che trascende senso e significato per giungere a un nuovo senso o a un nuovo significato attraverso percorsi inusuali, quella perdita di controllo che innesca eccezioni oltre la norma miliare del computabile perché non prevedibile e non preordinato: Dall-E e Midjourney quando creano hanno già in sé la creazione e l’uomo interviene attraverso un percorso a ritroso per recuperare la risposta; non apporta nulla di nuovo ma mostra la sintesi del preesistente, di ciò che è stato; la creatività umana, quando esercitata, rinnova la comprensione della natura dell’essere incidendo sulla società stessa dove agisce.

Immagine generata artificialmente con il programma Dall-E

Messa via, dunque, la paura per alienazioni distopiche, a oggi i due progetti di intelligenza artificiale, quando non utilizzati consapevolmente come strumento dalle potenzialità ancora da esplorare che valorizzi l’origine antropica dell’opera, risultano un gioco avanzato dall’estetica apprezzabile ma, fatti salvo errori legati alle tempistiche di sviluppo degli algoritmi, con una evidente tara strutturale che caratterizza ogni produzione della macchina: l’assenza di un io senziente.

Immagine generata artificialmente con il programma Dall-E
Andrea Campo
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