SUPER FRESH: CUT ART GALLERY

David Lynch in dialogo con un artista russo? Questo il progetto espositivo di una promettente galleria d’arte dove cultura lettone e arte contemporanea vivono in grande sintonia

Se pensiamo all’arte contemporanea la Lettonia e la sua capitale Riga non sono proprio le prime due cose che ci vengono in mente. Tuttavia, non è corretto fare delle generalizzazioni è necessario scoprire le realtà che abitano quegli spazi per iniziare a comprendere ciò che non si conosce. Solitamente sono io ad andare in avanscoperta per trovare spazi o realtà da raccontarvi, ma questa volta è stato tutto molto semplice. Se mi avessero detto che nell’ultimo soggiorno a Milano, durante (un)fair 2023, avrei conosciuto una galleria d’arte contemporanea lettone e che ne sarei rimasto colpito, forse non ci avrei creduto. A volte però è giusto ricredersi

Vlad Oleg alkotásai a rigai CUT ART GALLERY standján

Tutto è iniziato con un messaggio su Instagram, i boomers direbbero con un “direct”. Venerdì 3 marzo, ore 14:24 “Sei ancora in Fiera? Ti andrebbe di passare dal nostro Booth?”. Leggendo quelle parole mi sento in dovere di accettare e andare a vederlo. A scrivermi è Viktoria Zaiceva, è lei la direttrice e la fondatrice di Cut Art Gallery, giovane galleria d’arte contemporanea, nata nel 2013 a Riga. Dopo quasi nove anni di esperienza sul campo come art dealer ha deciso di fondare il suo proprio spazio: un’innovativa realtà che ha l’obiettivo di contribuire ad ampliare la presenza nel mondo dell’arte di giovani artisti lettoni e internazionali. Tuttavia, Viktoria in quest’avventura non è da sola, ha una valida project manager, Arina Cernavska.

Viktoria mi accoglie e mi accompagna in un breve tour delle opere esposte per la sua prima fiera a Milano. Mi racconta che in Lettonia il mercato dell’arte contemporanea è pressoché inesistente e per ovviare a questa mancanza ha deciso di intraprendere, ormai da qualche anno, un “Grand Tour” attraverso il quale vuole fare conoscere i suoi artisti all’interno di fiere ed eventi internazionali. Hong Kong, Miami, Helsinki, Roma, Instabul, Taiwan e questo mese anche Milano. Non esponendo solo negli stand delle realtà fieristiche più affermate, ma anche accogliendo gli inviti di fiere emergenti.

Vlad Ogay

Viktoria sembra essere molto sicura del suo lavoro e accanto ad artisti emergenti inserisce anche nomi affermati del mondo dell’arte contemporanea. Mi racconta che lavora con il fotografo statunitense Robert Whitman, ha un contratto da più di cinque anni con David Lynch – sì, esatto il paranoico regista di “Twin Peaks” – che è autore di fantastiche litografie o con il duo artistico Skuja Braden, che ha rappresentato la Lituania nel loro padiglione nazionale nell’ultima Biennale d’Arte di Venezia. Assieme a questi nomi importanti trovano un grande spazio anche giovani artisti lettoni, ucraini, russi, italiani, americani e altri ancora. Per quest’ultima fiera italiana, nello stand dialogavano i lavori tetri e affascinanti di David Lynch con gli esplosivi ready-made di Vlad Okay, un artista nato in Russia nel 1981, ma con forti radici coreane alle spalle.

Il fiuto e l’esperienza di Viktoria la portano a fare scelte che non sempre sono scontate, sono mosse astute di chi conosce e comprende i desideri di chi orbita in questo mondo. Mentre mi sta raccontando dei motivi per cui ultimamente sta puntando molto su Vlad, lui arriva. Con semplicità si inserisce nel nostro dialogo e inizia a raccontarmi della sua vita. Il suo sorriso emana una bella energia. Vlad Ogay, ha vissuto per molti anni in Russia, ma dopo lo scoppio della guerra la situazione nel Paese è peggiorata notevolmente e nella primavera del 2022 è riuscito a fuggire in Lettonia. Per lui non c’erano grosse alternative, si sentiva minacciato sia per la sua omosessualità sia perché lavorava come scenografo per Kirill Serebrennikov, un famoso regista teatrale e cinematografico russo, passato anche alla cronaca per essere stato condannato a due anni di arresti domiciliari per i suoi film “scomodi”. Recentemente, Vlad ha ricevuto la residenza svizzera grazie a una causa politica, ed è lì che oggi vive.

Vlad Ogay Lego, 2022

Nello stand, la galleria gli ha dedicato due pareti, creando una composizione che non passa certa inosservata. Un’istallazione fatta di tante opere crea un’effetto di horror vacui, evocando le caratteristiche disposizioni di immagini religiose, tipiche delle abitazioni russe. Icone religiose trovano spazio sugli oggetti della vita quotidiana, creando una nuova idea di sacralità. Vlad ricorre spesso al ready-made per dar vita a nuovi percorsi semantici sulle identità culturali e di genere. Simbologie sacre trovano spazio sulle icone del consumismo e dello spreco. Sacro e profano si uniscono mostrandosi come due facce della stessa medaglia.

Imballaggi di hamburger dei fast-food diventano le nicchie dove accogliere i simboli religiosi, matite che si incrociano e formano il simbolo del calvario di Gesù, così come su piccoli piatti il volto del Messia viene disegnato utilizzando il caviale, alimento tipico della Russia. Vlad ci mostra come per lui non esista un luogo perfetto dove i simboli di un intero popolo non possano apparire e con ironia ci svela le dinamiche che caratterizzano lo Stato russo e la cultura ortodossa. Il contesto quotidiano diventa la tela su cui scrivere e raccontare tutte le esperienze che ha vissuto sulla sua pelle. L’altro tema che tratta nelle sue opere è il sesso e gli organi genitali. Non c’è nessuna volgarità nell’estetica di Vlad, tutto decade in un trash glitterato, impregnato di sintagmi tipici della più pura forma di Pop Art.

Vlad Ogay Nascita di Venere, 2022

Cut Art Gallery è stato davvero un bell’incontro, nel loro stand si respira una grande voglia di ricerca è un sincero sostegno a giovani artisti emergenti. La direttrice, Viktoria Zaiceva, mi racconta che sta già aspettando risposta per tante nuove fiere in giro per il mondo e credo che sia la strada giusta per far ricredere il pubblico e gli esperti sull’arte lettone e i suoi giovani protagonisti.

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Alessio Vigni
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