L’energia della luce di Edmondo Bacci

La Collezione Peggy Guggenheim presenta la personale più esaustiva mai dedicata al pittore veneziano con opere inedite e prestiti dal MOMA di New York e l’Art Museum di Palm Springs

Alla Collezione Peggy Guggenheim, fino al 18 settembre, è possibile ripercorrere le fasi pittoriche di Edmondo Bacci (1913-1978), protagonista della scena artistica nazionale del secondo dopoguerra, a cura di Chiara Bertola, responsabile del programma di arte contemporanea alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Tra l’ottantina di opere esposte ne troviamo alcune inedite, come Avvenimento #13R (Avvenimento plastico), acquisita da Alfred H. Barr Jr, allora direttore del Museum of Modern Art e i disegni, facenti parte dell’Archivio Edmondo Bacci.

Avvenimento #13R (Avvenimento plastico), 1953. Tempera grassa su tela, 83.1 x 142.9 cm. New York Museum of Modern Art (MoMA)

La mostra racconta anche il legame tra l’artista e Peggy Guggenheim, grazie alla quale Edmondo Bacci emerse agli occhi della critica internazionale. Dal loro primo incontro, avvenuto negli anni Cinquanta, Peggy rimase colpita dai suoi quadri tanto da definirli un’esplosione che mette un fuoco lirico nel mondo. Ad impressionare la mecenate americana è la forza del colore, la rottura dei piani spaziali e il ritmo circolare della pennellata. Caratteristiche del nuovo linguaggio colore-luce, che vedeva protagonisti altri esponenti della realtà veneziana come Emilio Vedova e Tancredi Parmeggiani. Dopo tanti anni, utilizzando le parole della curatrice, Edmondo Bacci torna a casa dalla donna che aveva creduto in lui.

Peggy parla così di lui nell’Introduzione del catalogo della XXIX Biennale Internazionale d’Arte, nella quale era stata dedicata una sala all’artista: È mio vicino di casa a Venezia, abita a un ponte di distanza da casa mia (è così che misuriamo le distanze a Venezia), e lo incontro quasi tutti i giorni nella calle vicino a casa o al traghetto. I nostri saluti sono formali ma amichevoli. Non riesco a conoscerlo meglio, questo misterioso piccolo uomo, ma i suoi quadri, quelli, sono un’altra faccenda. Quelli li conosco. Li capisco. Sono i bambini di oggi. Sono dinamici. Sono la bomba atomica su tela. Scoppiano di luce, di energia e colore. Ogni nuova opera è più vitale del precedente. Le sento così esplosive che mettono in pericolo la sicurezza del mio palazzo.

Fabbrica, 1951 circa. Tempera grassa e carboncino su carta intelata, 28,7 x 41,5 cm. Venezia, collezione Montanari

Ogni sala, come se fosse una mostra a sé, analizza una fase artistica di Bacci. Il percorso espositivo si apre con “Fabbriche” e “Cantieri” (1945-1953), un gruppo di opere ispirate agli altiforni di Porto Marghera, dove l’utilizzo del bianco e del nero accentua la freddezza dei soggetti metallici creando forme spigolose e geometriche; proseguono nella seconda sala ma si nota subito un cambiamento. Blu e rossi saturi iniziano a manifestarsi sulla superficie pittorica, componendo lo spazio nel quale vivono i soggetti industriali. L’aggiunta di cromìe avviene a seguito della sua prima partecipazione alla Biennale del 1948, nel quale l’artista ha potuto confrontarsi con altri esponenti influenzandone la ricerca artistica.

La fase pittorica più matura dell’artista, che caratterizza il cuore della mostra, la possiamo vedere nella sala successiva con “Albe” e “Avvenimenti” (1953-1958). In queste opere ritroviamo l’esplosione della quale Peggy Guggenheim rimase colpita. Scompaiono i segni geometrici per lasciar spazio a macchie di colore, creando atmosfere suggestive dove la luce vive e si muove autonomamente nello spazio pittorico. Ad interrompere la linearità espositiva è l’opera Avvenimento #119. La scelta curatoriale di posizionare il dipinto in alto rispetto agli altri, sembra voler anticipare le sperimentazioni artistiche che troveremo subito dopo.

Senza titolo, 1975 circa. Cartoncino, legno e tempera su tavola, 55 x 69 cm. Archivio Edmondo Bacci, Venezia

La sala successiva, infatti, si focalizza sul periodo sperimentale di Edmondo Bacci, che lo accompagna tra gli anni Sessanta e Settanta. Con l’adesione allo Spazialismo, l’artista inizia ad utilizzare materiali extra pittorici provenienti dalla quotidianità come: polistirolo, sabbia, legno, cartone, stoffa. I colori si fanno netti e immediati, come in Senza titolo (1975), dove delimitano l’orizzonte di una montagna mentre il cartoncino rende la luna tridimensionale.

Senza titolo, 1962. Tempera e carta bruciata su carta incollata su tavola, 26 x 42 cm. Collezione Mario Bassiato, Treviso

Proseguendo la mostra la sperimentazione continua con i “Disegni” e le “Carte bruciate”, nei quali luce e segno grafico caratterizzano le opere. In un primo momento questi lavori sembrano distanti dalla ricerca artistica di Bacci; il dinamismo pittorico si ferma, fissando i colori sulla carta con una maggior attenzione alla composizione spaziale. Il contrasto formale di queste sperimentazioni viene accentuato dalla sala dedicata all’esposizione nella Biennale del 1958. Tornano le esplosioni di luce e le grandi pennellate circolari, come si nota nell’opera Avvenimento #299, in prestito dal Palm Springs Art Museum.

Edmondo Bacci. L’energia della luce è una mostra che permette di immergersi nell’opera dell’artista veneziano. L’esposizione, oltre a porre l’attenzione sulle varie fasi di Bacci, presenta un’ulteriore aspetto interessante: le influenze che l’artista ha ricevuto sin dagli anni della formazione. Infatti, a concludere la mostra è il dialogo tra il Giudizio finale di Giambattista Tiepolo e Avvenimento#31-A (Esplosione), dove possiamo riconoscere le stesse tonalità rosee e l’importanza della luce nella creazione dello spazio pittorico.

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Lucrezia Odorici
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