Siamo fuochi d’artificio

Art Studio a The Human Safety Net: quando l’Arte contemporanea incontra il sociale creando uno spazio di condivisione e scambio per scoprire il proprio potenziale

Nicolas Bourriaud alla fine degli anni Novanta si chiedeva quali fossero le sfide dell’arte contemporanea e quali i suoi rapporti con la società, la storia e la cultura. Oggi, alle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco, a cura di Luca Massimo Barbero, troviamo una possibile risposta data dall’incontro tra la Fondazione The Human Safety Net, a sostegno di famiglie vulnerabili e rifugiati, e l’arte, rappresentata dall’artista Arthur Duff.

“A World of Potential”, installation views, ph. Matteo de Mayda/Contrasto

Utilizzando le parole dell’artista, la mostra interattiva A World of Potential si presenta come “Uno spazio collaborativo nel quale il pubblico può partecipare attivamente alla formazione dell’opera d’arte attraverso la propria esperienza personale”. Coerentemente con la mission della Fondazione, si ha la possibilità di scegliere il proprio percorso e di scoprire quali possano essere le proprie potenzialità come creatività, gratitudine, speranza e lavoro di squadra. Il singolo visitatore crea la propria mostra contribuendo alla realizzazione di una comunità, un luogo di scambio e dialogo. Un confronto con l’altro suggerito anche dalle postazioni che troviamo lungo il percorso, strutturate in modo circolare e aperto.

“A World of Potential”, installation views, ph. Matteo de Mayda/Contrasto

L’Art Studio, spazio pensato per accogliere l’arte, è il luogo nel quale questo incontro si realizza. L’opera The Hungriest Eye. The Blossoming of Potential nasce dal ritrovamento, da parte dell’artista, di cataloghi giapponesi che illustrano i fuochi d’artificio, nati intorno al 1600 con il nome di hanabi, una combinazione dei kanji “fuoco” e “fiore”. Dei fermo immagine vivi di colore che ricordano l’iride, la parte del nostro corpo che permette di affacciarsi sul mondo, un punto di accesso alle esperienze. Arthur Duff ridà vita a questi schemi della meraviglia, ne restituisce il movimento in un caleidoscopio di luci e colori che consente lo stupore di quei fuochi d’artificio. In cambio chiede al visitatore di presentarsi.

“The Hungriest Eye. The Blossoming of Potential” di Arthur Duff per “The Art Studio” in “A World of Potential”. Ph. Matteo De Fina

Infatti, qui nell’Art Studio posiamo per l’ultima volta sullo scanner il nostro biglietto, all’interno del quale sono state registrate le nostre scelte fatte nelle sale precedenti. I fuochi d’artificio che vediamo nella sala buia, come i ritratti, sono rappresentazioni visive di noi stessi, del nostro carattere, delle nostre potenzialità. In questo spazio di condivisione e scambio, l’artista ci da la possibilità di creare una nuova comunità, ci permette di vedere che in tutti noi esistono colori vivi, nonostante i differenti background dai quali veniamo.

“The Hungriest Eye. The Blossoming of Potential” di Arthur Duff per “The Art Studio” in “A World of Potential”. Ph. Matteo De Fina

La tradizionale concezione contemplativa dell’opera d’arte, dove l’artista è il suo creatore, si perde. Subentra l’azione attiva e consapevole del visitatore che, attraverso le proprie scelte, crea il suo ritratto mostrandosi all’altro. Ognuno rivela il proprio fuoco d’artificio interiore, un disegno unico e diverso da tutti gli altri. Non ci si pone più alla visita in forma passiva bensì, siamo invitati a pensare e ad agire per dar vita e contesto all’opera di Arthur Duff.

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Lucrezia Odorici
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