Ocean Space racconta il Mar Mediterraneo, luogo di scambi commerciali, culturali e sociali, con le opere di Simone Fattal, Petrit Halilaj e Álvaro Urbano
L’ex Chiesa di San Lorenzo a Venezia fino al 5 novembre 2023 si trasforma in un grande Bacino, quello del Mediterraneo. A rendere ciò possibile, sono gli interventi di Simone Fattal, Petrit Halilaj e Álvaro Urbano sotto la direzione artistica di Barbara Casavecchia. Grazie a Ocean Space e alle co-commissioni di TBA21–Academy e Audemars Piguet Contemporary, prende vita il progetto Thus waves come in pairs, il cui titolo è tratto dal poema “Sea and Fog” (“Mare e nebbia”) di Etel Adnan.
Petrit Halilaj e Álvaro Urbano presentano Lunar Ensemble for Uprising Seas, un’installazione che vede coinvolte 40 sculture metalliche, che raffigurano creature marine ibride. L’opera trae ispirazione da una canzone popolare spagnola “¡Ay mi pescadito!”, che racconta la vita dell’ecosistema. Infatti, le sculture che troviamo nell’ala ovest, sono strumenti musicali che prendono vita con una performance. La melodia invade lo spazio. Pesci e meduse si scontrano e si incontrano generando un luogo nuovo, nuove possibilità di armonia e disarmonia. A tratti, sembra di sentire il richiamo di una balena o il saluto di una nave che parte per un lungo viaggio.
Al calare del sole la sensazione di essere nel fondale del Mar Mediterraneo si accentua. Cala la notte, le creature marine danzano e cantano intorno a noi. A chilometri di distanza si intravede il cielo ancora azzurro. Un flusso di energie, come quello delle onde, invade la sala. Anche quando la performance non viene eseguita, il visitatore diventa flusso; circonda le sculture percorrendo quel fondale.
Gli artisti ci raccontano il Mediterraneo attraverso differenti punti di vista. Il duo ci presenta l’ecosistema che vive nelle profondità del mare, mentre Simone Fattal ci parla della sua superficie, di come il Mediterraneo sia stato luogo di scambi commerciali, culturali e sociali. Sempre il mare, uomo libero, amerai!, dalla poesia “L’uomo e il mare” di Charles Baudelaire, è un invito ad osservare la natura, di cui siamo parte, in modo amorevole e a meditare sui continui cambiamenti che ci legano.
La storia del Mediterrano ci viene raccontata da Máyya e Ghaylán, due sculture separate e unite da un “Mare d’Oro”. Entrambi proprietari di navi per il commercio delle perle, un giorno Ghaylán osservò una libellula e decise di imitare le ali per rendere le sue barche veloci: inventò le vele. Le perle dei commercianti prendono vita nello spazio per parlarci della poesia, veicolo di trasmissione tra varie culture. Su di esse sono incisi frammenti del “Contrasto della Zerbitana”, poema del XIV secolo scritto in lingua franca, una lingua meticcia parlata un tempo da mercanti, pirati, prigionieri e schiavi lungo tutte le sponde del Mediterraneo.
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