La fotografia sui generis di Stefano Graziani

A Reggio Emilia, da NEUTRO, il progetto espositivo senza testo né categorie di Graziani diventa lo spazio sociale perfetto per l’incontro tra arte e pubblico.

Con il caldo che avanza, la voglia di entrare nei musei e di visitare luoghi al chiuso diminuisce drasticamente. Da luglio tutto il mondo dell’arte si mette alla ricerca di eventi all’aria aperta, spazi espositivi e progetti che possano garantire una fruizione più agile e dinamica. Tutto questo colpisce anche me e devo ammettere che, nonostante una notevole pigrizia, dettata anche dai numerosi eventi e dagli opening dell’inverno appena trascorso, ci sono luoghi dove amo tornare. NEUTRO, a Reggio Emilia, è uno di questi.

Stefano Graziani, Margherita G, ritratto di profilo, 2023, installation view, NEUTRO

NEUTRO è un progetto espositivo, di cui vi avevo parlato l’anno scorso con la rubrica SUPER FRESH. È un luogo unico nel suo genere, dove i rapporti istituzionali tra opera, sede espositiva e fruitore sono rovesciati e restano sospesi rispetto a quelle relazioni che siamo abituati a vedere in ambiti più istituzionali. Una visione lungimirante che nasce però da un’azione semplice: sfruttare bacheche vuote all’interno della città, con l’obiettivo di moltiplicare spazi e funzioni per stabilire un incontro, spesso casuale, che va a colmare la distanza tra l’opera d’arte e il pubblico.


È proprio in questo luogo che dallo scorso 28 aprile, in occasione della diciottesima edizione del festival Fotografia Europea, è stato presentato il progetto espositivo di Stefano Graziani, dal titolo Fotografie senza testo, Margherita G., ritratto di profilo.

Le sei grandi bacheche che compongono lo spazio diventano un supporto continuo per l’affissione in serie dell’opera che guida il visitatore per tutta la lunghezza del passaggio.

Stefano Graziani, Margherita G, ritratto di profilo, 2023 NEUTRO

Stefano Graziani, classe 1971, da sempre si muove con grande fluidità tra la fotografia, l’arte visiva e l’architettura. La sua ricerca artistica lo porta a estrapolare l’immagine dal suo contesto prettamente informativo e di testimonianza fotografica, trasformandola in un potente strumento che sia stimolo dell’immaginazione e in di conseguenza di ricerca poetica.

Graziani con grande abilità si intromette nel discorso artistico contemporaneo con una voce non convenzionale che ci conduce a nuove riflessioni sul potere delle immagini in un contesto in cui la dimensione digitale ha preso il sopravvento.

Il racconto visivo che l’artista tesse nello spazio della galleria pedonale di via Emilia Santo Stefano, nel cuore di Reggio Emilia, è una narrazione all’apparenza anemica e monotona ed è proprio in queste sue caratteristiche che si nasconde la sua potenza. Il progetto ci sorprende: quella ripetizione che sembra infinita ci attrae e ci obbliga a rallentare. Il nostro sguardo cerca differenze che non ci sono, scruta incredulo cercando un elemento di novità. Assuefatti da un’insaziabile ricerca di innovazione, la ripetizione diventa l’unica nota stonata in questa vorticosa sinfonia.

Quelle fotografie che si ripetono sono corpi estranei, sono capaci di creare un’interferenza nel tessuto urbano e di sovvertire abitudini e modi ormai consolidati.

Il progetto espositivo è visibile fino al 31 agosto e se passate per Reggio Emilia vi consiglio di attraversare quello spazio, senza aver paura di rimanere affascinati dall’astrazione di quelle immagini che tagliano orizzontalmente quel luogo.

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Alessio Vigni
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