Un buon “Biscotto” a Brescia

Estrarre, frantumare, adattare, divenire: la materia che, plasmata, si trasforma in opere è al centro di una mostra a cura di Thomas Ba.

Bekhbaatar Enkhtur, Kiss (2023), Metallo, cera, ⌀ 50 cm, Cava Molera (VA), ph. Francesco Paleari

Spazio Contemporanea a Brescia, ospita Biscotto. Dal 17 giugno al 15 luglio in mostra vi è il dialogo tra di Bekhbaatar Enkhtur e Andrea di Lorenzo, a cura di Thomas Ba. Biscotto è, più che una mostra, una storia. Racconta di un divenire, della passione per la ricerca, per la materia, per la cura, di un percorso tutt’altro che lineare, di un’attenzione al dettaglio, di luoghi. È allora, prima di tutto, una narrazione.

La storia di Biscotto inizia a Faenza, dove il materiale viene estratto. Questo viene poi spostato a Bologna. Sbriciolato e frantumato da Frantoio Sociale a Casacorba per assumere una nuova forma. Dunque, una nuova vita. L’essenza della materia si evolve, viene modellata dagli artisti, diventa altro mantenendo le sue peculiarità specifiche. Plasmata si trasforma in nuove opere, esposte nelle Cave di Cagno. La materia assume nuova forma in diverse circostanze, ora ne ricerca di nuove.

Così, in una continua stratificazione – geologica e concettuale – la materia diventa protagonista e motore del processo di creazione, costruendo una narrazione visibile a Spazio Contemporanea. Donare questo racconto al visitatore aggiunge allora quell’ultima patina a questa continua sovrapposizione. L’operazione di estrapolazione, distruzione e ricostruzione è protagonista della mostra, così come la scelta dei materiali, degli artisti e dello spazio (un white cube con dettagli a vista che dialogano perfettamente con le opere).

L’esposizione dimostra l’elasticità della materia, la sua capacità di adattarsi alle caratteristiche di uno spazio, di un tempo, delle circostanze che determinano le sue qualità specifiche.

Biscotto, Exhibition view, ph. Gloria Pasotti

Due materie, due forme: Bekhbaatar Enkhtur e Andrea di Lorenzo

Il dialogo tra Bekhbaatar Enkhtur e Andrea di Lorenzo è una conversazione materica, essenziale, intima. Le opere di entrambi gli artisti giocano con le caratteristiche dei materiali scelti, dalla cera all’acciaio inossidabile. Nello spazio i lavori conversano, per quanto in forme differenti, in un’armonia – formale e concettuale – creando un racconto capace di mostrare, concretamente e in modo tangibile, diversi rapporti altrimenti invisibili. Quello tra opera e materia, tra materia e natura, tra i due artisti, il processo dall’ideazione alla realizzazione, il percorso, la produzione.

Valorizzare lo svolgimento apre inevitabilmente a una riflessione sulla figura dell’artista. La creazione è così la costruzione di una forma, la restituzione palpabile e visibile di un’energia che ha, in sé, delle caratteristiche che necessariamente emergono nella realizzazione finale. La forza della materia viene valorizzata dalla mano dell’artista che ne coglie le peculiarità. L’uno, allora, non può esistere senza l’altro: chi forma e l’essenza.

Andrea di Lorenzo, Gocciolatori (2023), acciaio, gesso, ceramica, 130 x 13 x 5 cm, Cava Molera (VA), ph. Francesco Paleari

L’importanza della documentazione

Ricerca e documentazione svolgono un ruolo fondamentale nella mostra, testimonianze dei diversi passaggi, spostamenti, strati. Ecco perché la scelta di allestire alcune immagini del processo ma anche un video delle opere in mostra, esposte all’interno delle Cave di Cagno. Tutte le fasi vengono evidenziate, tutto nello sviluppo è importante per la costruzione del significato ultimo. È necessario, allora, l’allestimento di una mostra nella mostra: esporre le opere nelle cave, esporre il video dell’esposizione in un white cube, valica il confine di documentazione, diventando un gioco necessario nella creazione di senso.

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Rebecca Canavesi
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