frankestAIn, ovvero come imparammo a rispettare il mostro

Cinque “pezzi facili” sulle complessità dell’intelligenza artificiale

I primi furono i grafici. Poi gli illustratori e i giornalisti. Infine, vennero gli sceneggiatori e perfino gli attori. Nel pieno della nuova rivoluzione industriale, il quarto stato non ha più i volti segnati dei braccianti di Pelizza da Volpedo ma racconta trasversalmente una società di creativi minacciata dalla loro stessa paventata sostituibilità. Il mostro è potente, instancabile, fa il lavoro in pochi secondi, a volte minuti, e costa molto meno. L’ultimo attacco è stato feroce: una nuova intelligenza artificiale che crea un avatar (assolutamente realistico) con le fattezze di qualsiasi persona conceda l’utilizzo della propria immagine. Nel cinema, è l’alba della scomparsa delle comparse. E gli stessi divi potrebbero girare poche scene ed essere remunerati solo per queste, lasciando all’IA il compito di creare il resto del film. Con i loro avatar.

L’introduzione, seppur parziale, degli strumenti di Intelligenza Artificiale – si, sono strumenti! futuristici, sorprendenti ma pur sempre strumenti -, nel mondo del lavoro creativo spaventa e attrae: la questione è complessa, lungi dall’essere risolta a breve termine, ma su cui è bene fissare i primi punti, sul merito e sulla questione, per cui la minaccia non c’è ma è da tenere bene a mente.

Immagine realizzata con DALL·E

Pezzo uno

Proteste giuste e indispensabili: non c’è una chiara normativa sull’uso, sui contenuti, sui diritti legati all’utilizzo delle IA. Entro la fine del 2023, il Parlamento dovrebbe approvare un regolamento volto a disciplinare le intelligenze artificiali tramite l’Artificial Intelligence (AI) Act, per promuoverne lutilizzo responsabile. Bisognerà verificarne l’efficacia. E la risposta.

Pezzo due

C’è poca chiarezza sulla composizione e le fonti degli archivi su cui operano gli algoritmi delle più importanti IA generative e sul funzionamento degli algoritmi stessi. Sorgono questioni etiche – le macchine, ad oggi, hanno una visione stereotipata del mondo e sono inclini agli ismi – e questioni pratiche: – conoscere come funziona lo “strumento” ti permetterebbe di integrarlo al meglio nel tuo lavoro. Da antagonista a spalla.

Pezzo tre

Le IA generative si basano su funzioni statistiche che forniscono la risposta “più probabile” secondo un modello di addestramento e gli archivi a disposizione. Un po’ come le previsioni del tempo. Domani pioggia. Un buon consiglio, ma la scelta di portarti l’ombrello oppure no spetta a te. E potresti anche voler ballare sotto la pioggia.

Pezzo quattro

In proiezione, le IA dovrebbero essere addestrate per replicare la capacità umana di pensare, ma ad oggi, resta ancora molto da scoprire sulla complessità del sistema nervoso e sulla relazione tra struttura e funzione neuronale. Lo sviluppo delle IA è indissolubilmente legato alle altre conoscenze: se sfugge a questo, non funziona.

Pezzo cinque

La creatività pretende violenza, l’uomo nell’eterno ritorno alla rivolta, aspira alla distruzione perché l’idea si rinnovi e si riprenda i suoi spazi. Vuole l’imprevisto, vuole l’eccezione. Le Intelligenze artificiali non possono eccepire. Prevedendo l’eccezione, toglierebbero al caso la casualità.

Andrea Campo
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