Il Museo Palestinese di Khalil Rabah: un’affascinante sovversione della realtà

Alla Fondazione Merz un progetto che affonda le sue radici nell’attivismo, spingendoci a riconsiderare la storia e a esplorare nuove prospettive

Khalil Rabah, un genio sovversivo della nostra epoca, ci porta in un viaggio attraverso il Palestinian Museum of Natural History and Humankind, un’esperienza che mette in discussione le fondamenta della realtà e sfida le convenzioni culturali e storiche.
Intrigante è il titolo stesso, che suggerisce una rielaborazione della storia e una riflessione sul nostro rapporto con il mondo naturale. Rabah, artista palestinese, pone domande che scuotono le fondamenta delle narrazioni ufficiali e delle istituzioni museali. Il suo museo nomade, in continua evoluzione, non si ferma mai, portandoci attraverso spazi e tempi alternativi, un pensiero super contemporaneo se contestualizzato.
Khalil Rabah, Villa Nova Palestina (detail), 2017, Courtesy the artist

L’arte di Rabah si estende in molte direzioni, tra pittura, scultura e installazione: ciò che lo contraddistingue è la sua capacità di sfidare la percezione pubblica, le aspettative e le modalità di esposizione. Con Through the Palestinian Museum of Natural History and Humankind, Rabah ci invita a guardare al di là delle narrazioni ufficiali e ad abbracciare l’ambiguità del mondo in cui viviamo, a porci delle domande legittime e a muovere la coscienza, eventualmente.

Il museo in costante evoluzione non è solo un luogo di esposizione, ma un’esperienza interattiva, gli spazi che ospitano la mostra sembrano incoerenti, incompiuti, con pareti circondate da impalcature che suggeriscono che il progetto sia ancora in fase di costruzione o smontaggio. Un’affermazione potente: il passato e il presente sono sempre in movimento, in evoluzione, come il museo stesso, nessuno ne è immune, né prima né ora né dopo.

Le opere all’interno della mostra trattano temi complessi, dalle geografie frammentate alla condizione dei rifugiati, dalla conquista dei territori alla caccia, l’artista volontariamente sfida il nostro pensiero convenzionale e ci costringe a interrogarci sulla realtà che ci circonda. Le pelli animali, presentate come trofei, mettono in evidenza la relazione tra territori conquistati e prede di caccia, aprendo nuove prospettive sulla storia e sull’identità.
Khalil Rabah, In this issue, 2012, Courtesy the artist

Il Palestinian Museum of Natural History and Humankind si concentra sul genere umano e sulla natura, offrendoci la possibilità di intraprendere un viaggio in cui l’arte diventa un mezzo di liberazione dai disegni del potere. Gli ulivi, simboli della cultura mediterranea, emergono come un segno di rinascita e di vittoria contro le secche politiche internazionali.

Questo museo ci lascia con l’enigmatico neon rosso di “Act III: Molding”, che recita: “In this issue: Statement concerning the institutional history of the museum”. Ovviamente è un richiamo a riflettere sulla storia istituzionale del museo, un gesto che ribadisce il carattere internazionale di un’istituzione che sfida le convenzioni e cerca di tessere nuove relazioni e significati.

Khalil Rabah è un vero pioniere dell’arte contemporanea, un individuo che sfida le norme culturali e sfonda i confini della realtà. Il suo progetto in esposizione alla Fondazione Merz fino al 28 gennaio 2024 è un’esperienza che ci spinge a riconsiderare la storia e a esplorare nuove prospettive sulla nostra relazione con il mondo. In un’epoca in cui la verità è spesso distorta, Rabah ci offre una via per sfidare le narrazioni ufficiali e per esplorare l’ambiguità della realtà.
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Francesco Liggieri
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