Video Sound Art Festival: l’utopia di Babel

Babel, la XIII edizione di Video Sound Art Festival, riflette su potenzialità e criticità del linguaggio

Opere video, performance e uno screening program esplorano lo strumento linguistico nelle sue molteplici forme e sfaccettature. A partire dall’episodio biblico della Genesi, Babel – questo il titolo della XIII edizione del Video Sound ArtFestival a Brescia (10 – 19 novembre), Bergamo (24-25) e Milano (30 novembre – 3 dicembre) – indaga capacità e incapacità comunicative, includendo una riflessione necessaria sulle conseguenze del linguaggio. La narrazione è un mezzo indispensabile all’essere umano, che lo definisce in quanto tale. Da questo, allora, non può prescindere la comunicazione, senza la quale non si potrebbe costruire un dialogo.

Riprendendo l’utopico sogno della torre di Babele, le opere in mostra indagano il linguaggio all’interno di un campo idealmente delimitato da due poli: la possibilità linguistica ma anche l’impossibilità di definire una lingua universale.

Babel a Brescia

In un percorso espositivo sviluppato su due sedi, le sale del palazzo seicentesco Martinengo Colleoni di Malpaga dove ha sede il Mo.Ca – Centro per le nuove culture e Bunkervik, un rifugio antiaereo degli anni Quaranta, Babel indaga il medium linguistico, considerandone aspetti formali, estetici e contenutistici. L’intera mostra si compone di rimandi, cortocircuiti, legami culturali e identitari: ogni artista apporta una propria prospettiva al tema, conducendolo a diverse questioni sociali, identitarie. Tra queste la definizione – o non definizione – del soggetto, l’affermazione del vero, falso o addirittura verosimile, l’imposizione di assiomi e l’apertura alla possibilità; la rilettura o ancora, la manipolazione video. Tutto viene rimesso in discussione attraverso il linguaggio, trasformando il festival stesso nell’operazione linguistica che si propone di esplorare, in una sovrapposizione di forma e contenuto.

Alexandre Erre, Le radeau de la joie, video, 13'31, 2017. Installation view, ph Francesca Ferrari

Al Mo.Ca, l’opera dell’artista emergente Angela Xu, vincitrice di Babel Rebuilt, Open Call istituita anche quest’anno da Video Sound Art, indaga la questione dell’identità, condivisa da molti figli di migranti, a partire dalla sua esperienza personale. Una riflessione sul cinese, presunta lingua madre dell’artista, sull’italiano, supposta lingua acquisita, e sull’inglese, medium con il mondo. Nella stessa sala, due video di Alexandre Erre riflettono sulla Nuova Caledonia, suo Paese d’origine e, in senso lato sui territori vittime della colonizzazione e delle sue conseguenti dinamiche. un crime di Jordi Colomer fa raccontare, esorcizzandolo, un tragico episodio di cronaca ai cittadini di Cherbourg, luogo dove è avvenuto un omicidio. Al centro della sala, ogni visitatore può sfogliare gli articoli del tredicesimo numero della rivista olandese MacGuffin, esposta al pubblico come installazione che delinea uno spazio di discussione sulla lettera, permettendo quel dialogo essenziale tra fruitore e mediatore, ancor più necessario data la tematica. La sala successiva prevede la proiezione The Pure Necessity  di David Claerbout, una riscrittura de-antropomorfizzata del Libro della Giungla Disney nella quale i protagonisti perdono i loro tratti umanizzati per tornare a essere animali.

N13 MacGuffin, installazione. Installation view, Video Sound Art Festival XIII edizione - Babel, 2023, ph Francesca Ferrari

Accanto al programma espositivo, tre interventi performativi. Replica di Marilisa Cosello, una mise en scène ereinterpretazione sovversiva di istituzioni sociali in una coreografia animata dagli studenti dei Licei Arnaldo e Tartaglia-Olivieri di Brescia; Let Fortune Accompany You di Angela Xu e Masala Wine di Andrea d’Amore, una ri-contestualizzazione conviviale de Il Libro della Giungla già rimediato da Claerbout, due performance relazionate a opere in mostra.

Nella sede espositiva del Bunkervik si assiste ancor più chiaramente a un’operazione di rimediazione di immagini in movimento. Alla contestualizzazione e decontestualizzazione del Mo.Ca fa da contraltare una meta-narrazione. Il found-footage in Prometheus di Haig Aivazian dialoga con le immagini filmiche manipolate da Rania Stephan in Treshold e con le riprese in un set costruito ad hoc da Natália Trejbalová in About Mirages and Stolen Stones.

Haig Aivazian, Prometheus, 2019, video, 23′, Installation view. Video Sound Art Festival XIII edizione - Babel, 2023. Ph. Francesca Ferrari

Perché Babel?

Scegliere di riflettere sul linguaggio è una decisione importante, consapevole e necessaria. La considero una forte presa di posizione, da un punto di vista formale ma anche sociale. Babel è lo stimolo per quesiti ad oggi indispensabili: come sipuò vivere insieme? Come comunicare con l’altro? Quanta autorità spetta alla lingua? Da cosa dipende la propria identità?

Il festival, allora, mantiene quell’ambivalenza proverbiale della torre di Babele, un’apertura alla possibilità ma anche l’affermazione di una sconfitta necessariamente umana.

Babel a Bergamo e Milano

Babel a Bergamo proseguirà nell’indagine linguistica con un intervento performativo, commento al testo الكتابة بلغة أجنبية / To Write in a Foreign Language della scrittrice ed artista libanese Etel Adnan, realizzato dagli studenti del Liceo Scientifico Lussana.

A Milano, dal 30 novembre al 3 dicembre, la ricerca assumerà una piega più introversa e riflessiva. Nell’Archivio dellaCa’ Granda saranno esposte le opere di Ali Kazma, Camille Henrot, Edith Dekyndt e Pierre Huyghe.

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Rebecca Canavesi
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