Doppio WAO: intervista ai fondatori del Premio We Art Open

Una galleria virtuale, No Title Gallery, un insieme di spazi espositivi a Venezia, CREA Cantieri del Contemporaneo, un bando internazionale per artisti, We Art Open che in questa edizione – la settima – diventa Worldwide. Doppio WAO. Essenziale da sapere: il bando WAO è aperto agli artisti dai 18 agli 80 anni in sei categorie: pittura e grafica, scultura e installazione, fotografia, video, performance e nuove tecnologie, land art e progetti site specific. In palio premi in denaro e la partecipazione a progetti espositivi, una giuria di tutto rispetto – che conosceremo – chiamata a selezionare i 30 artisti finalisti che parteciperanno alla mostra collettiva negli spazi di CREA alla Giudecca. Le candidature sono aperte fino al 31 dicembre 2023.

Lo raccontano Francesco Liggieri, fondatore di NTG e Pier Paolo Scelsi, fondatore e direttore di CREA in una intervista doppia.

Inizio facendovi litigare (con amore): da chi è nata l’idea di una call per artisti e soprattutto perché?

PPS: Nessun litigio, We Art Open esisteva prima che si avviasse la collaborazione con CREA Cantieri del Contemporaneo. Nelle ultime due edizioni abbiamo supportato il progetto e cercato di “sporcarlo” un po’ con la nostra identità, quella di CREA ma anche quella dell’isola della Giudecca. Cosa sia CREA lo racconterò poi, ma rimane chiaro che si sia un “patchwork”, un puzzle o, se volete, un bel minestrone dove la call per gli artisti era un elemento naturale per la nostra ricetta!

FL: In realtà non abbiamo ancora litigato, ma spesso si è discusso del nostro lavoro (come nelle migliori famiglie!). We Art Open è nato nel 2015, si chiamava inizialmente We Art, poi è diventato We Art International e poi definitivamente We Art Open. L’idea iniziale era nata parlando con il team di quegli anni: volevamo realizzare una call per gli artisti con un premio in denaro e dei premi espositivi. Le prime tre edizioni le abbiamo organizzate tra Milano, Vicenza e Treviso. Durante l’epidemia di Covid si è svolta necessariamente online e le ultime due sono state realizzate, appunto, da CREA. Volevamo tornare a casa a Venezia, e la Giudecca e più precisamente CREA ci sono sembrati il luogo ideale.

Come si costruisce e comunica un bando internazionale?

PPS: Venezia è da un lato una possibilità: nell’ambito delle arti visive, qualunque cosa si organizzi o avvenga nella nostra città porta in maniera organica e quasi naturale l’attenzione. Qualsivoglia mostra, call, bando, corso, evento succeda in Laguna e rende più semplice la comunicazione. Da un altro lato ti pone e impone degli standard elevati, tra questi spinge aggressivamente alla naturale e imprescindibile propensione alla Internazionalità. Per chi la guarda “fuori” Venezia è un punto di arrivo nel mondo delle arti visive contemporanee. Per chi la vive “da dentro” è un obbligato punto di osservazione su quanto succede ben aldilà dei suoi confini.

FL: Se pensiamo alla comunicazione vera e propria, diciamo che non è semplice quando sei una realtà totalmente indipendente e cerchi di lavorare in un ambiente super competitivo con grandi partner e sponsor. Nelle sei precedenti edizioni di WAO abbiamo realizzato la comunicazione noi, supportati dal grande potere del web e dei social network e dai contatti comuni tra noi e CREA, ma anche dai nostri Partners delle ultime tre edizioni: Venice Underground Artists, Centro espositivo Spazio SV San Vidal, 10 & zero uno, realizzando numeri importanti, anche senza sponsorizzazioni terze. Quest’anno, vista la natura del premio Worldwide, abbiamo voluto farci supportare da un ufficio stampa che poteva darci quel boost che ci serviva. Poi sono d’accordo con quello che dice Pier su Venezia, devo ancora trovare un artista che NON voglia esporre in città!

Inaugurazione We Art Open 2023
Quanto è importante per un artista partecipare ad una open call?

PPS: Per un artista a mio parere è senza dubbio importante intercettare qualsiasi momento che possa metterlo o metterla in contatto e in comunicazione con realtà professionali e strutturate capaci di ampliarne la visibilità e la capacità di creare relazioni e network. Le open call sono una di queste. La dinamicità, la capacità di porre in essere pubbliche relazioni, assieme alla capacità e al bagaglio di conoscenza sufficiente a scindere il “serio” dal “faceto”, le “opportunità” dalle “trappole” sono qualità alla base della costruzione del ruolo dell’artista (e non solo!).

FL: A mio avviso le occasioni nel mondo dell’arte italiano sono diverse ma ancora troppo poche in Italia, e quelle poche si muovono tra contatti e conoscenze ramificate a tal punto che se si vuole entrare, bisogna impegnarsi e districarsi all’interno di dinamiche che non sempre premiano la qualità. Le open call aiutano se sono fatte bene. In Italia abbiamo molti premi e open call, ma in pochi realizzano quello che facciamo noi con WAO. Ad esempio: il premio in denaro del bando di WAO non è un premio acquisizione ma un contributo al percorso artistico dell’artista che vince, non sempre è così. Ci sono premi che costano l’ira di Dio e non danno neanche la visibilità mediatica che diamo noi. Quindi ben vengano le open call, ma quelle fatte bene, quelle che costano poco e che permettano di far crescere l’artista.

Parliamo di ricchi premi: nella vostra storia, a cosa ambiscono maggiormente gli artisti partecipanti? Ai cash o poter esporre, in una galleria, magari per la prima volta?

PPS: A mio parere il lato economico può essere importante, ma certamente non cambia il percorso personale o la vita quotidiana di un artista come altri premi dotati di montepremi a sei zeri possono fare. Viceversa, poter esporre ed esprimersi in progetti curatoriali all’interno di programmazioni e di realtà strutturate hanno un valore ben maggiore.

FL: Sono d’accordo ma sempre di più vedo artisti, partecipare ai bandi perché: “Voglio fare soldi”. Una cosa terribile. Anche perché se si vogliono fare i soldi questo è un ambiente che ti premia se lavori duramente e se sei davvero ossessionato da quello che fai, per fare i soldi forse non è l’ambiente giusto. Qui bisogna creare qualcosa di bello, qualcosa che ispiri, che nutra l’anima che dia benzina alla cultura così spesso maltrattata negli ultimi anni. Se vuoi i soldi vai a giocare in borsa (e anche lì non è semplice).

Simone Miccichè (vincitore premio We Art Open 2023), BLABLABLA, 2020
Raccontateci chi sono i membri della giuria: chi sono, come sono stati scelti e coinvolti?

PPS: Miguel Mallol, amico, collega, co-fondatore di Curatorial Course of Venice complice nei primi passi alla Giudecca del nostro progetto e curatore di valore. Pensando a una sezione Land Art la mia mente è andata subito al suo nome conoscendo e apprezzando il percorso di ricerca posto in essere negli anni con il progetto Spagnolo di Enclave Land Art.

Arthur Duff, artista internazionale la cui poetica e la cui ricerca non posso certo riassumere in poche righe di intervista. Ho apprezzato il suo lavoro da semplice visitatore delle sue mostre o spettatore di momenti di approfondimento, talk, simposi dove ne ho colto immediatamente la chiarezza e la lucidità di tratto artistico e pensiero.

FL: E poi c’è Marina Bastianello che è una delle curatrici con all’attivo una storia legata ai giovani artisti e con due gallerie in città. La storia di Marina è qualcosa di davvero importante, vera, folle e geniale. Ho visto poche galleriste come lei e sono contento che sia la giurata di questa edizione.

Elena Dal Molin è un’altra gallerista top, direttrice di Atipografia, un gioiello culturale in quel di Arzignano (VI) dove le mostre, gli artisti sono sempre impeccabili e con eventi di alta, altissima qualità. Lei si occuperà della sezione fotografia.

Simone Miccicchè è il vincitore dell’anno scorso di WAO. Come da tradizione in giuria mettiamo ogni anno il vincitore dell’anno prima, Simone è davvero un talento a trecentosessanta gradi ed è un artista di grandi qualità umane. Seguirà la sezione scultura ed Installazione.

Herwig Egon Casadoro-Kopp è un altro artista internazionale, multidisciplinare, super attento al contemporaneo di una poesia e di una capacità di lettura del mondo che lo circonda notevole… ma lui è il vostro direttore artistico, lo conoscete meglio di me! Si occuperà della sezione Accademia.

Come si può vedere è una giura molto, e necessariamente, variegata.

Un ricordo dalle passate edizioni: un artista, opera, situazione che vi è rimasta particolarmente impressa.

PPS: Il ricordo più bello risale all’anno scorso, edizione partecipatissima sia nelle iscrizioni che durante la serata della mostra finale, quando Ilaria Cera, Benedetta Cartei e Stefania Zuccaro, che avevano svolto presso di noi nel 2022 il loro percorso di internship curricolare, hanno potuto cimentarsi per la prima volta nella curatela di una mostra. Per noi e per la filosofia di CREA il “gruppo” è basilare.

FL: Un ricordo per me importante è quando si è presentata un’artista da Marsiglia, finalista dell’edizione 2022, portando il suo lavoro a mano. Ci ha fatto capire quanto quell’artista volesse essere lì in quel momento, alla finale. We Art Open fortunatamente crea non solo connessioni artistiche e culturali, ma soprattutto umane, e questo è forse uno dei suoi grandi pregi. Poter creare occasioni e opportunità è altrettanto una delle colonne portanti del progetto. I sorrisi, lo “stupor” che spesso chi fa questo lavoro ha perso con il passare del tempo o ha deciso di abbandonare per indossare la maschera “seriosa” del curatore, la soddisfazione degli artisti è impagabile e soprattutto il veder porre in essere in maniera materiale la loro professionalità, sono senza dubbio il ricordo più bello!

Beatrice Gelmetti (vincitrice di We Art Open nel 2022), Trillo, 2021
Sogni e aspettative per questa edizione Worlwide?

PPS + FL: Più progetti, più artisti, più varietà, più difficoltà di selezione, un nuovo gruppo di giovani curatori che quest’anno si cimenterà con una mostra finale più grande, più vasta, espressa su 3 dei nostri spazi.

Parliamo un attimo di voi: siete fondatori di due realtà, per certi versi, diametralmente opposte. Una galleria senza nome e senza una sede; uno spazio che poi sono sei, nell’isola della Giudecca. Due modi evidentemente differenti di creare, valorizzare, comunicare, promuovere l’arte contemporanea. Non è una vera domanda, raccontateci il vostro lavoro a ruota libera.

PPS: Negli anni, dai primi passi giudecchini insieme a Daniele Fiori ed Elisa Covre, fondatori con me del progetto, abbiamo forse capito chi siamo. Dalla nostra prima mostra nel 2017 i “lineamenti” del progetto di CREA si stanno facendo adulti disvelando la vera identità di ciò che giornalmente poniamo in essere.

Forse l’Arte Contemporanea ha fatto un passo di lato rispetto a quello che siamo davvero: un progetto sociale, laddove le arti visive che a Venezia sono mezzo di interconnessione, commistione, vera valorizzazione (parola spesso usata e abusata in contesti che necessitano una forma lessicale adatta a malcelare obiettivi differenti e molto meno nobili) di un piccolo pezzetto, una piccola porzione di città. La nostra presenza si pone e si struttura nel tempo, pian piano, a fianco degli Artigiani, falegnami, tappezzieri, fabbri, maestri d’ascia, e si propone come supporto testuale ed economico abile a tenere vitali e accese aziende e attività la cui presenza e il cui impegno sono elemento necessario per rendere ancora viva una città sempre più proiettata ad essere cornice, contorno, parco giochi o parco divertimenti del turismo di massa.

Mi piace raccontare e constatare come il nostro progetto non lo si sia scritto “a tavolino”, non nasca da chissà quali brain-storming o cose così. Crea si è “creato” nel tempo, seguendo un filo indicatoci dalla città e dal luogo, in maniera quasi organica. Una pianta il cui seme già esisteva e soggiaceva nel luogo dove siamo arrivati e a cui noi abbiamo semplicemente, in maniera disordinata ma convinta cocciuta e costante, dato acqua!

FL: No Title Gallery non è un’alternativa al sistema dell’arte e nemmeno vuole diventarla. È, insieme, una vetrina, un archivio, un network, una piattaforma, è tante cose: è una realtà nuova e un nuovo modo di lavorare (anche se abbiamo già compiuto 12, siamo quasi adolescenti!) ancora senza un nome, per questo per noi è “No Title”. Ma NTG è soprattutto un progetto culturale: che ha come scopo la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea nelle sue molteplici forme ed è nata per lavorare insieme ai giovani artisti emergenti e non, per realizzare con loro esposizioni ed eventi di varia durata sul territorio nazionale e internazionale. Non avere una sede fisica ci ha permesso di giocare molto e molto liberamente, con progetti diffusi e molto diversi tra loro: penso alle tantissime mostre collettive che abbiamo realizzato con artisti da ogni parte del mondo, fino alle esperienze di contaminazione con il mondo della creatività nel food con Chef Comanda Colore e FAME – Arte & Tradizione a Venezia. Per noi l’arte è un’esperienza che non deve essere esclusiva di pochi gruppi di persone, ma per tutti, ovunque.

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Chiara Vedovetto
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