Cosa significa dipingere? L’universo enigmatico di Sophie Franza

In una serie di 93 dipinti di uguali dimensioni l’artista francese esplora l’essenza degli oggetti quotidiani. Alla Marina Bastianello Gallery.

Oggi la pittura ha un grande problema: in tanti si dichiarano pittori ma pochi, forse troppo pochi, riescono a dipingere coscienti della propria bravura tecnica. Potremmo azzardare dicendo che pochissimi sono i pittori che sanno dipingere con diverse tecniche, insomma che sanno davvero dipingere. Una di queste sicuramente è Sophie Franza, la cui tecnica emerge con forza straordinaria nella serie di dipinti L’Établi (Il banco di lavoro), in mostra alla Marina Bastianello Gallery di Mestre fino al 29 febbraio.

Composta da 93 tele dalle dimensioni uniformi di 35×50 cm, ogni opera cattura l’essenza degli oggetti quotidiani. Queste non sono semplici rappresentazioni, sono frammenti di realtà congelati nel tempo e trasformati attraverso un processo distintivo che richiede attenzione, elemento che oggigiorno in pittura non sempre è presente. Al cuore di L’Établi si trova il processo unico di Franza, un viaggio trasformativo per ogni oggetto rappresentato in un’opera d’arte a sé stante. Estratto dal suo contesto originario, ogni elemento subisce una fotografia in bianco e nero in un contesto neutro durante la giornata. Luce naturale e artificiale danzano in una coreografia di ombre e riflessi magistralmente catturati da Franza.

La vera alchimia avviene nella successiva trasformazione delle fotografie in tele dipinte. Ogni immagine viene fotocopiata più volte, aumentando gradualmente la scala, questo processo finale di fotocopiatura diventa il modello per la trasposizione pittorica dell’immagine sulla tela.

Attraverso questo processo, la cattura, la trasformazione e l’alterazione dell’immagine diventano parte essenziale della sua poetica. La lotta dell’artista con l’immagine fotografica è un corpo a corpo che rivendica l’autonomia e l’insostituibilità della pittura nel processo di conoscenza del reale. Attraverso la stessa arma della fotografia, Franza costruisce la sua poetica dell’immagine, sfidando le convenzioni e lasciando aperto l’interrogativo sulla rappresentabilità del reale.

Sophie Franza, L’Établi, installation view, courtesy Marina Bastianello Gallery

Franza, nata a Grenoble e ora residente tra la Francia e Venezia, ha sviluppato la sua ricerca sulla riproduzione e rappresentazione delle immagini, esplorando i temi classici della storia dell’arte in chiave contemporanea. Le sue opere ambigue e stranianti sono marchiate dalla differenza tra la registrazione fotografica della realtà e la rappresentazione pittorica dell’artista.

L’Établi ci invita a riflettere sulla natura stessa degli oggetti. Come afferma Hegel: “l’oggetto dilegua nel momento in cui viene enunciato, ma la sua verità diventa la sua immagine.” Franza cattura questa verità attraverso il suo processo unico, rivelando la distanza tra l’immagine e l’oggetto reale, invitandoci a esplorare il mistero intrinseco alla percezione del reale.

Il banco di lavoro di Franza, con i suoi 93 simulacri di oggetti, diventa un viaggio attraverso il tempo e lo spazio dell’operare dell’artista. La sua scelta di rappresentare gli oggetti come immagini di immagini di immagini ci spinge a riconsiderare il visibile, dove il reale diventa un mistero, una lontananza, un’astrazione. Le tele che compongono L’Établievocano un senso di primitività e aurora, richiamando le pitture delle grotte di Lascaux. Franza tenta di esorcizzare e assimilare il magico, il simbolico, l’allegorico che il mondo esprime nel suo continuo apparire. L’arte di Franza diventa simbolo e allegoria, dicendo e significando insieme qualcosa di sempre diverso rispetto al suo contenuto.

Sophie Franza, L’Établi, courtesy Marina Bastianello Gallery

In un’epoca dominata dalle immagini e dalla politica, la pittura di Franza si presenta come una ritessitura del velo dell’enigma che avvolge l’apparenza. L’immagine riflessa nell’arte è una trasfigurazione, un enigma che si cela nella superficie in virtù di qualcosa di soggiacente. Le opere di Franza, con la loro estetica tra figurazione e astrazione, si pongono come un dialogo col reale, un invito a una rilettura del visibile.

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Francesco Liggieri
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