FLESH TO FLESH: la carne e il suo essere nel mondo

A Bologna Domenico de Chirico propone un’immersione nel mondo sensoriale e concettuale della carne

Palazzo Hercolani Bonora è un palazzo molto suggestivo nel cuore di Bologna che fino al 3 Febbraio 2024 ospita la collettiva FLESH TO FLESH. La mostra è un’immersione nel mondo sensoriale e concettuale della carne, interpretata attraverso l’occhio attento e affascinato di artisti come Alma Heikkilä, Andrea Loi, Beatrice Alici, Carlo Cossignani, Christa Joo Hyun DAngelo, Diana Orving, Fabio Perino, Ipnose Studio, J&PEG, e Mariano Franzetti, il tutto sotto la regia di Domenico de Chirico. L’esposizione si propone di esplorare il corpo umano come manifestazione tangibile di un’identità che oscilla tra l’uguaglianza e l’ambiguità, l’unione e la vulnerabilità.

Un regista come Tinto Brass, ad esempio, con un tema così ci sarebbe andato a nozze, avrebbe potuto trovare ispirazione in questa rassegna d’arte che abbraccia il tema della carne, non solo come elemento biologico ma come concetto ontologico. La carne, per Brass, sarebbe stata la materia di cui sono fatti i sogni, i desideri, le paure, e la mostra FLESH TO FLESH sembra riferirsi proprio di questo.

In questo “mondo di carne”, come lo definisce il curatore, le opere si ergono come voci multiple di una sinfonia sensoriale; ogni artista, a suo modo, si fa indagatore delle profondità della carne, esplorando il confine tra il corpo individuale e il corpo collettivo dell’umanità. La dualità, che è parecchio evidente, si manifesta attraverso la tensione di rappresentare la carne come elemento unificante e al contempo divisorio.

Alma Heikkila, Hot Prefrontal cortex, 160x160cm, courtesy of Tempesta Gallery

Il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, con la sua nota sull’auto-affettività, sembra eco nella mostra, dove il toccare diviene metafora di un’intersezione tra il sensibile e il corporeo. Le opere si fanno organiche, il materiale si trasforma in carne, e la carne stessa si rivela opera d’arte. La domanda essenziale emerge: dove finisce il corpo individuale e dove inizia quello collettivo? Un interrogativo che si insinua nelle pieghe della percezione e del rapporto tra l’essere umano e il mondo circostante.

Attraverso l’esplorazione dell’alterità, la mostra si spinge oltre, coinvolgendo la vulnerabilità, la paura, e ciò che sfugge all’occhio umano. Le opere di Diana Orving, ad esempio, affrontano temi come l’origine, la protezione, la memoria, e la dissoluzione del sé, creando un dialogo tra il tangibile e l’impalpabile. La ricerca di Beatrice Alici, legata al tema dell’Eden come spazio arcaico e senza tempo, introduce un’atmosfera psicologica primordiale. Le opere di Carlo Cossignani giocano con la complementarità, dialogando con il vuoto e creando dualità tra presenza e assenza, organico e inorganico, luce e ombra. La proposta artistica di Mariano Franzetti, con le sue figure distorte e irregolari, svela una bellezza non convenzionale, riflesso delle sfaccettature della realtà odierna, secondo un’estetica che avrebbe affascinato anche il nostro celebre scrittore.

Christa Joo Hyun D’Angelo, Mother night, installazione

Vorrei chiudere dicendo che FLESH TO FLESH è l’invito a un viaggio, a scoprire le molteplici sfumature di un’identità che è fatta di narrazioni, di sogno, e di una bellezza che trova espressione anche nella sua stessa vulnerabilità. In questo spazio di Palazzo Hercolani Bonora, la carne si svela come materia d’arte, un frammento dell’infinita vertigine dell’essere, nella sua costante evoluzione nel mondo.

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Francesco Liggieri
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