Frammenti di un logaritmo: l’arte del prompt e l’opera istantanea dell’IA generativa

Una riflessione sulla produzione artistica delle intelligenze artificiali generative

La domanda sorge spontanea: è o non è arte quella prodotta dall’intelligenza artificiale? Vorrei spendere qualche riga per elaborare una riflessione in merito. La produzione artistica delle intelligenze artificiali generative è legata al tempo e al contesto in cui la produzione stessa esercita la sua funzione. Esaurita l’azione, l’opera prodotta perde la sua ragione d’essere, la radice o il suo pretesto, la traduzione istantanea del tempo e del contesto che il prompter ha fornito alla macchina al momento della formalizzazione dell’opera.

Esaurito quel tempo o definito quel contesto, dunque, della produzione rimane solo un simulacro compiuto, una risposta verosimigliante a una domanda soddisfatta: l’azione artistica si sovrappone alla sua funzione, lopera esiste solo nel tempo di vita della sua stessa causa e diventa supporto alla fruizione, non opera nella sua restituzione formale ma forma essa stessa. La funzione dell’IA generativa però è riconducibile a quella traduzione che il prompter fornisce alla macchina attraverso una lettura istantanea e contestualizzata, dando vita a un presente continuo, eternamente rinnovabile ma soggetto alla biologica scadenza della sua origine: un’obsolescenza “programmata” che non impedisce la ripetizione, in altro contesto e in altro luogo, ma la priva di senso perché decontestualizzata appunto.

Immagine realizzata con DALL·E

La “Prompt art”, come viene definita, è quindi un’arte istantanea e contingente che permette una serialità di contenuto. Le immagini sono prodotte in modo algoritmico e sfidano le categorie tradizionali di “originale” e “copia”: ogni pezzo è unico ma fa parte di una serie e condivide alcune caratteristiche.

La Prompt art è quindi un’arte di consumo, prodotta con la stessa velocità con cui si esaurisce. Un’arte a richiesta, che soddisfa l’estemporaneità di un prurito, un’arte effimera volta alla celebrazione della sua funzione, un’arte “di servizio” da prendere come rimedio privo di controindicazioni, come un caffè con un collega o come una lattina di una bibita di cui si ha voglia.

Concludendo, è un’arte precaria, certamente, ma comunque un’arte, un design dell’idea la cui estetica non è lasciata solo alla statistica e alla probabilità (fatte salve le allucinazioni della macchina) ma anche al dialogo tra la macchina e il prompter, a quell’addestramento reciproco che si fa via via controllo e che risponde a un solo requisito di stile: il tempo.

Andrea Campo
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