Vertigo – Video Scenarios of Rapid Changes alla Fondazione MAST

Le mutazioni della società raccontate da 34 opere video

La video arte può essere usata come strumento di narrazione per i nostri tempi? È forse in assoluto lo strumento più adatto, considerando la sua natura e la sua dimensione? È sicuramente una di quelle domande che vi potrete porre se, in visita alla fondazione MAST di Bologna, sarete tra i fortunati visitatori della mostra Vertigo – video scenarios of rapid changes. E non sarà l’unica domanda che vi porrete mentre passerete da un’opera video all’altra, anzi per dirla tutta: le opere vi faranno riflettere per quanto raccontano, per come lo raccontano e per quanto siano collegate al nostro vissuto, composto da news, film, relazioni umane e non. Il grande quesito del nostro tempo non è tanto quante cose possiamo conoscere attraverso i vari mezzi di comunicazione, ma come il racconto del nostro tempo venga fatto nel migliore dei modi, nel modo giusto.

Paulien Oltheten, Kapitalism, 2016, Film still © Paulien Oltheten

La mostra Vertigo – Video Scenarios of Rapid Changes, ci permette di vedere e analizzare alcune tematiche e mutazioni della società del nostro tempo raccontate (e raccontate in maniera corretta) da 34 opere di 29 artisti internazionali – Cao Fei, Kaya & Blank, Dominique Koch, Eva & Franco Mattes, Wang Bing e Lauren Huret, per citarvene solo alcuni – che ci accompagnano nel profondo del mondo attuale, senza lasciare spazio alla distrazione dal racconto generale che la mostra vuole comunicare. Il mondo è in continua evoluzione, ogni storia ne compone un tassello buono o brutto, funzionante o non, ma comunque importante. Strutturata in sei sezioni tematiche (Lavoro e Processi Produttivi, Commercio e Traffici, Nuovi Comportamenti, Comunicazione, Ambiente Naturale, Contrasto sociale e Gli Intermezzi) la mostra offre uno sguardo penetrante su diversi aspetti della società moderna, riflettendo sulle dinamiche del lavoro, del commercio, dei nuovi comportamenti, della comunicazione, dell’ambiente naturale e del contratto sociale.

Ci sono opere video che prendono il visitatore e lo sbattono contro il muro per quanto forte è il messaggio come ad esempio l’opera di Wang Bing dal titolo 15 ore, dove si racconta della vita degli operai cinesi, girato in presa diretta in un solo giorno allinterno di una fabbrica di indumenti nella provincia cinese dello Zhejiang, dove 18.000 unità produttive impiegano circa 300.000 lavoratori migranti, una radicale forma di meditazione sul significato del lavoro e sulle condizioni lavorative nella Cina di oggi. Kapitalism di Paulien Oltheten è quasi ironico, una critica allo stile di vita frenetico in cui siamo immersi. Il video inizia con una panchina su cui la scritta Kapitalism” funge da sostegno (in tutti i sensi) a chi è stato scartato, demansionato, espulso, a chi per via della crisi o di raggiunti limiti di età ha perso il lavoro, ma, nonostante ciò, non rinuncia a mantenere in movimento il corpo non più giovane facendo esercizio fisico. Storia assurda ed ironica quanto vera e malinconica. Interessante anche l’opera di Julika Rudelius dal titolo The Only reason…progetto che è stato filmato nel distretto di Skid Row, nellarea di Central City East a Los Angeles, e racconta i suoi spazi aperti e le sue strade. Per chi non conoscesse la zona, non è di sicuro Disneyland a causa della malfamata vita. L’artista se ne accorge fin dal suo arrivo e capisce che la zona è abitata esclusivamente da uomini e donne senza fissa dimora che bivaccano in tende sui marciapiedi o tossicodipendenti persi nel loro deliri.

Julika Rudelius, The only reason..., 2019, Film still © Julika Rudelius. Courtesy of the artist

Urs Stahel, il curatore della mostra, è soddisfatto mentre presenta le opere di ciascun artista alla conferenza stampa. Questa mostra, che racconta argomenti così diversi e così complessi, veri e reali, è sicuramente uno dei progetti più belli che ho visto negli ultimi due anni. Fondazione MAST a Bologna si conferma essere un porto sicuro per una certa idea di arte che deve far pensare e non solo divertire.

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Francesco Liggieri
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