Banksy Painting Walls, all’M9 di Mestre

Una mostra non autorizzata sul grande street artist di Bristol

In un sabato qualsiasi del mese di marzo, sotto una pioggerella che mi ricorda tanto Londra per la gran parte dellanno, mi ritrovo al museo del ‘900 di Mestre, alias M9. Mi trovo qui perché in città, per alcuni giorni, non si è fatto altro che parlare di Banksy e della sua mostra dal titolo Banksy Painting Walls, appunto all’M9, con annesso parallelismo alla salvaguardia del suo “bambino” a Venezia, di cui ha già parlato su queste pagine la “sempre sul pezzo” Chiara Vedovetto. Non mi dilungherò su quanto mi trovo d’accordo con la collega riguardo all’argomento della salvaguardia dell’opera dell’artista di Bristol.

Torniamo a noi, Banksy lo conoscono tutti, non mi soffermo neanche a spiegare chi è, cosa fa o quanti sono… Si sono scritti libri, realizzati documentari, aste, ecc., insomma gente più preparata di me ve lo potrebbe spiegare meglio. Entro nel museo e, dopo i vari passaggi per recuperare l’accredito stampa, mi soffermo a guardare il primo dei tre muri di questa mostra che riguarda appunto Banksy (cari colleghi, non me ne vogliate, ma una cosa è dire che Banksy ha fatto una mostra all’M9 e un’altra è dire che c’è una mostra di opere di Banksy all’M9).

Banksy Painting Walls, ph. Francesco Liggieri

I muri in esposizione sono quelli che, fino a qualche anno fa – se avete avuto la fortuna, come il sottoscritto, di vederli dal vivo – si trovavano tra Londra, il Galles (presso Port Talbot) e il Devon (io avevo visto quello di Londra che ricordavo esattamente così). Il primo, al piano terra, si intitola Seasons Greetings e, come buona pratica di Banksy, sottolinea un fattore negativo di una situazione o della città stessa. In questo caso, lo scopo dell’artista era denunciare la qualità dell’aria della città più inquinata d’Inghilterra.

Al terzo piano, dove la mostra si apre ufficialmente al pubblico, possiamo ritrovare una cronistoria molto dettagliata che racconta i vari passi di Banksy, fino alle sue frasi più celebri e anche qualche video ufficiale nella parte dedicata ai documentari. Qui, al terzo piano, avrete a disposizione gli altri due muri: il primo, Robot/Computer Boy, che è anche il più simpatico, e poco più in là, Heart Boy. Oltre a questi pezzi che sono stati “staccati” dal loro luogo originario (chissà per quale motivo, non sarà mica per salvaguardare l’opera di Banksy? Perché se così fosse, sarebbe davvero da ridere…), altri 70 pezzi dell’artista di Bristol decorano le pareti degli spazi del museo del ‘900 di Mestre.

Banksy Painting Walls, ph. Francesco Liggieri

Ci sono piccoli pezzi che sono di dominio pubblico, come ad esempio il ragazzo con il mazzo di fiori a mo’ di molotov, le sue scimmie con le domande storiche sul capitalismo, i topi grandi e piccoli, la bomboletta spray cavalcata da una cowgirl, il piccolo pezzo in stile geroglifico con l’uomo ed il carrello, bambini vari, personaggi vari, la sua serie sul parco Disneyworld, le copertine dei dischi tra cui Think Tank dei Blur e tanti altri pezzi, tutti rigorosamente serie numerate di un tot degli originali.

Questa, infatti, non è una mostra autorizzata dall’artista di Bristol. È scritto sulla pagina del sito dedicata alla mostra e, questo significa che, tutto ciò che vedrete in esposizione fa parte di collezioni che riguardano persone che hanno comprato pezzi di Banksy in fiere o in gallerie (spero per loro autorizzati). Perché il grande punto è sempre questo: non si sa mai quando il falso Banksy è in agguato, come disse una volta in un’intervista un noto critico in un’asta di Sotheby’s quando un’opera di Banksy si autodistrusse tagliuzzandosi dopo essere stata battuta all’asta per milioni di sterline (in quel caso era originale). Ma non ci distraiamo troppo in chiacchiere da bar, alla fine com’è? Ne vale la pena?

Diciamo che se non siete grandi cultori del mito Banksy, vale la pena. Se invece, come me, avete visto le sue opere in mostre autorizzate, in gallerie friendly, ecc., vi sarete fatti un giro a ricordare quanto bello sia il muro visto dal vero e adesso chiuso in uno spazio museale. Perché poi bisogna farsi anche una domanda: ha senso mettere la street art dentro gli spazi chiusi? Ha senso confinare in spazi ben definiti opere e artisti che hanno creato in spazi aperti, in strada per protesta, ecc.? La risposta, sono sicuro, la troverete voi.

Banksy Painting Walls, ph. Francesco Liggieri

Concluderei, però, citando lo stesso Banksy da una frase molto bella, tagliente e interessante presa dal suo stesso sito: “Sei un’azienda interessata a ottenere una licenza per l’uso commerciale dell’arte di Banksy? Allora sei nel posto giusto, perché non puoi farlo. Solo l’Ufficio di Controllo dei Parassiti ha il permesso di utilizzare o concedere in licenza le mie opere d’arte. Se qualcun altro ti ha concesso il permesso, non hai il permesso. Nel mio libro (protetto da copyright) ho scritto ‘il copyright è per i perdenti’ e incoraggio comunque chiunque a prendere e modificare le mie opere per il proprio divertimento personale, ma non per trarne profitto o far sembrare che io abbia approvato qualcosa quando non è così. Grazie.”

Insomma, non uno che le manda a dire, non credete?

LINK
Francesco Liggieri
Torna in alto