Chiara Camoni all’Hangar Bicocca

Un parco archeologico o un giardino all’italiana dal carattere femminista?

Due leonesse sono disposte sulla soglia – anzi creano la soglia – come fossero le custodi di una città, rievocando la Porta dei leoni di Micene, i Propilei dell’Acropoli, le sfingi delle piramidi. Sono in pietra leccese, una pietra che ha la particolarità di riportare la traccia dei fossili che la formano, testimoniando la stratificazione di diverse epoche storiche. Nonostante questo elemento rievochi l’architettura e l’ingegno dell’antropos, la mostra Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse – l’antologica dedicata a Chiara Camoni (Piacenza, 1974; vive e lavora a Seravezza, Lucca) inaugurata presso lo Shed, l’anticamera che introduce al più vasto ambiente della Pirelli Hangar Bicocca – ci introduce a una realtà nella quale la natura trionfa sull’artefatto umano. L’apertura delle finestre trasforma l’ambiente interno in un bagno di luce, un’oasi luminosa, uno spazio meditativo di ri-connessione con le radici primigenie, con la sapienza del fare manuale. Quello che si apre innanzi ai sensi è un paesaggio di comunanza e parentela di tutto il vivente.

“Ho lavorato insieme alle curatrici per arrivare progressivamente a una visione generale.” Ci spiega l’artista. “Pensare in presenza di Chiara Zamboni è un suo testo nel quale si descrive un modo di procedere prettamente femminile, o quello che io ritrovo nel lavorare insieme ad altre donne: non andare dritte all’obiettivo, deciso a priori, ma arrivare allo stesso per avvicinamenti e costruzioni progressive. C’è stata l’intuizione di aprire tutte le porte per far entrare la luce, di collocarsi in un centro e chiamare in supporto le Sisters. Tutto è arrivato in maniera organica, armonica, partecipata. È frutto anche del lavoro delle persone che mi seguono da anni e sono parte di un percorso artistico, ho appena compiuto 50 anni, questa mostra è mettere un punto. Nel concepire la mostra siamo partite proprio dalla luce: lo spazio ne era inondato. A quel punto, dovevamo trovare un disegno sottostante che contenesse le opere per far sì che non galleggiassero in un grande vuoto. Abbiamo pensato al sito archeologico, al giardino all’italiana, un tracciato che fosse solo orizzontale, un’opera che contiene altre opere.”

Chiara Camoni “Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse.” Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2024 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano, ph. Agostino Osio

A caratterizzare lo spazio è infatti la presenza di alcune traiettorie: pavimenti creati dal riassemblaggio di alcune mattonelle, frammenti marmorei e lapidei trovati vicino all’abitazione di Camoni, dando una nuova esistenza a scarti e schegge di rovine archeologiche, solitamente stipate nei depositi museali. I serpenti, realizzati grazie alla disposizione di frammenti di rocce in successione, sono dotati di occhi (bottoni o pietrine di recupero) e hanno una valenza simbolica molto forte per il legame con la terra. Se pensiamo alle Grandi Madri, queste figure ctonie ancestrali venivano raffigurate spesso con dei serpenti. Il serpente è una sorta di “animale totem” per l’artista che lo scorge spesso durante le sue passeggiate nelle Alpi Apuane.  Tra le ceramiche, i piatti si presentano con una forma anomala: all’artista interessa l’ambiguità dell’oggetto di design in relazione all’oggetto d’arte. Riprendendo un passo da Pittura lingua morta, la rappresentazione scultorea di una mela rimane un oggetto mentre la rappresentazione pittorica di una mela è già un oggetto d’arte.  Una scultura di un vaso è effettivamente un vaso, conserva quindi la funzione del referente, un piatto può essere utilizzato per mangiare delle pietanze come è successo nei workshop. Ma sono scomodi da lavare o impilati, anche la consumazione è complessa. I piatti sono posizionati su un tavolo che l’artista chiama “tavolo-insetto” e sottolinea la duplice valenza dell’oggetto.

Camoni ha una casa-studio a Seravezza dove assembla e crea gli oggetti più piccoli sul tavolo della cucina, per lei è importante la mescolanza tra arte e dimensione quotidiana. Pavimento (per Clarice 02) è stato realizzato in occasione di un workshop (pratiche collettive di realizzazioni) dove si scorge il disegno di un ragno, l’opera è infatti dedicata a Clarice Lispector scrittrice brasiliana perché in un suo romanzo parla della visione di un ragno su un pavimento che manda la protagonista nel panico. Nella selezione di Vasi Farfalla (2020-2023) e nei vasi di Barricata i contenitori, modellati a mano dall’artista – ripetendo uno dei gesti creativi più antichi di modellazione dell’argilla -, ospitano fiori e piante non recuperate da un grossista o da un fioraio (a parte rose e gigli) ma recise direttamente intorno ai luoghi dell’Hangar, in continuità con un’idea di Camoni: prestando attenzione alle graminacee, alle aiuole come agli spazi di risulta nei contesti urbani si può trovare un’ampia biodiversità. La scelta dell’artista, come anche quella di sviluppare il carattere orizzontale delle opere, vuole essere un invito a un “abbassamento dello sguardo”, a prestare attenzione a ciò che solitamente disattendiamo e sviluppare una coscienza più attiva verso l’esterno. I vasi-falene tramite la presenza di difformità indagano maggiormente il carattere conturbante e inquietante della natura, il non familiare freudiano: il manto peloso che ricopre l’insetto, i suoi occhi grandi.

Chiara Camoni, Sister, 2022 (detail), Installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2024, Produced by Biennale Gherdëina, Courtesy the artist; SpazioA, Pistoia, and Pirelli HangarBicocca, Milan, ph. Agostino Osio

Il Carrozzone è invece una struttura che richiama una situazione di vagabondaggio, i viandanti si spostano con bauli accumulo di esperienze di vita, di posti, di ricordi e viaggi. Su un lato sono visibili delle figure che sembrano ispirate al Teatro delle Ombre balinese. Il video che va in loop dà un’idea di transitorietà e compressione dello spazio e del tempo, di agenti atmosferici e souvenir di luoghi, come anche una selezione di volumi da parte di Chiara Camoni e dei suoi amici. Delle piccole sculture emulano elementi naturali come il corallo: l’artista è infatti affascinata da come la natura plasmi forme affini, pur non conoscendo simmetria. Se molti organismi condividono lo stesso patrimonio genetico, dando vita a una serialità di elementi con caratteristiche simili, è pur vero che ogni piccolo scarto, ogni minimo dettaglio e disomogeneità assicura l’unicità al singolo prodotto.

La stessa ricerca si rispecchia nelle stampe vegetali: su un lato Camoni dispone piante e frutti, sovrappone poi l’altra metà del telo in modo tale che la compressione degli elementi naturali faccia loro rilasciare succhi e pigmenti. Si gioca quindi su due composizioni speculari che evocano la simmetria ma nella loro differenza e nello scarto negano la possibilità della stessa. L’immagine che si crea evoca inoltre le statuette votive ancestrali, le Veneri primitive, che racchiudevano in sé la potenza animista, non rappresentazione del divino ma divino di per sé. Le Sister sono infatti presenze vive che si trasformano a seconda dell’ambiente che abitano: le collane di terracotta nera e argilla che le compongono e adornano vengono disposte a ogni allestimento in maniera diversa. Untitled Laocoonte è antecedente al gruppo delle Sisters e rievoca nei tre volumi principali di nervature bianche il celebre gruppo scultoreo conservato ai Vaticani che toccò profondamente la sensibilità degli artisti del Cinquecento. Alcune Sister sostengono delle candele colorate che danno adito a più considerazioni: introducono l’elemento vivo del fuoco – che incendia e sanifica, uccide e salva -; la stratificazione del tempo e della materia con il sovrapporsi della cera – le candele si consumano e vengono sostituite ogni giorno -; l’aspetto rituale e dell’offerta votiva. Ogni Sister è diversa dalle altre e la loro unione suscita un’idea di sorellanza, una dimensione corale affettiva che si esplicita nel titolo: una “nursery-time”, una filastrocca che non ha senso letterale ma riprende un insieme di simbologie che agiscono a livello dell’inconscio anche nelle occasioni di collettività popolare, anche grazie alla suggestione dell’emanazione verbale.

Chiara Camoni “Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse.” Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2024 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano, ph. Agostino Osio

In corrispondenza delle due leonesse, sul lato opposto del rettangolo, troviamo una scultura: si tratta di una fusione in alluminio dei cani dell’artista e della sua assistente. Si può dire questa presenza chiudi il cerchio, contrapponendosi alla ferinità, al selvatico impersonato dalle predatrici della Savana, con il senso di familiarità di quello che è da secoli visto come migliore amico dell’uomo. Il pelo canino è reso come fosse una corteccia con piccoli frammenti di foglie secche che sembrano staccarsi: l’idea è sempre quella di guardare al lato germinativo della natura, in grado di generare forme simili ma non identiche. Lo sfasamento, lo scarto tra un elemento e l’altro rende la biologia un fenomeno complesso ed estremamente poetico, permettendoci di riflettere su come modello e copia, matrice e calco, positivo e negativo siano frutto di una volontà categorizzante umana che vede nell’organizzazione tassonomica un modo per controllare il disordine entropico, la bellezza selvaggia dell’ordine naturale.

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Giorgia Basili
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