Gli angeli caduti di Anselm Kiefer

Uno dei più grandi artisti del XX e XXI secolo torna in Italia a Palazzo Strozzi con una grande mostra e una nuova installazione pensata per il cortile rinascimentale del Palazzo.

Quando penso ad Anselm Kiefer, la mia memoria va subito all’incredibile installazione site-specific esposta nel 2022 nella Sala dello Scrutinio a Palazzo Ducale a Venezia in occasione della mostra Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce. Opere che, in quell’occasione, si sposavano perfettamente con le monumentali sale di Palazzo Ducale e che coinvolgevano il visitatore in una riflessione non solo sul presente, ma anche sul passato.

Non è sicuramente da meno la mostra Anselm Kiefer. Angeli caduti, curata da Arturo Galansino e aperta fino al 21 luglio a Palazzo Strozzi a Firenze, che raccoglie venticinque lavori storici e nuove produzioni, inclusa una nuova grande opera creata in dialogo con il cortile rinascimentale. Mito, storia, letteratura, filosofia sono tutti temi cari al grande maestro tedesco, che non perde l’occasione di farci riflettere sulle numerose allegorie e sui rimandi religiosi e filosofici di cui le sue opere sono intrise. A partire dal titolo Angeli caduti, che rimanda agli angeli cacciati dal Paradiso a seguito della loro ribellione contro Dio: un’immagine simbolica che rappresenta tutta l’umanità e che diventa il punto di partenza della mostra.
Nel cortile di Palazzo Strozzi veniamo infatti accolti da Engelssturz (Caduta dell’angelo), un’opera di oltre sette metri d’altezza realizzata appositamente per questo luogo grazie al sostegno della Fondazione Hillary Merkus Recordati. Un’immagine molto potente e drammatica, che ha per soggetto il brano dell’Apocalisse che descrive il combattimento tra l’arcangelo Michele e gli angeli ribelli, metafora della lotta tra Bene e Male. In questo dipinto, che colpisce non solo per l’uso dell’oro caro a Kiefer ma anche per la potente matericità, notiamo in alto a sinistra il titolo e il nome Michele nell’alfabeto ebraico a destra. L’artista interviene spesso nei suoi dipinti con la scrittura perché «la scrittura apre un altro strato della memoria […] si può riempire il dipinto di un altro significato».

Luzifer (Lucifero) ©photo Ela Bialkowska OKNO studio

Sono molti gli “angeli caduti” che ritroviamo in mostra, a partire da Luzifer (Lucifero): l’angelo ribelle che precipita nell’abisso viene rappresentato attraverso una minacciosa ala di aereo in piombo che sporge da una massa di materia, creando un diretto riferimento al tema della guerra. L’ala di aereo diventa allora il simbolo della distruzione che la guerra infligge, mentre la massa di materia evoca la devastazione che lascia dietro di sé.

Ma è sicuramente l’installazione immersiva Verstrahlte Bilder (Dipinti irradiati, 1983-2023) che ci colpisce di più nel percorso. Composta da una suggestiva selezione di sessanta dipinti che riempiono completamente le pareti e il soffitto di una delle più grandi sale di Palazzo Strozzi, l’installazione presenta anche grandi specchi posizionati al centro dello spazio, invitando così il visitatore a immergersi nell’arte totalizzante di Kiefer. Quella che si prova è una sensazione di malinconia, perché i temi rappresentati dai “dipinti irradiati” che ci circondano rimandano ai temi della distruzione e del decadimento e, di conseguenza, della fragilità della vita.

Verstrahlte Bilder (Dipinti irradiati, 1983-2023) ©photo Ela Bialkowska OKNO studio

Proprio per richiamare la precarietà della vita, non è un caso che la mostra si chiuda con i celebri versi del 1930 del poeta Salvatore Quasimodo, tracciati da Kiefer stesso su una parete della sala: «Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole / ed è subito sera».
Un verso che colpisce ancora di più se si considerano le fotografie, stampate su piombo, che lo accompagnano: si tratta della serie Heroische Sinnbilder (Simboli eroici), che vede Kiefer fotografato mentre esegue quelle che chiamerà Besetzungen (Occupazioni) in varie località europee, tra cui alcuni luoghi occupati dall’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Con indosso prevalentemente l’uniforme da ufficiale della Werhmacht del padre, Kiefer replica il saluto del Sieg Heil con il braccio alzato con l’intenzione di affrontare, con evidente volontà provocatoria, la storia del popolo tedesco.

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Francesca De Pra
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