Malta. L’isola che punta sull’arte contemporanea

Simbolo del Mar Mediterraneo, l’isola sceglie l’arte contemporanea come forza diplomatica, sociale ed economica

Iniziamo il nostro viaggio nella realtà artistica di Malta ricordando che è entrata nell’Unione Europea nel 2004, diventandone il suo stato membro più piccolo, oltre che forse il più giovane: il 21 settembre 1964 Malta otteneva l’indipendenza dal Regno Unito mentre nel 1974 si dichiarava Repubblica. Entriamo a La Valletta varcando il City Gate, il nuovo edificio che ospita il Parlamento e il nuovo teatro all’aperto che sorge sulle rovine della Royal Opera House distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: tutto il progetto è di Renzo Piano e del suo studio. Nelle stradine de La Valletta ma anche di Rabat (città in arabo) e Medina, dalle case, sporgono curiosi balconcini in legno, tutti dipinti in diverse tonalità, che i maltesi chiamano “gallarjia”. Sono “bovindi” (dall’inglese bow window, lett. “finestra ad arco”). Se la parola gallarjia dovrebbe discendere dall’italiano – essendo, per l’appunto, una specie di passaggio coperto -, quest’elemento dell’architettura vernacolare discende in maniera diretta da una forma architettonica tipica del mondo islamico: la mashrabiya.

Proprio accanto alla grande struttura progettata da Piano, si trova Spazju Kreattiv, centro fondato nel 2000 in uno dei primi edifici sorti a La Valletta, costruito originariamente in qualità di fortificazione e per avere un punto strategico dove posizionare i cannoni di difesa. L’ingresso è gratuito ma si propongono eventi a pagamento: è l’unico “arthouse” che vanta un cartellone cinematografico nell’isola (100 posti) e un piccolo teatro ricavato da un’antica cisterna che accoglie un massimo di 154 persone, creando tuttavia un momento di intensa intimità: tutto ruota intorno al minuscolo palcoscenico, a pochissimi metri dalle sedute, in modo tale che gli attori possano intessere un contatto fisico ed emotivo diretto con l’audience, regalando un’esperienza ricca di suggestioni. Vengono organizzati anche piccoli concerti di Alternative Music. Quattro stanze “white cube” vengono sfruttate per le mostre temporanee miscelando artisti locali e stranieri. Spazju Kreattiv ha anche una collezione di 250 opere tra le quali spicca Apollo 5 di Victor Pasmore, amico di Gabriel Caruana fondatore di un altro spazio d’arte contemporanea importante per l’ambiente artistico isolano – The Mill.

Threads of Melite and Exhibition View, Photo by Lisa Attard

Lo Spazio C del Malta’s Centre for Creativity ospita, fino al 21 aprile, la collettiva DREAM(of)LAND curata da Sarah Chircop ed Elyse Tonna, giovanissima curatrice responsabile anche del progetto del Padiglione Malta della Biennale di Venezia, commissionato da Arts Council Malta. L’esposizione ha un gusto interdisciplinare, si connette alle rivendicazioni femministe e presenta una sovrapposizione tra arte visiva e artigianato, attraverso opere di 7 artisti, locali e internazionali, emergenti ma anche affermati. Non vengono posizionate le didascalie accanto alle opere per creare una sorta di piattaforma comune nella quale i confini tra i vari lavori sfumano come avvolti da una nebbia onirica. Si è scelto di utilizzare materiali naturali come la terra, il legno, la cera, di sottolineare la processualità dietro all’opera e di rievocare il Mediterraneo come “legacy”, culla culturale da cui origana anche la storia di malta. Spiccano soprattutto i lavori dell’artista e designer ucraina Dasha Tsapenko in collaborazione con la giovane maltese Sephora Schembri. Se Tsapenko parte dallo scheletro del fico d’India e crea degli accessori o delle maglie che possono essere indossati – pensando all’indumento come a qualcosa che ci lega all’idea di casa – Sephora Schembri ha estratto dalla foglia della stessa pianta il pigmento per colorare questi tessuti vegetali. Nel suo lavoro usa poi il filo di lana, la cera e il favo delle api come elementi che si intrecciano con la cultura locale. Il miele, in particolare, secondo alcune leggende darebbe il nome alla stessa isola – μέλι in greco significa “miele”. Interessante anche il lavoro di Francesca Paola Beltrame, artista romana di base a Londra che crea una mappa ideale del Mediterraneo: su un tavolo – luogo di riunione, conversazione, condivisione del cibo – disegna un profilo immaginario in gesso in cui i rilievi sono come disegnati imitando la maglia dell’uncinetto. Il Mediterraneo apre così la breccia di un luogo sicuro, un melting pot di bellezza e socialità genuina. I due video di Rakel Vella sembrano le quinte teatrali che abbracciano l’esposizione: dai due schermi mare e terra si scambiano effusioni a distanza presentando le specie endemiche dell’isola – come pesci e api – generate tuttavia dall’intelligenza artificiale. Se l’olandese Femmy Otten scolpisce un tronco in forma femminile lasciando la texture della corteccia e pensando a una specie di totem o di figura sacrale, il lascito della performance del duo Florean Peake, eseguita dal collettivo locale Lalala, è un letto di fango che ha trattenuto la traccia sensuale dei corpi che si sono fusi con la materia,

Altro luogo da segnalare per la sua attività nel panorama dell’arte contemporanea a La Valletta è la Viktor Pasmore Gallery che prende il nome dall’artista americano (1908-1980) che passò 40 anni della sua vita a Malta. Attualmente l’esposizione The invented line, a cura della stessa Sarah Chircop esplora il concetto di linea come tratto originario del disegno, come incipit dell’invenzione artistica. Si parte da Salvator Rosa, Mattia Preti, Agostino Carracci per arrivare ad artisti locali come Willie Apap, Viktor Pasmore, Matthew Attard – artista di cui parleremo più avanti quale protagonista assoluto del progetto I FOLLOW THE SHIP che animerà il Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia.

Interior Pull and dream edges, photo by Lisa Attard

Ci spostiamo poi a perlustrare il Valletta Design Cluster hub legata alle arti visive, nuovo approdo per la creatività e la tecnologia, che era anticamente la “Bakery” (Biċċerija) de La Valletta. È oggi sotto la direzione di Joanne Attard Mallia. È frutto della congiunzione di due palazzi di tre piani che ospitano dalla sua apertura nel 2021 residenze e studi d’artista – i suoi members possono rimanere per un massimo di tre anni. Al primo piano sono presenti due grandi cucine e un laboratorio per sperimentare tecniche diverse – lavorare i metalli, tagliare il legno, realizzare prototipi in materiali eterogenei. Qui incontriamo infatti l’artista messicana di origini italiane Andrea Ferrero, selezionata da Elisa Carollo per la prima edizione della Biennale di Malta. Le sculture dell’artista, esposte al Tal Pilar, hanno una particolarità: sono fatte di cioccolato e possono essere mangiate – come è avvenuto durante l’opening della prima Biennale di Malta. Non solo sono da gustare ma hanno un forte impatto eversivo: imitano sezioni e decorazioni architettoniche, frammenti di capitelli e colonne ma calcano anche simboli di potere e colonialismo, religione e folklore, come la testa di San Paolo, venerato molto dai locali. All’ultimo piano si trova una bella terrazza accessibile a tutti con un roof garden di piante endemiche curato da un artista giapponese.

Tra i residenti figura Elyse Tonna, curatrice come abbiamo accennato prima del Padiglione Malta della Biennale di Venezia. Insieme a Elyse figura Sara Dolfi Agostini curatrice italiana anche di Blitz Valletta – fondato da Alexandra Pace nel 2013 ma ora chiuso – ed è importante segnalare il ruolo di Maria Galea, gallerista e fondatrice di Marie Gallery 5 e ARTZ ID
e di Michela Rizzo, gallerista veneziana che rappresenta l’artista maltese Matthew Attard. Elyse Tonna (1990) ha iniziato a lavorare nel 2017 dopo essersi laureata in architettura, ha poi conseguito un master in Cultural Heritage Management, lavora su progetti di stretta e larga scala, è co-curatrice e direttrice creativa della Gabriel Caruana Foundation (GCF), collabora con Unfinished Art Space, fa parte della piattaforma per artisti emergenti Magic Carpets ed è cofondatrice di no.site.studio che punterà a promuovere interventi di Eco-social architecture. I suoi interessi curatoriali si collocano “all’intersezione tra pratiche ecologiche, post-antropocene, futuri speculativi, memoria collettiva, spazio pubblico, patrimonio vivente e paesaggi minacciati”. Uno dei suoi progetti recenti “Fuse” ha visto la realizzazione di 8 interventi di arte pubblica in prossimità proprio del Design Cluster, coinvolgendo e attirando l’attenzione della comunità del quartiere.

Inside-Out by Samuel Ciantar, photo by Elisa von Brockdorff

THE MILL

Ma in cosa consiste il Gabriel Caruana Foundation (GCF) noto come The Mill (il mulino)? Si tratta di un edificio di 300 anni che nel 2016 si è trasformato in uno spazio d’arte contemporanea che accoglie la Legacy dell’artista Gabriel Caruana e della moglie Mary Rose che negli anni Ottanta aprirono una fondazione. L’obiettivo di The Mill è lavorare all’archivio dell’artista e creare un fulcro creativo per la comunità promuovendo laboratori educativi, progetti sulle stagioni e sul cambiamento climatico. Uno dei progetti in progress è Back to back che prevede una mostra ogni mese mentre uno dei cavalli di battaglia è il programma per artisti emergenti Spring – che vuole rievocare l’idea della Primavera ma anche della “molla”. Il programma si compone di tre filoni: il Processo Creativo, guidato da Elyse Tonna, la Programmazione Artistica, supervisionata da Raffaella Zammit e il Processo di Coinvolgimento, guidato da Martina Camilleri. Spring punta a costruire le basi per il progresso degli artisti emergenti del territorio, fornendo loro le skills necessarie a reperire fondi per realizzare i propri progetti e a comunicare il proprio lavoro. In cambio della formazione e del supporto, The Mill chiede un periodo di collaborazione volontaria in modo tale da poter perseguire la propria mission, condividendo il sapere e le competenze acquisite con una rete più ampia di aspiranti artisti.

MICAS E L’UNIVERSITÀ

Il MICAS, Malta International Art Space, in apertura verso l’autunno del 2024, vuole diventare una vetrina per gli artisti contemporanei locali e costruire un ponte con le altre istituzioni internazionali. Con l’obiettivo di recuperare vecchi edifici di Malta, si è deciso di ristrutturare e intervenire con un articolato progetto architettonico su antiche fortificazioni militari nel quartiere Balzunetta di Floriana. Si riqualificherà il sito del Vecchio Ospizio estendendosi lungo la “Cortina Polverista” (dove si produceva polvere da sparo) fino al bastione La Vittoria, all’adiacente Ritirata e alla Controguardia di San Salvatore con il suo arco a sesto acuto. É un progetto infrastrutturale del Governo di Malta per il settore della cultura e delle arti, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale (9 milioni). Chiamati per questa trasformazione i designer fiorentini di Ipostudio che hanno incorporato i bastioni, posto delle strutture metalliche e chiuso con il vetro. MICAS ospiterà delle gallerie commerciali al suo interno (nell’edificio della Ritirata), residenze artistiche e ha già promosso alcuni interventi e Installazioni outdoor: Ugo Rondinone ha realizzato la scultura The radiant nel 2018, gli Hasting Gardens – dai quali si ammira il porto Marsamxett – ospitano l’installazione di Cristina Iglesias Sea Cave – che verrà trasferita nel Giardino di Sculture di MICAS. La scultura Palm Goddess for Malta dell’artista americana Michele Oka Doner, una forma astratta alta 4 metri che si ispira a sembianze femminili e alle foglie monumentali della Phoenix dactylifera, una palma che abita l’arcipelago maltese, si trova invece davanti ai ruderi del Teatro Reale – distrutto dai bombardamenti nazisti della Seconda Guerra Mondiale. L’opera The Dappled Light of the Sun (Formation I) di Conrad Shawcross – costituita da 6.000 triangoli saldati, che a loro volta formano circa 1.600 tetraedri – è stata acquisita nella collezione permanente di MICAS che ha anche commissionato il lavoro Beacons che spicca sui merli del Bastione La Vittoria: delle coppie di dischi semaforici controrotanti molto grandi – il diametro è di circa 4 metri.

LE BIENNALI DI MALTA E DI VENEZIA, L’UNIVERSITÀ DE LA VALLETTA

La Biennale di Malta, la cui prima edizione in assoluto è stata inaugurata a metà marzo e si concluderà il 31 maggio, segue senz’altro la scia del successo del Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia 2022 con Diplomazija Astuta a cura di Keith Sciberras progetto monografico dell’artista Arcangelo Sassolino che ha riletto in chiave contemporanea il capolavoro di Caravaggio La Decollazione di San Giovanni Battista (1608) nell’Oratorio del Decollato nella Concattedrale di San Giovanni a Valletta. Presso l’Università di Malta è in corso la mostra Sconfinamenti a cura dello stesso Keith Sciberras con opere di Arcangelo Sassolino accostate ai calchi in gesso di Michele Gherardi realizzati per la Scuola del disegno fondata nel Settecento. Nell’università si trovano anche alcune opere di Josef Kalleya (artista che ha vissuto fino a 100 anni). Kalleya considerava il disegno un atto effimero che permette di esplorare ed esperire la realtà; questo insegnamento è prezioso anche per Matthew Attard, artista che con I Follow The Ship si focalizzerà sulla portata concettuale e rivoluzionaria dell’atto del disegnare. Gli occhi per Attard sono organi che non solo permettono di osservare ma anche di rappresentare ciò che ci circonda, sostituendo le mani come strumenti creativi grazie all’uso della nuova tecnologia, in particolare del dispositivo Eye tracker. Il progetto si avvale, inoltre, degli studi archeologici e del supporto di Julia Zerafa del Malta Ship Graffiti Project. Si parte dai disegni incisi sulla superficie delle chiese di pietra calcarea maltese – navi e velieri, che avevano un significato probabilmente propiziatorio – per evocare l’idea di un’isola fatta di relazioni, di commercio e rotte marine: un’isola simbolo del Mare Mediterraneo, pronta ora a puntare sull’arte contemporanea come forza diplomatica, sociale ed economica.

LINKS
Giorgia Basili
Latest posts by Giorgia Basili (see all)
Torna in alto