Miart 2024, vale ancora la pena?

Il ritorno della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea più attesa

Treno in ritardo, metro in ritardo… mi sento in ritardo anche io e qui a Milano c’è un sole che farebbe impallidire le spiagge più rinomate delle estati italiane degli ultimi 20 anni. Nella città della Madonnina fa caldo, c’è tanto smog e una marea di persone di diverse lingue che per un attimo mi danno l’impressione di essere a New York. Si apre il Miart 2024: Un viaggio attraverso i confini dell’arte contemporanea dal 12 al 14 aprile 2024, e come consuetudine Milano sarà il cuore pulsante dell’arte contemporanea con il ritorno della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea più attesa, insieme alla controparte torinese. Organizzata da Fiera Milano con la partnership principale del Gruppo Intesa Sanpaolo e diretta da Nicola Ricciardi, questa edizione promette(va) di superare ogni aspettativa. Ci sono 178 gallerie provenienti da 28 Paesi e oltre 1000 opere di maestri moderni e artisti contemporanei. Se prendiamo solo i numeri e li snoccioliamo, basterebbero a dire che la fiera milanese si conferma un appuntamento imprescindibile per gli amanti dell’arte italiana e internazionale.

Miart 2024, ph. Nicola Gnesi Studio

Quest’anno, però, c’è da notare che la fiera ha voluto spalancare le porte già saldamente conosciute allargando ulteriormente i propri confini geografici e temporali attraverso due nuove sezioni: Portal, curata da Abaseh Mirvali, e Timescape, progetto espositivo a cura della fiera stessa. Nella sezione Established, troveremo mostre che spaziano dalla reinterpretazione di opere italiane come Franco Mazzucchelli e Francesco Gennari, a progetti dedicati ad artisti come Anna Boghiguian, Troy Makaza e Gresham Tapiwa Nyaude. Emergent, curata da Attilia Fattori Franchini, accoglierà 23 gallerie specializzate nella promozione di giovani artisti provenienti da tutto il mondo. Dulcis in fundo, miart sarà arricchita da numerose opere commissionate appositamente per l’edizione 2024, come l’altalena monumentale di Francesco Arena e l’installazione di Vivian Suter. La fiera offrirà anche una panoramica sulla scena dell’arte moderna, con progetti curati che spaziano dal Futurismo al movimento Spazialista veneziano. Possiamo dire che miart non è solo una vetrina per opere d’arte? Diciamo che ha anche un programma culturale dinamico con i Miartalks, in collaborazione con Starbucks Reserve™ Roastery Milano, che ospiterà incontri e conversazioni con figure di spicco nel mondo dell’arte, della musica, dell’architettura e del design? Lo diciamo? Sì, diciamolo anche se non c’è molta novità. E per la serie: se funziona perché cambiarlo, in concomitanza con la fiera, la Milano Art Week offrirà un’ampia gamma di mostre e attività in tutta la città, creando un ambiente vibrante e stimolante per gli amanti dell’arte. È una prassi ormai consolidata come tutti gli eventi di questo genere, ma se dobbiamo segnalare qualcosa di davvero diverso, ecco che miart si propone anche come ponte tra l’arte e il design, collaborando con la Milano Design Week per creare nuove sinergie tra le due discipline. Ho l’impressione di aver già visto questo film molte volte. So anche che in tanti diranno che non sono stato capace di vedere quanto bella sia la fiera (davvero lo è?).

Miart 2024, ph. Nicola Gnesi Studio

Ma torniamo alle gallerie in esposizione, quali hanno opere degne di nota? Per quanto mi riguarda, le gallerie non storicizzate sono quelle che, a mio avviso, hanno mostrato più coraggio. Non voglio segnalarne nessuna per rispetto del lavoro di tutti, ma sicuramente chi ha visto la fiera con un occhio critico non può non aver fatto lo stesso pensiero. Il resto è, come dicevo prima, qualcosa di già visto. Ma chiudiamola, miart 2024 si presenta come una piattaforma inclusiva e diversificata che riflette la ricchezza e la complessità dell’arte contemporanea? Non del tutto. Con la sua capacità di esplorare e superare i confini tematici, spaziali e temporali, miart si conferma un punto di riferimento essenziale nel panorama dell’arte internazionale? Parzialmente. Insomma, è una fiera che vale la pena? Sicuramente per fare affari è cosa buona e giusta, ma non aspettatevi il botto. Qui al massimo hanno usato le miccette. Artissima, a mio avviso, fa ancora scuola, ma questo è solo il parere personale di un addetto ai lavori in ritardo, accaldato che attende il treno sotto il sole di Milano beach.

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Francesco Liggieri
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