Re-stor(y)ing Oceania: un rituale collettivo

 Ocean Space ospita Re-Stor(y)ing Oceania, a cura di Taloi Havini con due commissioni site-specific di Latai Taumoepeau ed Elisapeta Hinemoa Heta
 

Ocean Space, fondata e guidata dalla TBA21 – Academy dal 2019 propone mostre, public program e interventi volti alla promozione di una conoscenza dell’Oceano e dell’ambiente. All’interno della cornice della Chiesa di San Lorenzo a Venezia, Re-Stor(y)ing Oceania racconta non solo di problematiche ecologiche, climatiche e sociali, quanto più della necessità di una cura, ricercandola nelle radici della tradizione.
Così, attraverso le commissioni site-specific di due performance, Ocean Space si propone di risvegliare le coscienze riprendendo una connessione intima con le storie ancestrali, i riti legati al passato e alla natura. In una riflessione inevitabilmente anche sociale, si sposta l’attenzione sulle minoranze, sulle loro prospettive, sul valore delle loro identità e i loro luoghi.

Il rituale

Il legame con la tradizione e il carattere performativo – dunque partecipativo – delle opere in mostra esprimono una forte connessione con la dimensione del rito. Deep Communion sung in minor (archipelaGO, THIS IS NOT A DRILL) di Latai Taumoepeau riflette sulla problematica dell’estrazione mineraria in alto mare: le installazioni azionate dai corpi dei performer si muovono su un canto composto da voci che testimoniano in chiave poetica le storie della comunità natia dell’artista. La performance è la celebrazione del Me’etu’upaki, una cerimonia compiuta a inizio anno a Tongatapu; Latai Taumoepeau invita il pubblico a partecipare a questa invocazione collettiva, a una richiesta di aiuto e cura per l’Oceania. The Body of Wainuiātea di Elisapeta Heta è un’installazione multisensoriale, rappresentazione del rituale del concetto Māori di tikanga, un richiamo alle cerimonie ancestrali, un’esortazione all’agire correttamente nei confronti della natura ma anche di altre culture.
Entrambe le opere assumono una forma rituale, di cerimonia solenne, sacra, in grado di connettere lo spettatore con ciò che lo circonda, sia questo umano o meno. Inoltre, in una prospettiva di relazioni tra diverse culture, la scelta dello spazio risulta fondamentale: la Chiesa di San Lorenzo accentua la sacralità delle performance, creando un ambiente di raccoglimento personale e collettivo.

Elisapeta Hinemoa Heta, “The Body of Wainuiātea”, 2024. Cerimonial performance part of the exhibition “Re-Stor(y)ing Oceania”, Ocean Space, Venice. Co-commissioned by TBA21–Academy and Artspace, and produced in partnership with OGR Torino. Photo: Nicolò Miana

Perché Venezia?

La mostra offre diverse prospettive: da un lato riflessioni e analisi dei problemi, dall’altro soluzioni. Attraverso le performance, infatti, emergono questioni ecologiche ma anche identitarie, spesso strettamente connesse tra loro. Per questo, entrambe le opere costituiscono narrazioni e testimonianze di qualcosa di ignorato, non conosciuto, marginalizzato rispetto alla cultura dominante. Così Re-Stor(y)ing Oceania parla della sparizione di luoghi, della migrazione da isole minori a isole maggiori a causa del cambiamento climatico e, conseguentemente, della scomparsa di identità e tradizioni. Accanto al problema, però, gli interventi performativi di Latai Taumoepeau ed Elisapeta Heta mostrano possibilità e soluzioni attraverso il rituale collettivo, la riacquisizione di tradizioni e la comunicazione di valori appartenenti a una storia che – spesso – è sconosciuta allo spettatore.

Latai Taumoepeau, “Deep Communion sung in minor (ArchipelaGO, THIS IS NOT A DRILL)”, 2024. Exhibition view of “Re-Stor(y)ing Oceania”, Ocean Space, Venice. Co-commissioned by TBA21–Academy and Artspace, and produced in partnership with OGR Torino. Photo: Giacomo Cosua

Per quanto geograficamente e culturalmente distante dai territori delle artiste e della curatrice, Venezia si presenta come un luogo perfetto per accogliere queste problematiche. La Chiesa di San Lorenzo non è solo un’ambientazione suggestiva ma anche uno scenario conforme alle necessità spirituali dei riti; allo stesso modo, la città non è solo una cornice ma parte integrante degli interventi performativi e del public program della mostra.

Così Re-Stor(y)ing Oceania riesce nella costruzione di relazioni di vario genere, consentendo l’integrazione di una pluralità di voci e allargando la storia alle molteplici narrazioni spesso marginalizzate o ignorate. La mostra costituisce un collegamento tra passato e presente, tra tradizione e contemporaneo; un ponte tra luoghi geograficamente distanti, Venezia e l’Oceania; uno spazio comune tra culture diverse, rivestendo una chiesa della sua sacralità e spogliandola dai vincoli di un solo credo. Infine, per mezzo di atti collettivi, legando un individuo alla sua identità e a una comunità.

Elisapeta Hinemoa Heta, “The Body of Wainuiātea”, 2024. Exhibition view of “Re-Stor(y)ing Oceania”, Ocean Space, Venice. Co-commissioned by TBA21–Academy and Artspace, and produced in partnership with OGR Torino. Photo: Giacomo Cosua

Quale comunità?

La costruzione di relazioni e scambi da parte di Ocean Space e in particolare di Re-Stor(y)ing Oceania spinge lo spettatore a riflettere sui rapporti tra uno e molti. Una storia, molte voci; una comunità, più comunità. A quale collettività ci si riferisce allora? I rituali consentono al pubblico di connettersi con un passato, anche se non direttamente e culturalmente vissuto come proprio, che genera un senso di comunità in quanto esseri umani. La mostra allora permette di riflettere non solo su questioni specifiche ma anche universali: così lo spettatore è portato a sentire come proprie problematiche apparentemente distanti dalla sua realtà. In questo modo, intessendo relazioni, creando scambi, risvegliando coscienze.

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Rebecca Canavesi
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