Gli Arcangeli di Berlinde De Bruyckere all’Abbazia di San Giorgio Maggiore

Evento Collaterale della 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la mostra è dedicata al tema dell’arte come luogo di rifugio e riparo.

Dopo aver rappresentato il Belgio alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte — La Biennale di Venezia nel 2013, l’artista Berlinde De Bruyckere torna quest’anno a Venezia con la mostra City Of Refuge III, realizzata in collaborazione con la Benedicti Claustra Onlus e pensata appositamente per gli spazi dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore.

La mostra, che prende il titolo dall’omonima canzone di Nick Cave, è la terza di una serie che l’artista dedica al tema dell’arte come rifugio e riparo da ciò che nella vita ci inquieta. Ed è proprio l’inquietudine che De Bruyckere sembra cercare continuamente nei suoi lavori, attraverso la rappresentazione di corpi umani e animali, opere organiche a cavallo tra ciò che è vivo e ciò che non lo è più, in bilico tra la sofferenza del vivere e la pace. Questa volta, però, l’artista fa di più: ci obbliga a entrare in contatto con la spiritualità della chiesa benedettina del XVI secolo, suscitando in noi i sentimenti contrastanti tipici dei momenti più bui e cupi che ci portano a cercare un approccio al divino, combattuti tra disperazione e speranza.

‘Berlinde De Bruyckere. City of Refuge III’, Abbazia di San Giorgio Maggiore, Venice, 20 April – 24 November 2024. Collateral Event of the 60th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia © Berlinde De Bruyckere. Courtesy the artist and Hauser & Wirth. Photo: Mirjam Devriendt

Le opere di City Of Refuge III dialogano – e allo stesso tempo entrano in contrasto – con l’architettura monumentale dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore, la sua funzione, il suo simbolismo, la sua storia.

All’entrata veniamo accolti da tre figure che si ergono sopra i visitatori: sono tre Arcangeli, che occupano parte della navata centrale, delle laterali e del transetto, figure ibride intermedie che accostano l’umano al divino. Ciascuna delle sculture è composta da tre elementi: un piedistallo, un grande specchio – che moltiplica il soggetto e l’ambiente circostante – e uno stendardo monumentale che accentua l’aspetto rituale. Gli Arcangeli di De Bruyckere sembrano levitare sopra il pavimento, in punta di piedi sul bordo del piedistallo, ma con la testa e il busto che si sporgono verso il basso.

Oggi la Chiesa cattolica riconosce l’esistenza di tre Arcangeli, cioè i tre citati nelle Scritture: Michele, Gabriele e Raffaele. Il loro compito, oltre alla contemplazione di Dio, è comunicare all’uomo in modi diversi la sua volontà, essere d’ispirazione per gli esseri umani, catalizzatori della Grazia divina. Sono figure che nei secoli troviamo raffigurate in modo glorioso, con ali, aureole dorate e scintillanti armature. Non si può dire lo stesso degli Arcangeli dell’artista belga, nascosti da un mucchio di coperte e presentati in una posa ambigua, squilibrata, in procinto di cadere: non hanno nulla di celestiale, ma anzi sono quanto più vicino alla condizione umana si possa immaginare.

‘Berlinde De Bruyckere. City of Refuge III’, Abbazia di San Giorgio Maggiore, Venice, 20 April – 24 November 2024. Collateral Event of the 60th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia © Berlinde De Bruyckere. Courtesy the artist and Hauser & Wirth. Photo: Mirjam Devriendt

Corpi come reliquie li ritroviamo poi anche nelle vetrine murali esposte nel lungo corridoio delle gallerie del Monastero. Sono rami personificati, pelli scorticate e parti del corpo ferite fuse in cera, che si trasforma in carne martoriata da lividi, ferite e amputazioni. Il confine tra la vita e la morte, il reale e l’immaginario, è sottilissimo.

Le mie sculture si generano da sé – racconta Berlinde De Bruyckere – ognuna ritrae la propria brama di esistere e la tribolazione del proprio venire alla luce. Ma alla fine rimangono isolate, rivelando la loro solitudine esistenziale. Il mio obiettivo qui è quello di far sì che non si guardi alle mie opere come a qualcosa di bello. Voglio toccare le persone laddove hanno paura di essere toccate. Affrontare quello che non riescono a descrivere con le parole.

E possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto.

‘Berlinde De Bruyckere. City of Refuge III’, Abbazia di San Giorgio Maggiore, Venice, 20 April – 24 November 2024. Collateral Event of the 60th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia © Berlinde De Bruyckere. Courtesy the artist and Hauser & Wirth. Photo: Mirjam Devriendt

Il rapporto dell’artista con la natura è quello invece presentato nella Sacrestia, dove troviamo esposta un’installazione site-specific composta da vecchi tavoli per la saldatura di metalli su cui sono posti tronchi d’albero abbattuti o morti, ricoperti da una colata di cera. Quest’opera cattura la nostra attenzione perché la natura morta qui è simbolo di resurrezione: i frammenti di natura decomposti, infatti, subiscono sì un congelamento, ma allo stesso tempo danno speranza di tornare a una nuova vita.

City Of Refuge III rappresenta sicuramente un’esperienza profonda, che fa riflettere. Le sculture di De Bruyckere, grazie anche al suggestivo spazio in cui sono allestite, danno vita a un dialogo emotivo e riflessivo, invitando il pubblico a esplorare le fragilità dell’esistenza umana.

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Francesca De Pra
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