La personale di Cosimo Casoni a NY

Sliding Windows: una mostra nata dalla collaborazione tra la galleria newyorchese IRL e lo spazio romano Contemporary Cluster

Si è da poco conclusa Sliding Windows, la personale dell’artista fiorentino Cosimo Casoni nella galleria newyorkese IRL, a cura di Benedetta Monti. Dopo la mostra di Dario Carratta, Sleepwalkers’ Nostalgia, sempre a cura della giovane romagnola Monti, IRL conferma e conclude la collaborazione con Contemporary Cluster, lo spazio romano insediato a Palazzo Brancaccio.

Il titolo, Sliding Windows, è un chiaro riferimento alle ultime opere dell’artista. Dal Rinascimento fino alla contemporaneità, l’idea di utilizzare la finestra per incorniciare il paesaggio dagli interni domestici o offrire un fermo immagine della vita domestica è stato esplorato in lungo e in largo, come espediente pittorico: Mantegna (Martirio e trasporto di S. Cristoforo), Antonello da Messina, Giovanni Bellini (Pala di Pesaro), Vermeer, Friedrich (Donna alla finestra), von Menzel, Hopper, Picasso, Matisse (Finestra a Tangeri), Bonnard, Magritte (La Chiave dei Campi, La condizione umana), Dalì, fino ad artisti attuali come Leandro Erlich.

Se l’espressione inglese “Sliding Doors indica degli scenari che cambiano velocemente e fortuitamente scatenando, per varie coincidenze spazio-temporali, effetti imprevisti e sorprendenti, “Sliding Windows” invece, può avvertirci che non abbiamo a che fare con elementi contingenti e passaggi tra ambienti similari. Bisogna altresì considerare dei poli spesso opposti: il dentro e il fuori, lo sguardo e l’oggetto di osservazione, il paesaggio ordinato e georgico toscano e l’irriverenza vernacolare dal sapore underground.

Panni Appesi #2, 2023

Cosimo Casoni (Firenze, 1990) usa il telaio della finestra per evidenziare degli elementi, circoscriverli o far slittare le diverse dimensioni l’una accanto all’altra, sullo stesso piano, amalgamando primo piano e sfondo, portando tutti gli elementi a galla, sulla medesima superficie.

Vivendo tra la maremma e Milano, Casoni include i paesaggi che lo circondano, riprendendo la lezione dei Macchiaioli ma usando una gamma cromatica ipersatura e cangiante, sotto la pellicola di un filtro rosato. Così, la natura stessa muta e rivela la sua qualità fittizia, la manipolazione attuata dallo sguardo antropico. Alberi, case e colline subiscono, inoltre, un effetto strascicato come fossero allungate orizzontalmente dalla pennellata e stessimo osservando distese di paesaggi dal finestrino di un treno. La realtà perde nitidezza per l’eccessiva luminosità delle morbide campagne toscane…o è la nostra memoria che non riesce ad afferrare le collezioni oniriche di una mente peregrina?

In Panni Appesi #2, 2023 Casoni riprende l’immaginario pittorico e un’esperienza di vita quotidiana che fa pensare – riducendola spesso a stereotipo – al Belpaese, rievocando – come afferma la curatrice – Sull’aia, 1865, di Sernesi. L’artista interviene su questo frammento fotografico di tessuto collettivo, circondandolo con la riproduzione di piastrelle rosse che riprendono il pattern-griglia della tovaglia stesa, mentre la morbidezza dei risvolti e delle pieghe degli abiti si ritrovano nei segni rossi, apportati con le dita, sulle persiane verdi, sulla parete ocra e sul piastrellato.

Déjà vu #10 (Baratti), 2023 propone un assaggio della Costa degli Etruschi con il cielo e il mare sporcati di vernice fucsia. Il pontile, che taglia in basso la superficie dell’acqua, viene rimarcato dalle bande di pittura aggiunte alle estremità della veduta marina. Gli interventi più rapidi – le nervature rosso carminio – registrano una pulsione da graffito o murales. Ciò che viene restituito del golfo di Populonia è frutto del prelievo da un database di scatti online: basta cercare la località “Baratti” su Google Immagini e il preciso taglio fotografico sulla costa sbucherà fuori. Stessa processualità si indovina in Déjà vu #11 (Marina), 2023.

In Déjà vu #12 (1 up), 2023 compare, su una distesa di casupole e chiome vestite d’Autunno, lo sticker del celebre funghetto che regala una vita a Super Mario, mentre con la pressione palmare viene tracciato, in un violaceo spento, un portale trilitico (archetipo della soglia), decorato sull’asse sommitale da una corona a 5 punte, altro lascito del linguaggio espressivo street – come si vede, ad esempio, nei dipinti di Jean-Michel Basquiat. Il modo in cui 1 up viene rappresentato simula lo strappo, come quando vogliamo rimuovere un adesivo da un supporto e la colla ci tradisce.

Déjà vu #12 (1 up), 2023

La sovrabbondanza di riferimenti pop rimanda alla proliferazione di contenuti in una cultura globalizzata e figlia del capitalismo, in questo Casoni riprende l’idea dadaista dell’object trouvè o del ready-made duchampiano e si inserisce nel filone dell’appropriazionismo americano, giocando non tanto sul confine tra figurazione e astrazione ma sulla miscela dei linguaggi, per un montaggio che si allontana dall’idea cinematografica per abbracciare le sub-culture del web. L’idea della finestra si svela così come risultato di un mondo che guarda alle piattaforme online, ai pop-up pubblicitari nei siti internet e alle simulazioni come nuove frontiere virtuali ma non riesce a distaccarsi del tutto dalla realtà concreta “in carne e ossa” che si cerca di includere e convogliare in nuove logiche vitali. Non c’è, quindi, un cambio di rotta – dalla modalità offline alla modalità connessa – ma la ricerca, quasi compulsiva, di un approccio attivo alla realtà: una presa di coscienza e di posizione in un magma socio-economico, politico e relazionale sempre più difficile da navigare.

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Giorgia Basili
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