Salone del Mobile vs Biennale Arte

Una nuova puntata del nostro “Bar dell’arte contemporanea” con un commento sul topic più caldo delle ultime settimane

Nelle ultime settimane, tra un “Ma che diamine, i cantanti devono cantare e non fare mostre!” e un “Non riesco a capire quale sia la logica di fare mostre con il buio totale!” seppur nel silenzio generale del pensiero collettivo, ecco arrivare il tema 2024, assoluto fino alla prossima puntata: Salone del Mobile nello stesso periodo della Biennale Arte, o se preferite: SdM VS BA!

Lo so, lo so, cosa vi state chiedendo da giorni: come mai non si dice nulla al “Bar dell’arte” sul fatto che Biennale Arte e Salone del Mobile quest’anno siano stati organizzati nella medesima settimana? Come non si dice nulla? Chi l’ha detto! È stato il topic delle ultime settimane! Iniziamo: Artribune fa una serie di domande agli uffici stampa più famosi del fantastico mondo dell’arte in Italia, e tutti – chi più seriamente, chi invece meno – rispondono dicendo praticamente la stessa cosa: “È una gran cazzata!”. Ed è vero! Voglio dire: se a Milano hanno cercato di dimostrare alla corazzata Biennale che loro “ce l’hanno più grande”, beh, hanno proprio sbagliato… Insomma, solo dei pazzi si metterebbero a fare la guerra (sigh!) a mamma Biennale. E’ come sperare che (l’ennesima) mostra di Picasso non sia visitata, improbabile.

Eppure, la storia del mondo è anche composta da pazzi che lo cambiano. Ma non credo sia questo il caso, insomma, è vero che a Milano si fanno gli affari che contano e che negli anni è sempre stata in crescita e che da fuori è considerata l’unica vera metropoli che abbiamo nel bel Paese, ma guai a provare a fare le scarpe a Venezia! Neanche gli stranieri lo approverebbero! Me li vedo nei loro uffici super illuminati, con i bagni scintillanti e il PM10 alle stelle (cosa in comune spesso con Venezia), che si guardano e dicono: “Ebbene sì, siamo Milano, possiamo!” Mentre a Venezia, nei luoghi bui e umidi dell’Arsenale, di cui parla anche il sommo poeta nell’Inferno, alla notizia del Salone rispondono a modo: “Ghe sb@*o!” E poi se la ridono perché si sa che al terzo spritz è sempre da ridere. Tornando al topic: c’è sempre una prima volta. E anche se c’era un 1% di probabilità che la Biennale uscisse sconfitta da questa sfida così non è stato… cento e tot anni di Biennale, è praticamente immortale! Anche se il NY Times si chiede se Pedrosa la salverà…insomma cosa devono salvare? È una macchina che funziona da sola, che traina una città, che dà da mangiare perfino alle pantegane….!

Biennale Arte 2024, ph. Andrea Avezzù

Quindi, come è finito il tutto? Chi può saperlo, di certo la Biennale è bella salda al suo posto e la sovrapposizione con il Salone rimane un mistero e soprattutto una “gran cazzata!” perché di fatto ha reso impossibile la vita non solo agli addetti ai lavori, come noi giornalisti, ma anche a quei “party addicted” che non se ne perdono una. Dannazione, quanto avremmo voluto poterci clonare, e invece abbiamo dovuto ammorbarci con del vino scadente all’ennesimo evento di dubbio gusto dell’artista tal dei tali, curato dal curatore che non vuole abdicare, ma che al momento lubrifica per bene tutti i suoi potenti contatti nell’attesa di una posizione di rilievo… Beviamo!

Per concludere, non mi resta che fare i complimenti a tutti coloro che hanno dovuto affrontare questa sfida e sperare che, nonostante le difficoltà, alla fine sia potuto emergere qualcosa di positivo da questa “gran cazzata”. Mi piacerebbe che fosse una barzelletta, ma non lo è. Volevo concludere con un piccolo dettaglio per gli amici di Milano: lo spritz si fa con prosecco, Aperol, Select, Campari e poco ghiaccio, non ghiaccio a go go! E poi il resto! Qui a certe cose ci teniamo di più.

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Francesco Liggieri
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