La 40esima edizione di Art Brussels

Art Brussels ha compiuto 40 anni e lo ha fatto con gran classe: 177 gallerie da 30 Paesi e circa 800 artisti esposti. Punti-cardine? Innovazione, diversità e inclusione

Finalmente una fiera che non stanca, in cui la qualità non è un concetto astratto e non ci si riempie la bocca di parole! Viene voglia di approfondire il lavoro degli artisti esposti e, se anche si punta alla vendita, le opere non si limitano a strizzare l’occhio al collezionista ma sollevano interrogativi, incuriosiscono, chiedono al fruitore di soffermarsi per cogliere le storie che racchiudono e le sfumature, anche quelle impercettibili, che le caratterizzano.

La quarantesima edizione di Art Brussels (26 – 28 aprile), era articolata in 5 sezioni – 37 gallerie in DISCOVERY, 120 in PRIME, 11 in REDISCOVERY, 9 in INVITED, 27 in SOLO. Vi proponiamo qui una panoramica che seleziona gli aspetti salienti o che semplicemente ci hanno colpiti.

LA PATINOIRE ROYALE BACH

Iniziamo dal Padiglione 6 con For a language to Come, il Booth concepito da La Patinoire Royale Bach in cui incontriamo il lavoro di Manuel Abendroth. L’artista impiega un database di 6.000 parole francesi, 8.000 tedesche e 6000 inglesi, legate alla denominazione dei colori. Dalla combinazione di una coppia di parole prese da questo archivio ne ricava una terza, unendo le prime due e cambiando l’ordine interno delle lettere grazie al supporto di un algoritmo. “Alunissage”, ad esempio, è la risultante dellunione di nuage e sisal; “croyance” di cyan e ocre; “wortinterpretation” viene da nattier e portweinrot. La parola più lunga è “maedchenfussballabteiung” che unisce faschingsblau e mandelbluete; “Abbinderegulator” deriva invece dai due colori bleigrau e abendrot, rimandando al cognome dellartista stesso.

Alice Anderson propone invece uninstallazione di 41 statuette o Spiritual machines” che mostrano, avvolti in sudari di filo di rame, alcuni oggetti, soprattutto elettrodomestici, danneggiati o fuori uso. I Digital Objects assumono quindi unaura preziosa e la protezione che ricevono grazie al filo che li riveste si connette all’idea dell’importanza di preservare la tecnologia e la cultura.

Litia Albuquerque, infine, artista nata a Santa Monica ma originaria della Tunisia, è stata una delle prime land artist donne e ha introdotto il pigmento in natura. Durante la Biennale del Cairo del 1996 ha presentato unazione che partiva dal suo interesse nel riscontrare pattern geometrici in natura. I segni sulle fotografie mostrano punti – che vengono concepiti come il riflesso del cielo sulla terra – e altre forme geometriche che rievocano gli alveari giustapposti sulla sabbia del deserto, accanto alle Piramidi di Giza. Litia crea quindi un disegno che sarebbe ideale osservare dallalto, impiegando il pigmento blu – che per lei significa cielo e mare, mentre il rosso indica il fuoco e il giallo il sole.

Art Brussels 2024, ph. David Plas Templon

GLI ALTRI STAND

Accanto alla galleria Le Patinoire, troviamo lo stand promosso dalla Fédération Wallonie-Bruxelles, con il progetto di Rokko Miyoshi. Lartista, interessato al tema della Decolonizzazione, ha collezionato circa 200 fotografie degli anni Cinquanta che riguardano The United Fruit Company, corporazione che deteneva il monopolio per l’importazione di frutta tropicale, famoso oggi con il nome di Chiquita Banana.

Varcato l’ingresso della fiera, invece, ci si trova dirimpetto lo stand di Maruani Mercier con un’efficace installazione dell’artista Bea Scaccia (1978, Veroli) che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma con Gino Marotta, acrilico e aerografo su tela creano composizioni conturbanti in cui femmineo e mostruosità si miscelano in onde di capelli, pellicce e gioielli.

La galleria The Goma (Madrid) presenta uno stand tutto dedicato a Cristina Garrido che, partendo dalla documentazione fotografica di performance iconiche della storia dellarte contemporanea – Yves Klein, Vitò Acconci, Piero Manzoni, Joseph Beuys, Simone Forti -, le ripropone aggiungendo l’elemento del colore. Lo scopo è alimentare uno sguardo critico sull’istituzionalizzazione di un’opera d’arte e sulle direttive accademiche che ne validano l’inclusione nella Storia dell’arte, interrogandosi sulla presunta neutralità del fotografo che documenta le azioni performative e sulla concezione aberrante del “femminile” legato al colore e del “maschile” legato al disegno.

Da Galerie Suzanne Tarasieve (Parigi) si segnala un’opera della nuova star Eva Jospin, rappresentata da circa un anno da Galleria Continua e in mostra a Venezia al Museo Fortuny, mentre nella galleria parigina Papillon l’artista francese e marocchino Mehdi-Georges Lahlou (1983) crea delle sculture in cui busti umani si fondono con la botanica.

Si apprezzano anche le opere di Paul Rouphail e Léo Luccioni da Stems Gallery (Ixelles, Belgio) e l’opera minuziosa, resa con le matite colorate, di Solène Rigou presso la svizzera Galerie C (Neuchâtel, Parigi). Da Templon (Parigi, Bruxelles, New York) l’installazione di Jeanne Vicerial, che avevamo già incontrato a Villa Medici a Roma come borsista. È un’artista classe 1991, specializzata nelle Arti Decorative e nella creazione di abiti su misura che bandiscono allo stesso tempo gli sprechi.

Tra le proposte dall’Est-Europa spicca nell’area DISCOVERY Zina Gallery, galleria rumena del sud della Transylvania. Lo stand presenta i dipinti surreali di Charles de Bisthoven (1992, Liège, Belgio) in dialogo con le ceramiche spaziali di Lorena Cocioni (1995) di base a Bucharest.

Nel booth dell’ungherese Ani Molnár Gallery (Budapest) si notano il lavoro acquerello su carta di Radenko Milak Descending a staircase e le particolari nature morte di Sándor Körei Bordeaux glass vase with pink limonium, 2024 che si pongono in un territorio ibrido tra installazione, design e ispirazione pittorica.

Da Nino Mier (Los Angeles, Bruxelles, New York) gli occhi magnetici nel dipinto di Mia Blanco e le piccole stregonerie di Lisa Ivory.
Art Brussels 2024, ph. David Plas Templon

LE GALLERIE ITALIANE E I PREMI DI ART BRUSSELS

Bellissimo il booth di Monitor con il solo show di Oscar Giaconia che presenta delle opere inedite. Concepiti per la fiera anche i lavori di Daniel V. Melim, di Nicola Samorì e di Matteo Fato.

Spiccano poi la fiamminga Tim Van Laere Gallery che ha però aperto da pochi mesi una sede romana; la già menzionata Richard Saltoun; Galleria Poggiali con il lavoro di Amy Bravo, artista di origine italo-cubana (nata nel 1997, New Jersey) che presenta composizioni polimateriche dal forte impatto visivo.

Nella sezione REDISCOVERY, fra l’altro vincitrice del premio sponsorizzato da SOFAM, si distingue Richard Saltoun Gallery (London, Rome, New York) con uno stand raffinato con piccole sculture di Carmen DIONYSE (1921-2013) e opere di TOYEN (1902-1980) carboncino e pastello su carta che mostrano un gusto surrealista molto personale.

Marion Verboom rappresentata in questo caso da Galerie Lelong & Co. (Parigi) ma anche da Wentrup, galleria berlinese che ha appena aperto una sede a Venezia, ottiene il riconoscimento Sculpture Project – Art for the City e realizzerà una scultura monumentale per la città, parte di un piano urbanistico di sviluppo.

SOLO Prize per il migliore stand dedicato a un singolo artista è stato aggiudicato da Paulo Nimer Pjota, rappresentato dalla galleria Mendes Wood DM (Bruxelles).

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Giorgia Basili
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