Not Yet: a Trieste la nuova mostra di Matteo Attruia 

Un percorso fatto di contraddizioni, contrasti e fraintendimenti volontari che l’artista ci suggerisce con opere ironiche

Prima di conoscere Matteo Attruia non avevo mai fatto così tanta attenzione alle parole che incontravo. Certo, ne ero attento nel processo di selezione necessario per parlare e per scrivere, ma mai avevo considerato le parole come dispositivi di interrogazione e di “sabotaggio” della realtà. Attruia, invece, ce lo insegna con i suoi lavori e lo fa, sala dopo sala, anche nella sua ultima mostra personale NOT YET, realizzata presso la galleria MLZ Art Dep di Trieste e aperta fino a sabato 8 giugno. Una mostra che potremmo definire antologica, se non fosse che, per ragioni di spazio, non tutte le opere di Attruia sono lì presenti. Tuttavia, insieme a lavori storici e più celebri dell’artista, troviamo anche opere inedite che proseguono coerentemente la narrazione della sua carriera.

Nato a Sacile, in provincia di Pordenone, Matteo Attruia, è un artista che utilizza numerose pratiche espressive. I suoi lavori sono esposti in tutto il mondo e dal 2018 è entrato a far parte anche della Collezione Illy realizzando una delle celebri tazzine d’artista. Potremmo dire che il processo artistico di Attruia, qualunque sia la tecnica che utilizza, è la scrittura. Non importa se l’opera che crea è una fotografia, una scultura o un neon, quello che emergere è sempre la parola, e quando questo non accade è il titolo che diventa uno strumento per completare il significato e il valore dell’opera stessa.

Matteo Attruia, Not yet, galleria MLZ Art Dep

La chiave di lettura del suo lavoro è sicuramente l’ironia. Attruia ci pone sempre di fronte a paradossi alfabetici, dove lo spettatore rimane spaesato o completamente folgorato di fronte a quel cortocircuito visivo. Attruia non crea niente, non aggiunge qualcosa di nuovo nel mondo, il suo è un lavoro più certosino: osservare la nostra quotidianità, prendere in prestito quello che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi e rivelarcelo sotto una luce diversa, così come farebbe un moderno giocoliere di parole e significati.

Già all’ingresso della mostra si nota il processo artistico di Attruia. Sul portone della galleria MLZ Art Dep ci colpisce la scritta “ATTENTI” a cui sono state cancellate le parole “AL CANE”. “ATTENTI” diventa un invito che l’artista rivolge al visitatore. L’elemento di minaccia “il cane” viene eliminato e con lui anche il pericolo che rappresenta. Non si deve più stare attenti per una possibile minaccia, ma bisogna esserlo per comprendere e capire quello che vedremo non solo in mostra, ma anche nella realtà che ci circonda. L’opera diventa il suggerimento a rimanere sempre vigili per comprendere quello che si ha sotto agli occhi.

La visita è un labirinto di casualità visiva e implicita consapevolezza di chi osserva, tutto condito da suggerimenti che l’artista lascia come trappole nelle varie sale.

Matteo Attruia, Not yet, galleria MLZ Art Dep

Ai due lati opposti della galleria, una di fronte all’altra, ci sono due scritte: SINCERA e MENTE, un lavoro che è impossibile vedere nella sua interezza, ma che può essere osservato solo una parte alla volta. Attruia mette in risalto l’ossimoro contenuto nella parola “Sinceramente”, sincerità e menzogna. L’opera delimita i confini della mostra, lo spazio in cui l’artista fornisce gli strumenti per una riflessione profonda sul mondo dell’arte, ma anche sulla nostra quotidianità. Dov’è il confine tra ciò che è vero e ciò che è solo menzogna o apparenza?

Di fronte alle opere di Attruia si comprende che dietro a quell’estetica attrattiva e a quell’ironia canzonatoria si cela sempre una riflessione più profonda, così ampia in cui è facile perdersi.

Una delle sue opere più significative è sicuramente io abito, un abito sartoriale realizzato in coperta isotermica, il dispositivo di sopravvivenza che viene utilizzato per fornire calore in casi di emergenza. Questa volta è il titolo a innescare l’opera, un lavoro delicato dietro cui si nasconde la riflessione sulla difficoltà di trovare un proprio spazio abitativo, un luogo di accoglienza e protezione. L’ironia si trasforma in tragedia e il nostro pensiero va al mare, al destino dei migranti che, dopo viaggi violenti ed estenuanti, trovano in quella coperta il primo calore dell’ospitalità. Ecco che i colori oro e argento abbelliscono ironicamente quella tragedia e incorniciano l’utilità e la preziosità di quello strumento.

Tra le opere inedite spicca su tutte il sigillo tombale, Senza titolo, un richiamo ai lavori iniziali di Attruia, ai quali venivano sottratte alcune lettere delle epigrafi per formare delle nuove parole. Tuttavia, l’operazione che adesso compie l’artista è radicale: eliminare ogni lettera che era stata apposta sulla lastra di marmo. I nomi e le parole che erano state posizionate lì per ricordare il defunto vengono cancellate e con loro anche la sua memoria. Un’azione che innesca una riflessione profonda sul concetto di oblio, e che riporta l’oggetto alla sua condizione di semplice materia. La lapide torna a essere marmo bianco di Carrara e la sua immanenza si pone in contrasto con la levità e la precarietà del concetto di memoria. 

Matteo Attruia, Not yet, galleria MLZ Art Dep

NOT YET è un percorso fatto di contraddizioni e contrasti, di fraintendimenti volontari che l’artista ci suggerisce con opere ironiche, ma che contengono tutti gli strumenti necessari per delle riflessioni più profonde. Matteo Attruia ci fa sorridere e allo stesso tempo riesce a lasciare sulla bocca di chi osserva un sapore amaro. Accade anche con l’opera più piccola esposta Not yet, che paradossalmente è anche quella che dà il titolo alla mostra. Un bigliettino d’attesa dell’eliminacode sui cui è stato scritto “Not yet” (“Non ancora”), un’opera che ci lascia interrogare su quando sarà il nostro turno e ci abbandona a quell’amara paura che forse non lo sarà mai.

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Alessio Vigni
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