Alla Fondation Beyeler una mostra in continua evoluzione

Per la prima volta negli oltre 25 anni di storia della Fondation Beyeler, gli spazi del museo e il parco circostante vengono ripensati da sette curatori e trenta artisti per dare vita a un’esperienza unica nel suo genere

La Fondation Beyeler a Riehen è un locus amoenus alle porte di Basilea, circondato dal verde e da animali al pascolo. Renzo Piano, che ha progettato la sede nel 1997, è riuscito a unire armoniosamente natura, architettura e arte, dando così vita a un museo perfettamente integrato con l’ambiente circostante. La Fondation è una tappa obbligatoria soprattutto durante Art Basel, la fiera di arte contemporanea più importante al mondo, che per quattro giorni attira in città collezionisti e addetti ai lavori provenienti da ogni continente.

Nel corso degli anni la Fondation Beyeler ha ospitato indimenticabili mostre monografiche, come quelle dedicate a Marlene Dumas, Doris Salcedo, Rudolf  Stingel, Maurizio Cattelan, Jenny Holzer e molti altri. Oggi, fino all’11 agosto, la Fondation propone una mostra fuori dagli schemi, in collaborazione con Luma Foundation: si tratta infatti di un’esposizione in continua evoluzione, che non è mai la stessa nel corso della sua durata. A partire dal titolo, inizialmente Dance with daemons, mentre scriviamo Echoes Unbound, ma che nelle prossime settimane verrà sostituito da altri quattordici titoli.

Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2024 © Roni Horn; Josef Albers and Anni Albers Foundation; Mondrian/Holtzman Trust c/o HCR International Warrenton, VA USA; Ellsworth Kelly; 2024, ProLitteris, Zürich Photo: Mark Niedermann

Il lavoro è corale e coinvolge trenta tra scienziati, filosofi, architetti, musicisti e poeti, chiamati a portare la loro visione  e a entrare in relazione con la splendida collezione permanente  della Fondation.  Solo per citare qualche nome: Pierre Huyghe, Fujiko Nakaya, Carsten Höller con Adam Haar, Federico Campagna e Marlene Dumas, che sono stati guidati da una curatela altrettanto collettiva formata da Sam Keller, Mouna Mekouar, Isabela Mora, Hans Ulrich Obrist, Precious Okoyomon, Philippe Parreno e Tino Sehgal. Il risultato è una mostra libera e divertente, che stimola la riflessione e sottolinea come lo scambio interdisciplinare sia una pratica che le istituzioni dovrebbero adottare più spesso.

Se l’obiettivo era quello di presentare questa mostra come un organismo che cambia e si trasforma in continuazione, possiamo dire che la Fondation l’ha centrato con grande coraggio. Nel percorso troviamo accostamenti azzardati ma che funzionano, grazie anche a un allestimento che gioca con le opere, avvicinando artisti distanti tra di loro non solo per epoca ma anche per pratica artistica. Ogni giorno è possibile assistere a qualche cambiamento: i più fortunati, infatti, possono vedere gli operatori museali spostare quadri da una parte all’altra del museo e assisterli mentre li appendono, proprio come se stessero assistendo a un “the making of”.

Installation view Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2024 Photo: Mark Niedermann

Nel momento in cui scriviamo i Flowers (1965) di Andy Warhol sono accostati al magnifico The hungy lion attacking an antelope (1898/1905) di Henri Rousseau, mentre le donne (1960) di Giacometti sono presentate in contemplazione  delle opere di Francis Bacon (1971) letteralmente attaccate a quelle concettuali (2019) di Rudolf Stingel. Nella sala dedicata alle statue, invece, troviamo Titi (2004/2009) di Jeff Koons faccia a faccia con Jean Tinguely (1962), mentre Woman with hat (1961) di Picasso sembra sfidare una testa di Georg Baselitz (1979-1980). 

Installation view Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2024 © Rudolf Stingel; Succession Alberto Giacometti; The Estate of Francis Bacon; Cildo Meireles; 2024, ProLitteris, Zürich Photo: Mark Niedermann

Tra i più contemporanei, una maschera dorata appoggiata su una panchina e un mucchio di pillole bianche e rosse sparse per terra ci ricordano la presenza in mostra rispettivamente di Pierre Huyghe e di Carsten Höller. Quest’ultimo inoltre, insieme al neuroscienziato Adam Haar, presenta una delle installazioni più suggestive dell’esposizione, che invita a dedicare un’ora della propria visita ad un “power nap”. Si tratta di Dream Hotel Room 1: dreaming of Flying with Flying fly agarics (2024), una stanza dove è possibile dormire su un letto dotato di un meccanismo che lo fa muovere come un tappeto volante. Spente le luci, sopra la testa si muove un fungo dai riflessi rossi (ricorrente nelle opere di Höller), mentre dagli altoparlanti si sentono frasi che invitano a riflettere sui concetti di sonno e sogno. I sogni vengono inoltre rilevati tramite alcuni sensori installati nel materasso, che misurano la frequenza cardiaca, la respirazione e i movimenti. Le diverse fasi del sonno e l’intensità del sogno sono sincronizzate con i movimenti del letto: un’esperienza davvero unica e suggestiva, che è possibile prenotare anche per un’intera notte tramite il sito della Fondation.

Installation view Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2024 Pierre Huyghe, Photo: Stefan Bohrer

Un’altra collaborazione degna di attenzione è quella tra il filosofo Federico Campagna e l’architetto Frida Escobedo che hanno creato A library as large as the world, una biblioteca fatta di bamboo, lana e cartapesta che ricorda i giardini di Pantelleria e che raccoglie 800 libri divisi in quattro sezioni,  corrispondenti alle quattro stagioni.

Nel giardino,  oltre alla monumentale torre di Philippe Parreno, una piccola serra attira l’attenzione del visitatore. The sun eats her children di Precious Okoyomon, che abbiamo visto anche alla Biennale Arte di Venezia nel 2022, è un ecosistema che raccoglie specie di fiori con caratteristiche tossiche. Oltre alla presenza di un orso meccanico che giace a terra e, di tanto in tanto, si sveglia dal sonno emettendo un urlo, il dettaglio che più colpisce in questo paradiso velenoso sono le bellissime farfalle che, per tutta la durata della mostra, vivono, si riproducono e muoiono all’interno di questo giardino.

Installation view Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2024 Precious Okoyomon, the sun eats her children, 2024 Flowers, butterflies and sound, courtesy of the artist © Precious Okoyomon Photo: Stefan Bohrer
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Francesca De Pra
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