Creare dal nulla. Ovvero come il giovane Rauschenberg cancellò de Kooning dal suo tempo

La storia della nascita di Erased de Kooning drawing di Robert Rauschenberg

Era una sera d’autunno del 1953, una di quelle sere che a New York porta quell’aria mista tra un imminente pioggia e un caldo vento. In questa scena abbiamo un giovane Robert Rauschenberg, artista con gli occhi pieni di inquietudine e idee rivoluzionarie, almeno per lui. Abbiamo la scenografia e il protagonista ed è bene non abusare del vostro tempo e andare avanti con il racconto. Il nostro bussò alla porta di quello che lui reputava il suo maestro in spirito, Willem de Kooning. I due non si conoscevano o meglio il primo conosceva il secondo, il secondo non sapeva neanche chi fosse il primo quando se lo trovò davanti alla porta di casa.

De Kooning, un uomo imponente dai modi bruschi ma gentili, lo accolse nel suo studio, un luogo dove le pareti erano coperte da tele grandi e potenti, esplosioni di colore e passione che parlavano di un mondo interiore tumultuoso.

“Che cosa ti porta qui, giovanotto?” chiese de Kooning, guardandolo con curiosità.

“Ho un’idea, Willem,” rispose Rauschenberg, esitando per un momento. “Un’idea che potrebbe sembrare folle, ma che per me è necessaria. Vorrei cancellare un suo disegno.”

De Kooning lo fissò, cercando di capire se stesse scherzando, ma si accorse subito che negli occhi di Rauschenberg c’era solo serietà.

“Perché mai vorresti fare una cosa del genere?”

“Perché sento il bisogno di creare partendo dalla distruzione. Non posso limitarmi a cancellare un mio lavoro. Deve essere un’opera di qualcuno che ammiro, qualcuno che rappresenta un’epoca. Solo così la mia azione avrà un senso.”

De Kooning rimase in silenzio, riflettendo. Poi annuì lentamente.

“Capisco. Vuoi rompere con il passato per creare qualcosa di nuovo. Bene, vediamo cosa posso fare per te.”

Si alzò e si diresse verso un cassetto, estraendo un disegno che sembrava scelto con cura.

“Ecco,” disse, consegnandogli il foglio. “Questo è uno dei miei preferiti. Non sarà facile cancellarlo.”

Rauschenberg prese il disegno con assoluta reverenza.

“Grazie, Willem. Prometto che questa sarà una nuova forma di creazione.”

Il giovane scappò letteralmente verso le strade autunnali di New York per perdersi all’orizzonte.

Per giorni e notti, Rauschenberg si chiuse nel suo studio. Ogni tratto di carboncino, ogni sfumatura di inchiostro e pastello, ogni segno del genio di de Kooning venne gradualmente rimosso, strato dopo strato. Il processo era meticoloso e richiedeva una pazienza infinita, ma Robert sentiva che ogni cancellazione era un passo verso la sua nuova opera.

Finalmente, dopo un mese di lavoro ininterrotto, il foglio era quasi vuoto. Restavano solo lievi tracce, come fantasmi di un passato che non poteva essere completamente rimosso.

Rauschenberg osservò il foglio con soddisfazione. Lo incorniciò con cura, apponendo una piccola targhetta dorata che recitava: Erased de Kooning drawing.

Robert Rauschenberg, Erased de Kooning Drawing, 1953, courtesy SFMOMA

Quando de Kooning vide l’opera completata, annuì con un sorriso enigmatico. “Hai fatto qualcosa di straordinario, Robert. Hai creato dal nulla.”

Rauschenberg sorrise a sua volta. “E tu mi hai permesso di farlo. Questo è solo l’inizio.”

Il gesto di Rauschenberg era un atto di sfida e di omaggio, una dichiarazione di intenti che avrebbe ridefinito i confini dell’arte. Con la cancellazione del segno, aveva tracciato una nuova strada, lasciando un’impronta indelebile nella storia dell’arte contemporanea. Tutti i giovani artisti dovrebbero essere capaci di rompere con il passato, per poter diventare chi sono destinati a diventare.

Per i curiosi, ma non solo, l’opera Erased de Kooning Drawing di Robert Rauschenberg si trova oggi al San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA). Il museo la conserva come parte della sua collezione permanente, dove è spesso esposta al pubblico ed è (ancora oggi) oggetto di numerose discussioni e analisi nell’ambito dell’arte concettuale da parte di artisti, studiosi e critici.

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Francesco Liggieri
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