Nebula: perdersi cercando nuove verità

La mostra della Fondazione In Between Art Film al Complesso dell’Ospedaletto

Eccovi a Venezia. Immaginate una Venezia avvolta in una nebbia che sfuma i contorni della realtà e trasforma ogni cosa in una visione onirica, quasi foste sotto i fumi di sostanze non proprio legali o meglio ancora, post un tot di spritz. Ora, immaginate che questa nebbia non sia solo un fenomeno atmosferico, ma il tema centrale di una mostra collettiva, una lente attraverso cui esplorare i complessi intrecci della nostra epoca. Questo è Nebula, la mostra della Fondazione In Between Art Film, curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, che si tiene al Complesso dellOspedaletto fino al 24 novembre 2024, durante la 60. Esposizione Internazionale dArte.

Come sempre, Venezia è il palcoscenico perfetto (incredibile vero?) per una riflessione sull’evanescenza e la complessità della percezione. La nebbia diventa una metafora potente, capace di rappresentare l’incertezza e la frammentazione del nostro tempo. Pensate a video installazioni di artisti come Basir Mahmood, il cui lavoro Brown Bodies in an Open Landscape are Often Migrating riecheggia la crudezza di “The Immigrant” di James Gray, ma con un’attenzione quasi documentaristica ai dettagli della sofferenza umana.

E poi c’è Marshall Allen, 99, Astronaut di Ari Benjamin Meyers, un’opera che sfida la gravità stessa dell’esistenza. Allen, come un Sun Ra dei nostri giorni, viene proiettato in un universo parallelo fatto di musica e metafore spaziali. È come se Christopher Nolan avesse deciso di girare Interstellar con un jazzista novantanovenne come protagonista, portandoci in un viaggio attraverso la psiche e l’ignoto.

Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme, Until we became fire and fire us, 2023–in corso in “Nebula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2024. Courtesy degli artisti e Fondazione In Between Art Film. Foto: Lorenzo Palmieri

Il racconto di questo viaggio continua con Giorgio Andreotta Calò e la sua Nebula. Questo lavoro trasforma il Complesso dellOspedaletto in un labirinto di luci e ombre, richiamando alla mente le visioni poetiche di Terrence Malick, dove ogni inquadratura è una meditazione sulla natura dell’essere e del vedere. Qui, la nebbia diventa un simbolo della nostra costante ricerca di significato in un mondo che sembra sempre più sfuggente.

Diego Marcon, con Fritz, ci regala un momento di pura e malinconica bellezza. Un ragazzino che canta uno jodel in una legnaia illuminata dall’alba: un’immagine che sembra uscita da un film di Wes Anderson, ma con l’intensità emotiva di Béla Tarr. È unopera che riesce a coniugare ironia e tristezza, parlando delle nostre moderne forme di isolamento con una delicatezza che tocca il cuore.

In Nebula, ogni installazione è un viaggio a sé stante, un capitolo di un’odissea contemporanea che ci invita a riflettere sulla nostra realtà frammentata. Gli artisti trasformano lo spazio con suoni e luci, creando un’esperienza immersiva che sfida le nostre percezioni e ci costringe a confrontarci con le complessità del presente. È un po’ come navigare attraverso una serie di scene tagliate da film che spaziano dal documentario all’astrazione più pura.

Questo è se vogliamo definirlo il fascino di Nebula: ci spinge a perderci nella nebbia per trovare nuove prospettive, nuove storie, nuove verità. In un mondo dove tutto sembra già stato esplorato, questa mostra ci ricorda che l’arte può ancora sorprenderci, confonderci, e farci riflettere. Per certi versi è una bussola, per altre una bussola smagnetizzata o se vogliamo essere più contemporanei: un google maps non bene geolocalizzato. E proprio come nei migliori film, è il viaggio, non la destinazione, a fare la differenza (e menomale).

Saodat Ismailova, Melted into the Sun, 2024 in “Nebula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2024. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto: Lorenzo Palmieri

Quindi, lasciatevi guidare dai vostri sensi attraverso questo labirinto di suoni e immagini e abbandonate ogni speranza di ritrovarvi in un posto preciso (ricordate il perdere la bussola di cui sopra?), non vi è luogo dove non possiate arrivare con la vostra percezione. Nebula non è solo una mostra, è la sfida alle convenzioni e (può) risvegliare la nostra immaginazione. In fondo, come ci insegnano i migliori film di sempre, la vera avventura è nell’ignoto (o forse no?).

LINK
Francesco Liggieri
Torna in alto