Peace Crystal: a Venezia il cristallo per la pace di Mariko Mori 

La reputazione di Mariko Mori la precede. A Venezia, molti la ricordano per un avanguardistico precedente: fusione di arte architettura, musica, scienza e performance, Wave UFO (2005) aveva introdotto un linguaggio nuovo. Anche in questa occasione le aspettative non sono deluse: nel giardino di Palazzo Corner della Ca’ Granda, Mariko Mori presenta Peace Crystal, scultura opalescente al cui interno è custodito un cristallo monumentale, simbolo del corpo come contenitore di un’anima eterna. Come sospesa nel tempo e nello spazio, l’opera pulsa di energia vitale grazie alla luce che risplende al suo interno tramite un collettore solare. Con questo lavoro l’artista, nell’aspetto etera e affascinante come le sue creazioni, vuole invitarci a riflettere sulla reciproca interconnessione tra la natura, le relazioni sociali e l’individualità, ricordarci questo legame nella speranza di unire le persone di tutto il mondo per una più profonda comprensione della nostra umanità condivisa. Visti in superficie, i suoi lavori più recenti possono sembrare diversi dalla ricerca degli anni novanta, in cui la pelle dell’artista è stata pellicola sensibile di un universo parallelo popolato da bambole cyborg e geishe. Tuttavia, Mariko Mori prosegue le sue ricerche sulla coscienza attraverso lo studio della filosofia buddista e del pensiero primitivo, con sculture, architetture e tecnologie video avanzate, evanescenti e leggere in grado trascendere la dimensione fisica e superare le nozioni di tempo e spazio. L’eroina di manga virtuali si è trasformata in una figura incantata capace di coniugare il misticismo giapponese con la tecnologia e dare forma a fenomeni ultraterreni e ad ascetiche visioni futuristiche.

Insieme a Primal Rhythm (2011) e Ring: One with Nature (2016), Peace Crystal è il terzo di una serie di progetti pubblici monumentali creati per contesti ecologici unici e comunità locali in ciascuno dei continenti della Terra. Dopo la mostra di Venezia, l'opera sarà infatti donata all'Etiopia per essere installata in una grotta…

Si, Peace Crystal sarà donata all’Etiopia per onorare le origini e l’evoluzione dell’essere umano. Ho iniziato la ricerca del sito nel 2016 ma in verità, non ho ancora trovato il luogo giusto. Ho visitato il paese nel marzo del 2020, poco prima del COVID, da allora però le mie ricerche si sono fermate anche perché purtroppo la situazione attuale in Etiopia non è delle migliori… Avrei quindi bisogno di più tempo per trovare il luogo perfetto per la mia installazione.

Cosa rappresenta la tappa veneziana per questa scultura?

Venezia è un crocevia di popoli, un luogo in cui persone provenienti da tutto il mondo possono entrare in contatto e connettersi tra loro. Inoltre, la città ha un vastissimo pubblico, d’arte e non. Per questo ho voluto collocare questa opera a Venezia prima che diventasse un sito storico permanente.

Mariko Mori, Peace Crystal, 2016-2024, ph Marta Buso, Courtesy Faou Foundation
Quanto è importante il rapporto con i materiali e le nuove tecnologie nel suo lavoro e in questo in particolare?

I materiali coinvolti hanno una forte intensità. Elemento fondamentale di Peace Crystal è la luce. Tramite un collettore solare, ossia un dispositivo di trasmissione della luce solare che è stato sviluppato cinquant’anni fa dal mio defunto padre, la luce solare viene raccolta e trasmessa all’interno dell’installazione. Le lenti del collettore eliminano la luce blu e rossa dalla luce visibile e portano l’energia del sole sul cristallo. Al centro dell’opera vi è infatti un cristallo alto un metro e sessanta centimetri, l’altezza media di un uomo moderno, accuratamente sistemato a risplendere sotto il filo di luce reale che scende dall’alto. Il cristallo è come un grande gioiello, in effetti ha la forma del gioiello dei desideri, che di solito viene tenuto in mano dalle statue buddiste. Volevo creare qualcosa che potesse realizzare i nostri desideri. L’interno e l’esterno della scultura sono di diversi pannelli in fibra di vetro. È una specie di unione, continuità, molto precisa e realizzata da un team italiano. Per quanto riguarda il cristallo è frutto di una fusione di 1,5 tonnellate di vetro cristallo, molto trasparente. Nessuno l’aveva mai fatto prima, è stato molto impegnativo da realizzare con questa forma. Al suo interno, c’è una sfera, creata con un rivestimento dicroico, che è una deposizione sottovuoto, di solito usata per le lenti. Ma questo rende l’effetto iridescente.

L'elemento pop della sua pratica artistica negli anni si è trasformato, oggi siamo di fronte a un’installazione eterea che incarna la sua ricerca sul rapporto tra l'individuo e il cosmo interconnesso. L'atmosfera è ultraterrena; ho visto come l’opera, da Canal Grande, è stata calata dall’alto per essere collocata qui, sembra davvero che provenga da un mondo extraterrestre...

L’artista ha la capacità di visualizzare un’idea per poi creare e produrre, questo è il nostro ruolo. Quando ho avuto la visione dell’installazione stavo facendo ricerche in Africa sulla paleoantropologia, volevo scoprire quando si è sviluppato il nostro legame con la spiritualità. E mi sono resa conto che questo è accaduto già in una fase molto precoce, quasi 200.000 anni fa.

Credo che, per quanto riguarda Peace Crystal, il suo vocabolario di forme sia già in qualche modo presente nella nostra mente. Come qualcosa che viene dal passato, ma che sembra provenire dal futuro, da un futuro che abbiamo dimenticato. Forse questo fattore è responsabile dell’aura ultraterrena dell’opera.

Mariko Mori, Peace Crystal, 2016-2024, ph Marta Buso, Courtesy Faou Foundation
Proprio qui a Venezia, durante la 47esima Biennale, lei ha dichiarato che nel prossimo millennio la forza e l'energia dello spirito umano dovranno unificare il mondo, portando pace e armonia, eliminando i confini culturali e nazionali. Come commenta oggi questa affermazione, considerando questo progetto in particolare?

Penso che sia importante portare la pace prima nella nostra mente per poi proiettarla davvero all’esterno. Il modo in cui realizzo le mie opere d’arte è lo stesso, è la stessa pratica. Ho una visione, poi prego, la progetto e poi la realizzo. Quindi, credo che se metti la pace nella tua mente e poi visualizzi, riuscirà a proiettarla nel mondo, accadrà. Ma dobbiamo camminare insieme.

È ancora ottimista sulle possibilità e sulle capacità degli esseri umani?

La pace parte da noi. Inizia da noi e siamo noi a rifletterla nel mondo. Il cambiamento deve partire prima da noi. Se più persone lo fanno, la realtà cambierà. In questo senso sono ottimista.

Noi non siamo solo parte della natura, ma siamo la natura, dobbiamo celebrare il nostro essere e ricordarci che proveniamo tutti da un unico albero genealogico.

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Caterina Rachele Rossi
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