SUPER FRESH: METEORE FEST

Il festival d’arte contemporanea fra Roma a Milano che costruisce comunità e spazi sicuri per l’inclusività

Che cos’è questa cosa Queer? Si apriva e si chiudeva con questa domanda una delle performance di poesia orale del Meteore Fest a Roma. Un rituale di sette performer, appartenenti al collettivo Questa Cosa Queer, che offrivano a noi del pubblico un racconto dove vissuto personale e riflessioni sulla queerness e l’intersezionalità si mischiavano. Brani pesanti come macigni, ma allo stesso tempo dal grande potere evocativo. Non nascondo che a sentire quelle parole, mi si è formato un nodo in gola che solo dopo qualche ora si è sciolto con difficoltà. A me, individuo cis-etero, seduto su un trono simbolico che questa società eteropatriarcale mi ha messo sotto il culo senza neanche che lo avessi richiesto, io che vivo ogni giorno una situazione da privilegiato in quanto uomo bianco, quelle parole mi sono esplose in tutto il corpo accelerando quel processo di sgretolamento identitario che da anni mi porto dietro.

Ma facciamo un passo indietro e vi spiego di cosa sto parlando.

Non so se vi ricordate di Ultraqueer e Queer Pandèmia, due progetti che partivano da uno studio e una mappatura di artist3 che condividevano (e lo fanno ancora) un tipo di ricerca su specifiche tematiche. Nel particolare il primo era una rassegna transdisciplinare con l’obiettivo di portare maggiore rappresentazione queer nei luoghi d’arte, la seconda un’open call dedicata alle pratiche artistiche queer e LGBTQIA+, progetti che poi sono diventati anche mostre e pubblicazioni molto interessanti.
Arriviamo quindi a Meteore Fest, la terza edizione di tutto questo percorso, la terza tappa di un viaggio iniziato due anni fa.

Meteore Fest, Maschile Ausiliare, Gioele Coccia, ph. Riccardo Ferranti

Meteore Fest è una dichiarazione potente sul ruolo e sullo spazio destinato alle comunità queer. Si svolge nelle città di Roma e Milano, creando una simbolica area di condivisione tra le due città più importanti d’Italia. Con un programma che include installazioni, performance, presentazioni, laboratori di arte partecipata e workshop, il festival ha l’obiettivo di valorizzare questi spazi e creare luoghi di incontro, rappresentazione e riflessione. Un festival di trasformazione sociale e culturale, una vera piattaforma per voci emergenti e affermate della scena contemporanea.

La prima parte si è svolta a Roma Smistamento, sede dell’associazione TWM Factory, uno dei due enti organizzatori, dal 30 maggio al 15 giugno; la seconda, dal 21 al 29 giugno, a Milano, al centro culturale BASE Milano. Il progetto è curato da Carlo S. Battisti, Nicola Brucoli e Federico Sacco, che ci tengono a precisare: «Quest’anno abbiamo deciso di focalizzarci sulle pratiche performative: crediamo che questo sia lo spazio in cui l’arte supera la contemplazione, trasformandosi in un momento di partecipazione, attivazione e riflessione».

E non posso che essere d’accordo con loro. Ho partecipato come spettatore agli eventi romani del festival e ne sono rimasto molto colpito. È stato bello vedere come giorno dopo giorno gli atti performativi e installativi lasciavano un’impronta nello spazio stratificando non solo le opere, ma anche le storie personali e collettive che queste rappresentavano.

Molte le cose che mi hanno colpito, ma per ragioni di spazio devo citarne solo alcune. Sicuramente le opere del collettivo internazionale The Queer Architect, lanciato come progetto durante la prima ondata globale di covid-19 nella primavera del 2020, è pensato per essere un account Instagram per dare visibilità e spazio alla rappresentazione di temi e prospettive queer all’interno del contesto architettonico contemporaneo. Attraverso il fotomontaggio, viene creata una nuova immagine di note icone architettoniche, decostruendo certezze e visioni abituali, e restituendo una storiografia alternativa dell’architettura.

The Queer Architect

Tornando a quello di cui vi ho parlato all’inizio, non posso che citare la performance collettiva di Questa Cosa Queer, un momento di condivisione tra pubblico e performer, una situazione senza palco, dove chi parlava si immergeva, interagiva e si univa a chi ascoltava. Storie necessarie per scoprirsi: una riflessione collettiva, uno spazio sicuro in cui sentirsi veramente liber3.

In ultimo, la performance di plurale, collettivo artistico di cui ho già parlato qui ad Art-Frame. Intitolata Reconnect your Body, l’azione performativa è un tentativo, pienamente riuscito, di analizzare la complessità di un tardivo e rapido mutamento socioculturale in cui l’uomo cis-etero, scioccato, si sente detronizzato dal suo ruolo di potere. Inutile dire che se la performance precedente aveva accelerato il mio processo interiore, questa lo ha fatto deflagrare completamente.

Quello che il collettivo fa è inscenare un ribaltamento del rapporto preda-predatore, a cui siamo tristemente abituati nella nostra quotidianità. Quel rituale fatto di olio lubrificante, vestiti in pelle e musica da club diventa il processo di transizione e di liberazione dal concetto tossico di virilità che ci portiamo dietro.

Vi racconto un mito.
Per millenni, il leone è stato il re indiscusso della giungla. Ogni volta che aveva fame, la leonessa doveva correre per preparargli il pasto. Inutile dire quanto godesse il leone in quella condizione. Ad un certo punto, però, iniziò a notare qualcosa di diverso nell’aria. Infatti, in poche decine di anni, le leonesse mutarono fortemente, trasformandosi in leopardi arrabbiati. Si rese conto che Darwin aveva mentito (quel maledetto!). Un’evoluzione cosi rapida non si era mai vista. Il leone, impaurito, si guardò allo specchio: nessuna criniera, solo strisce bianche e nere.

(Brano tratto dalla performance Reconnect your Body, di plurale)

Meteore Fest, Showcase di Questa Cosa Queer, ph. Riccardo Ferranti

Sono felice di aver partecipato a questo festival, perché riconosco l’importanza che organizzazioni di questo tipo abbiano per la nostra società e per la nostra crescita individuale. Dobbiamo imparare ad ascoltare, dobbiamo attivarci in modo concreto anche nel nostro piccolo considerando i tempi che viviamo.

Ci vediamo al prossimo SUPER FRESH.

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Alessio Vigni
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