HM, HE, HA. Un’ascesa alla comprensione

A Vicenza la torre di guardia del vecchio castello continua a vivere grazie alla Fondazione Coppola
 

Con l’obiettivo di promuovere e divulgare l’arte contemporanea, Fondazione Coppola nasce nel 2018 per volontà del collezionista Antonio Michele Coppola che attraverso un restauro conservativo rende oggi il Torrione di Porta Castello ancora fruibile. Questo, quale unica parte rimasta del castello, ospita fino all’11 gennaio 2025 il progetto curatoriale diviso in due parti HM, HE, HA a cura di Elena Volpato e Davide Ferri, con gli artisti Pesce Khete e Michele Tocca nella prima parte, e nella seconda, a partire dal 5 ottobre, Luca Bertolo e Manuele Cerutti.

Riprendendo le considerazioni di Edgar Degas sul commentare un dipinto, nasce il titolo della ricerca quali esclamazioni che accompagnano la prima vista di un’opera d’arte. Queste espressioni sonore involontarie ci fanno strada per tutto il percorso espositivo partendo da un sentimento di perplessità fino alla comprensione di ciò che si sta guardando.

Al primo livello un ombrello si piega su se stesso nell’opera vento forte di Michele Tocca e ci anticipa quello che vedremo: un tempo burrascoso, è in arrivo una tempesta. Il vento sembra percepirsi anche nelle carte Untitled di Pesce Khete, caratterizzate da forti linee di colore le quali creano dinamismo tra pieni e vuoti dove si distinguono delle caricature. A tenerci ancorati con i piedi a terra in questa ascesa della torre, è l’opera scarpe sporche di Michele Tocca. Salendo per i primi due piani del Torrione si è invasi da un sentimento di chiusura, di claustrofobia. Non vi sono aperture che si affacciano sull’esterno, l’unico cielo a vedersi è quello nei due piccoli dipinti mura aureliane, (Posterula Ardeatina) e nebbia di rimpetto di Tocca che danno la possibilità di sperare ad un detenuto appena arrestato nel dipinto Untitled di Khete.

Veduta del secondo livello. “HM, HE, HA”, prima parte con Pesce Khete e Michele Tocca. A cura di Elena Volpato e Davide Ferri. Fondazione Coppola.

Solo al terzo livello troviamo una prima apertura architettonica, una finestra che dà respiro sulla città alla quale ne sono state affiancate altre due: La finestra condominiale di Michele Tocca e Untitled di Pesce Khete. Come la teoria della finestra albertiana, Tocca la raffigura in più momenti mostrandoci il fuori: un giorno questa presenta aloni, l’altro è impolverata, i blu notte variano al variare degli agenti atmosferici. Nel lavoro di Khete le finestre sono tracciate da una linea bianca di confine che evidenzia alcuni oggetti, come dei tubetti di colore. Anche qui, un affaccio sul quotidiano. Dopo il temporale, il sole inizia a farsi strada tra le nuvole al quarto livello nell’opera Untitled (Michele) di Pesce Khete, omaggio al suo amico artista, e un lumacone riprende il suo viaggio nell’opera Lumacona di Michele Tocca.

In one coat (nail’s perspective), di Michele Tocca. Veduta dell’ultimo livello. “HM, HE, HA”, prima parte con Pesce Khete e Michele Tocca. A cura di Elena Volpato e Davide Ferri. Fondazione Coppola.

All’ultimo livello i dubbi e il sentimento di attesa si trasformano finalmente in comprensione: “ha”. Il temporale è passato e la luce invade l’osservatorio della torre, così come i suoni della città che sembra tornare alle proprie azioni quotidiane. Viene da fare un respiro profondo, sedersi ed entrare in una contemplazione al riposo. Ad invitarci a questo sono i lavori degli artisti i quali evidenziano un tempo di fine. Nella serie In one coat, Tocca rende protagonista la sua giacca che, per quanto sia sempre la stessa, nei dipinti prende forme e tempo differenti in base a come è stata riposta, se qualche detrito si è posato su di essa o se durante la giornata ha piovuto. Così anche la serie dei siliconi di Khete indica qualcosa di finito. Quando un evento si conclude ciò che rimane dell’insegna pubblicitaria è la colla applicata con una gestualità impulsiva, priva di schema razionale.

HM, HE, HA sembra voler farci riflettere sulle avversità e difficoltà che incontriamo durante la giornata, la quale termina col riposo, appendendo la propria giacca. Probabilmente sono una giovane romantica, ma forse la chiave di lettura della mostra è il quotidiano, forse la vita.

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Lucrezia Odorici
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