L’arte contemporanea tra le Dolomiti della Val Gardena

La nona edizione della Biennale Gherdëina è uno degli appuntamenti estivi da non perdere

Se c’è una cosa che da sempre mi affascina sono le leggende legate alla montagna. Sulle Dolomiti, poi, ce ne sono moltissime: dalla leggenda di Re Laurino sulla nascita dell’enrosadira a quella sui Monti Pallidi, fino a quella dedicata al regno dei Fanes, tipica della tradizione ladina e trascritta verso la fine dell’800 dallo scrittore austriaco Karl Felix Wolff.

Secondo il mito, i Fanes erano un popolo mite e pacifico, il cui regno si estendeva oltre le sette montagne, ai confini del mondo. Il segreto della prosperità di questo popolo risiedeva nell’alleanza con le marmotte, di cui i Fanes erano discendenti. Quando l’alleanza fu rotta a causa di una principessa vergognosa del patto con questi animali, i Fanes andarono incontro a sventure e conflitti che portarono presto al declino del regno. I pochi superstiti si recarono allora in un antro sotto le rocce (che, secondo le ricostruzioni, dovrebbe trovarsi nei pressi del lago di Braies), dal quale, ancora oggi, insieme alle marmotte, attendono che suonino le trombe argentate che ne segnaleranno la rinascita.

È proprio da questo mito che prende ispirazione Il Parlamento delle Marmotte, la nona edizione della Biennale Gherdëina, curata da Lorenzo Giusti con Marta Papini come curatrice associata. Chi pensa che la montagna sia un luogo chiuso, sia da un punto di vista geografico che mentale, sbaglia. È anzi un luogo di trasformazione, incontro e contaminazione, reso evidente soprattutto durante questa rassegna che per tutta l’estate (fino al 1° settembre) dà voce e connette quasi quaranta artisti provenienti da contesti diversi, dall’Europa al Medio Oriente, accomunati dai temi del selvaggio, del multispecismo e della montagna come terreno di incontro.

Laurent Le Deunff, Chouette des neiges, Crocodile, Escargot, 2024. Installation with Concrete Sculptures, Earth, Tree Bark, Dead Leaves, Moss and Various Species of green Plants and Saplings. Variable Dimensions. Courtesy of the Artist and Semiose, Paris. Photo by Tiberio Sorvillo.

Un percorso che coinvolge quattro sedi diverse della Val Gardena e che mette in luce il legame con la natura, con il mondo animale e con le leggende. In questo contesto, la presenza umana si fa da parte fino quasi a scomparire, per lasciare che la natura e la sua dimensione selvaggia riconquistino i propri spazi.

La fretta non si addice alla montagna, e neanche a questa Biennale: ci vuole infatti tempo per visitare il centro di Ortisei, l’area industriale di Pontives, il Castel Gardena e Dantercepies.

Partiamo da Ortisei, una vera chicca della Val Gardena, dove una passeggiata tra le vie del centro ci porta alla scoperta di artisti che mettono al centro gli animali e le piante. Tra questi non possiamo non menzionare l’omaggio a Lin May Saeed, scultrice e attivista animalista prematuramente scomparsa nel 2023. A lei viene dedicato lo spazio della Sala Trenker, dove troviamo sculture e installazioni, realizzate prevalentemente in polistirolo, che ricordano il mondo marino e indagano il rapporto tra uomo e animale.

Tribute to Lin May Saeed, Works 2006 – 2023. Sculptures, Reliefs, Cut-Paper Silhouette. Realized by GAMeC, Bergamo in Collaboration with Biennale Gherdëina 9. Courtesy of The Estate of Lin May Saeed and Jacky Strenz, Frankfurt/Main. Photo by Tiberio Sorvillo.

Tappa obbligatoria anche al Museum Gherdëina, dove colpisce l’installazione sonora Il cielo è dei violenti di Ruth Beraha: allestita all’interno di un buio teatro dismesso, sentiamo inizialmente il canto di un uccellino che ci trasporta in un idilliaco paesaggio naturale. A questo si uniscono progressivamente altri voci di uccelli, alcuni di specie autoctone, altri migratori, e battiti d’ali che creano un canto sempre più forte: la natura si fa così minacciosa e ci disorienta. Al piano superiore, invece, Esraa Elfeky presenta alcuni disegni in dialogo con la collezione del Museo: la sua attenzione si concentra su alcune rare specie di farfalle e i suoi disegni rappresentano farfalle ibride immaginarie ispirate a specie in via d’estinzione, avvistate e documentate dall’artista sulle montagne di Santa Caterina in Egitto e sulle Alpi in Svizzera.

L’Hotel Ladinia è invece un albergo abbandonato che torna in vita proprio in occasione della Biennale. Qui il paesaggio è il protagonista: dalle delicate pitture di Daniele Genadry, che dipinge l’enrosadira, ai disegni di Chiara Bersani realizzati in preparazione delle sue performance, fino ai lunghi viaggi a piedi di Michael Höpfner nelle zone più remote del mondo.

Michael Höpfner, Plateau - A Walking Life, 2024. Installation Silver Gelatine Prints, Drawings, Collages, Yarn. Variable Dimensions. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Supported by La Boîte, Tunis. Photo by Tiberio Sorvillo.

Nella sede di Pontives, la collettiva allestita nello Spazio Stufflesser presenta i contributi di artiste e artisti che provengono principalmente dall’area mediterranea e che si soffermano sui temi del multispecismo e del tempo geologico. Una menzione speciale merita il lavoro dell’Atelier dell’Errore, un collettivo di undici artisti e artiste neuro divergenti che dal 2002 rappresentano principalmente animali utilizzando la grafite. Per la Biennale Gherdëina presentano due nuove opere: una Vela Alpina alta sei metri agganciata a un palo della luce, in riferimento al mare che ha modellato le Dolomiti 250 milioni di anni fa. L’opera è disegnata su un materiale sperimentale che trasforma le coperte termiche usate per l’accoglienza di migranti in una vera e propria vela, che da materiale di soccorso diventa così materiale di speranza. All’interno degli uffici, invece, troviamo disegni che hanno come unico soggetto diversi Marmottoloidi, tra cui il Marmott-Punk scelto per l’identità visiva de Il Parlamento delle Marmotte.

La sede più suggestiva di questa Biennale è però Castel Gardena Fischburg a Selva di Val Gardena dove, dopo una breve camminata di 15 minuti, troviamo le opere di Femmy Otten, Tobias Tavella e Diana Policarpo. Quest’ultima, che basa il suo lavoro sulla ricerca e l’approfondimento di storie e tradizioni del luogo in cui interviene, presenta una scultura che si ispira alla forma di una spugna carnivora dell’oceano, la Chondrocladia lampadiglobus. Installata in un’antica fontana, la scultura è un omaggio alle anguane, figure femminili della mitologia ladina guardiane delle montagne, dei boschi e dell’acqua.

Diana Policarpo, Anguane’s Fountain, 2024. Mixed media sculpture. 280 x 120 x 120 cm. // Anguane’s Fountain, Stream (COBRACORAL), 2024. 6 multi-channel audio installation. Commissioned by Biennale Gherdëina 9. Photo by Tiberio Sorvillo.

La Biennale Gherdëina si conferma così un appuntamento estivo da non perdere, non solo per la caratura internazionale degli artisti presenti, ma anche per le tematiche sviluppate, che si sposano perfettamente con la splendida cornice della Val Gardena.

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Francesca De Pra
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