Bar Luna: l’immaginario cinematografico di Alice Rohrwacher 

Nei sotterranei del Cinema Modernissimo di Bologna, una mostra multimediale ideata da Alice Rohrwacher e dal duo Muta Imago ispirata ai temi e all’immaginario filmico della cineasta

Scese le scale che da Piazza Re Enzo portano al Cinema Modernissimo, mentre mi addentravo nei cunicoli della Galleria Modernissimo stringendo in mano il biglietto per Bar Luna, la mia mente è stata attraversata da un pensiero: non esiste uno spazio espositivo più calzante di una galleria sotterranea per una mostra multimediale dedicata all’immaginario cinematografico di Alice Rohrwacher.

Una location talmente perfetta che la mostra pare concepita appositamente per dare vita a questi spazi e, in parte, è proprio così. Dopo l’esordio parigino al Centre Pompidou di Parigi lo scorso dicembre, Alice Rohrwacher e il duo Muta Imago (composto dalla regista Claudia Sorace e dal drammaturgo/artista sonoro Riccardo Fazi) hanno lavorato con lo scenografo Giancarlo Basili per adattare la mostra a questa cattedrale del cinema recentemente riaperta dopo anni di lavori grazie allo sforzo della Cineteca di Bologna.

Chi – come la sottoscritta – è rimasto ammaliato dalle strampalate avventure dei tombaroli della Tuscia protagoniste di quel capolavoro a sfondo onirico-mitologico che è La Chimera, non farà fatica a comprendere il fascino di questo viaggio nel sottosuolo. D’altronde, nel quarto lungometraggio firmato da Rohrwacher, l’esperienza sotterranea è a tutti gli effetti la co-protagonista silenziosa che accompagna Arthur (Josh O’Connor, straordinario), giovane archeologo dedito a saccheggiare tombe etrusche: come un moderno Orfeo straziato dal dolore, il tombarolo vaga tra stretti cunicoli custodi di morte alla ricerca dell’amata perduta, rintracciandone la presenza tangibile in reperti storici di civiltà passate. Tesori unici e irreplicabili, questi oggetti sono anche il simbolo di un passato – il nostro, italiano, culla di grandi popoli e preziose culture – che vive di una sua fantasmatica dimensione materiale della quale noi continuiamo ad appropriarci.

Bar Luna, Alice Rohrwacher e Muta Imago, ph. Lorenzo Burlando

Ma cosa ne facciamo di questo passato? Come mai continuiamo a farlo riemergere, nonostante il tempo lo abbia sepolto sotto strati di terra? A queste domande Alice Rohrwacher ha dedicato ben tre lungometraggi – prima Le Meraviglie (2014), poi Lazzaro Felice (2018) e, dulcis in fundo, La Chimera (2023) – affiancando a una minuziosa analisi delle sfumature del passato anche un’esplorazione del tema della vita bucolica. Temi a lei cari, specchio di un’infanzia vissuta nelle campagne della Tuscia insieme alla madre umbra, al padre tedesco apicoltore e ad Alba, sorella d’arte, nonché fidata interprete di molti personaggi dei suoi film.

Vistare Bar Luna è un po’ come trascorrere un’ora nella casa di Rohrwacher nel piccolo paese di Castel Giorgio (vicino a Terni) e imparare a guardare il mondo con gli occhi della cineasta. Non a caso, all’ingresso della mostra si trova una dispensa ricreata sul modello di quella della cucina di Alice: ci sono le sue conserve, le sue penne, i suoi appunti, foto del suo passato personale; un ambiente in cui la vita vera si mischia al suo cinema, in cui la presenza di Rohrwacher si palesa, ancora una volta, attraverso la dimensione materiale. Proprio come accade nelle sue opere cinematografiche, anche questa mostra arriva a rompere la quarta parete coinvolgendo attivamente il fruitore fino a renderlo protagonista dell’esposizione. La mostra è un cammino nell’immaginario filmico di Rohrwacher, nei suoi ricordi, nella sua attrazione verso la natura e il mito, nelle immagini e nei luoghi che hanno caratterizzato i suoi film sin dall’esordio nel 2011 con il fortunato Corpo Celeste.

Bar Luna, ph. Martina Bazzanella

Il cuore di questa sua installazione è il Bar Luna da cui prende il nome: un bar in stile anni ’80 che i più attenti riconosceranno come background di alcune scene di La Chimera, dove gli spettatori si siedono a riposare e interloquire tra loro avvolti dalle stelle, sospesi in una dimensione spazio-temporale atipica.

Inaugurata in occasione del Cinema Ritrovato il 20 giugno, la mostra rimarrà aperta fino al 4 di agosto. Per qualsiasi informazione, è possibile visitare il sito ufficiale della Cineteca di Bologna.

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Martina Bazzanella
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