Alla Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta una mostra che ricorda il grande scultore siciliano, a cura di Antonio D’Amico
La Galleria Susanna Orlando è a Pietrasanta, dopo essere stata a Forte dei Marmi. La direttrice è figlia d’arte: il padre Angelo Orlando è stato un famoso mercante di Ottocento e Novecento e dirigeva la galleria milanese Angelini di via Manzoni n. 38, trattando Hayez, Molteni, Rosai, Guttuso, Sironi, Morandi. Angelo Orlando è stato, inoltre, uno dei primi a lanciare il turismo d’arte in villeggiatura: a Forte dei Marmi arrivavano Tega e altri galleristi a portare quadri da Milano. Susanna Orlando, si definisce una gallerista “vecchio stampo”: nel 1976, a 17 anni, ha iniziato a vendere arte in un magazzino del padre, un piccolo spazio che sorgeva in quella che sembrava una strada come le altre ma che è diventata, nel tempo, la più importante di Forte dei Marmi. Da dieci anni, Susanna ha deciso di trasferire la sua sede a Pietrasanta.
Questa mostra, dedicata alla memoria di Girolamo Ciulla – che aveva la particolarità di usare il travertino per modellare sculture eleganti, dalla forte vena poetica – è la prima mostra di scultura per Susanna Orlando, innamorata del lavoro dello scultore siciliano, morto a dicembre 2023 come cittadino onorario di Pietrasanta. “Ha dedicato la sua intera esistenza all’arte, partendo dalla povertà estrema. È giunto a Pietrasanta alla fine degli anni Ottanta. Tutti i galleristi in città lo volevano e lui non voleva legarsi a nessuno”, ricorda Susanna.
Girolamo Ciulla è nato a Caltanissetta nel 1952, i suoi genitori gestivano una giostra: l’idea della magia e della musicalità del mito, molto forte nella terra sicula, ritorna nelle sue sculture. Girolamo Ciulla. Respiri oltre il tempo è un’operazione molto delicata, un “omaggio” senza profanare la perdita di quest’uomo che Susanna Orlando ha seguito professionalmente per tutta la vita. La gallerista ha incontrato Antonio D’Amico in Sicilia molti anni fa e lo ha scelto per il suo temperamento: il curatore, di origini catanesi e milanese d’adozione, è anche direttore del Museo Bagatti Valsecchi.
Antonio D’Amico, sin dalle sue prime curatele, è sempre rimasto affascinato da artisti che hanno lasciato la loro terra alla ricerca di fortuna e aveva già curato una mostra di disegni di Girolamo Ciulla di cui stima, in particolare, la capacità di infondere magia e musicalità nel travertino, rendendolo “morbido e fiabesco”.
Nel varcare la soglia della galleria, si ha la sensazione di “entrare nell’atelier dell’artista, in punta di piedi, come se lui stesso potesse invitarci a fermarci davanti alle sculture per comunicare con loro, sostiene il curatore, “ci parlano attraverso un sottile gioco di pieni e vuoti, per questo sono musicali”.
L’amuri è comu u ventu, nun si po vìdiri ma si po sintiri recita un proverbio siciliano, vergato in corsivo su una parete della galleria. Il sottotitolo della mostra, Respiri oltre il tempo, vuole cogliere questo aspetto: nonostante lo scultore non vive più nel presente, le sue opere rimangono respirando oltre il momento corrente in un moto che infonde amore e soffia come il vento.
Tra i soggetti di Girolamo Ciulla ricorrono figure femminili, dee madri come Afrodite che emerge dalle acque come una sirena e ci fa un cenno di seguirla con la mano. Sul suo capo si erge fiero un coccodrillo che incarna numerosi significati sin dal mondo arcaico e in culture diverse. È un animale da cui guardarsi o che ci sprona a essere guardinghi e cauti, lanciando un monito: Afrodite è la dea della bellezza che arriva dal mare ma potrebbe trarci in inganno, ci allerta il rettile loricato.
Inoltrandoci nella sala allungata che costituisce lo spazio della galleria, troviamo una sorta di “Sancta sanctorum” con innanzi una sedia vuota, come se Ciulla fosse lì seduto a guardare il complesso di sculture. Spicca una stele, una dea madre che ci porge una ciotola per abbeverarci, con un coccodrillo appollaiato sulla testa. Intorno, ruotano altre sculture di piccole dimensioni. Un coccodrillo porta sulla sua groppa un edificio fatto di più livelli o “cassetti”: il rettile ci invita a riflettere sui segreti e su ciò che la gente teme di rivelare, è la lezione pirandelliana di Uno, nessuno, centomila sulle maschere che ciascun individuo indossa per muoversi nella società.
Una scultura a parete rappresenta un tempio greco, richiamando la Valle dei Templi, sulla cima un vulcano emette una nuvola di fumo.
Sirena con coccodrillo del 2005 rappresenta l’attrazione ma non tra due poli opposti: Ciulla era un uomo che amava molto la femminilità, in questa scultura la sirena amoreggia con il coccodrillo, quindi in senso lato con una parte di sé – la parte selvatica e animale – che cerca di nascondere ma che emerge nella coda squamata. L’idea dell’ignoto, del “detto – non detto”, aleggia nelle sue opere, come fossero le chiavi di volta per accedere a un racconto mitico, da integrare leggendo tra le righe. Girolamo Ciulla era autodidatta, aveva lo spirito di attento osservatore, ogni volta che nella sua mente affiorava un’idea esordiva con un “dammi una matita”, racconta Susanna Orlando. Gli piaceva soprattutto rintracciare nella personalità umana caratteristiche archetipiche, quegli elementi talmente ricorrenti da informare i grandi miti d’Oriente e Occidente come le storie del folclore locale. Allo stesso tempo, alcuni simboli si ripetono spesso – come ossessioni – nel lavoro di Ciulla: il coccodrillo, il rinoceronte, la tartaruga e la scimmia, un motivo reticolare “a spiga”, gli “occhi spalancati che non si chiudono mai, senza pupille come fossero immersi in un oceano oltre il tempo” (Antonio D’Amico), il tempio, la giostra, la figura femminile.
È del 2018 il disegno Autoritratto da scimmia in cui Girolamo sostiene l’uovo della vita nuova. La monumentale fontana L’acqua di Afrodite è stata inaugurata di recente, nel giugno 2022, si trova poco lontano dallo spazio di Susanna Orlando ed è ormai diventata meta di appassionati d’arte e collezionisti. Un grande volto con una chioma a mezzaluna fa sgorgare l’acqua in una vasca non profonda, richiamando l’idea di purificazione e le ciotole sorrette dalle dee madri di Ciulla. Il recipiente che ci porgono dovrebbe idealmente contenere l’acqua per mondare il corpo prima di entrare in un luogo sacro, forse il tempio della bellezza. Siamo davvero pronti a coglierla?
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