Le dinamiche famigliari nelle opere di Louise Bourgeois

Due eccezionali sedi espositive, il Museo Novecento e il Museo degli Innocenti a Firenze, presentano per la prima volta i lavori di una delle più importanti artiste del secolo scorso

Del rapporto genitori-figli ne è piena zeppa la letteratura di ogni epoca e cultura. Dalle tragedie greche ai romanzi contemporanei, questo legame fondamentale viene raccontato in una grande varietà di modi, riflettendo le dinamiche sociali, culturali e psicologiche del tempo. Spesso ci imbattiamo in personaggi complessi e trame intricate, che mettono in luce i conflitti, le aspettative, i sacrifici e l’amore incondizionato che spesso caratterizzano questo rapporto. Il confronto tra generazioni, le speranze riposte nei figli e il desiderio di emancipazione sono solo alcuni dei temi che emergono dalle pagine letterarie, offrendo spunti di riflessione profondi e universali su una delle relazioni più significative e complesse della vita.

Un altro tema che viene spesso affrontato è quello del tradimento paterno, il cui impatto ricade sui figli e sulle loro vite. Ed è proprio il tradimento paterno che influenza la vita e le opere di Louise Bourgeois (Parigi, 1911-New York, 2010), una delle protagoniste assolute dell’arte del XX e XXI secolo, nonché la prima donna al mondo a ottenere una mostra al Moma di New York nel 1982. Conoscere la vita e le vicissitudini di questa artista è senza dubbio fondamentale per capire e apprezzarne i lavori. Ciò che la segna profondamente per tutta la vita è proprio il rapporto complicato con il padre che, tornato completamente cambiato dalla guerra, inizia a condurre una vita libertina, tradendo ripetutamente la madre e portando con sé la figlia nei bordelli. Di conseguenza, il legame che Louise Bourgeois rafforza con sua madre è uno di quelli protettivi, profondi e totalmente idolatranti.  La sua arte è quindi intrisa di esperienze traumatiche (l’artista tenterà il suicidio dopo la morte della madre) e di emozioni quali la solitudine, la gelosia, la rabbia e la paura. A così tante emozioni corrispondono i mezzi e i materiali con cui realizza le sue opere, che vanno dai disegni intimi alle installazioni su larga scala realizzate in marmo, legno, bronzo e stoffa.

Louise Bourgeois, LES FLEURS, 2009, Gouache on paper, suite of 1259.7 x 45.7 cm, each sheet. Photo: Christopher Burke, © The Easton Foundation/Licensed by S.I.A.E., Italy and VAGA at Artists Rights Society (ARS), NY

L’artista stessa ha spesso affermato che per lei il processo creativo era una forma di esorcismo (Io lavoro con tutti i miei fallimenti. Quando parlo del trauma dell’abbandono, so di cosa parlo): un modo per ricostruire ricordi ed emozioni al fine di liberarsi dalla loro presa. Non è difficile crederlo, basta ammirare uno qualsiasi dei suoi lavori, tutti incentrati su elementi autobiografici, tensioni e traumi familiari, spesso rielaborati in chiave metaforica. Pensiamo ad esempio all’immagine del ragno (un classico di Bourgeois), scelto per rappresentare il rapporto con la madre: nella produzione dell’artista, il ragno può essere quindi interpretato come una figura protettiva che provvede ai suoi piccoli costruendo una casa (le tele del ragno rimandano agli arazzi che tesseva sua madre) e assicurando loro il cibo.

Questa è solo una piccola premessa per invitarvi ad andare a visitare le due mostre che Firenze dedica fino al 20 ottobre a questa grande artista: Do Not Abandon me al Museo Novecento, curata da Philip Larratt-Smith e Sergio Risaliti in collaborazione con The Easton Foundation, e Cell XVIII (Portrait) al Museo degli Innocenti, un’opera di forte impatto visivo scelta sempre da Philip Larratt-Smith in dialogo con Arabella Natalini e Stefania Rispoli.

©photoElaBialkowskaOKNOstudio.

La prima, il cui titolo fa riferimento alla paura dell’abbandono che l’artista ha sempre nutrito (e forse anche ognuno di noi?), è la più estesa e importante rassegna di gouaches di Bourgeois sul motivo della madre e del bambino: caratterizzate dal colore rosso, sono opere che turbano e che trasmettono tutta l’inquietudine dell’artista.

Al Museo Novecento non potevano poi mancare Spider couple, che rappresenta una coppia di madre e figlio, e Spider, una scultura da terra composta da un ragno in bronzo e da un uovo in marmo, esposta per la prima volta al pubblico.

Louise Bourgeois, SPIDER, 2000, Steel and marble 52.1x44.5x53.3cm Photo: Christopher Burke, ©TheEastonFoundation/Licensed by S.I.A.E.,Italy and VAGA at Artists Rights Society (ARS), NY

Particolarmente interessante e vincente è inoltre la collaborazione di Bourgeois con l’artista britannica Tracey Emin (che vedremo a Palazzo Strozzi nel 2025).  Nel percorso troviamo una serie di sedici stampe digitali su tessuto intitolata Do Not Abandon Me (2009-10), nata dall’incontro tra le due artiste: un progetto di grande empatia tra le due artiste, che riesce a comunicare i loro linguaggi artistici unici e a creare forti composizioni visive.

©photoElaBialkowskaOKNOstudio

Immancabile poi la tappa al Museo degli Innocenti, nato nel 1419 come ospedale con il preciso scopo di accogliere i più piccoli, privi di cure familiari. Qui Cell XVIII (Portrait) (2000) si inserisce perfettamente nella collezione del complesso espositivo, invitando il visitatore al raccoglimento e alla contemplazione. La figura inserita all’interno della cella richiama alla memoria la comunità femminile composta sia dalle bambine qui accolte e cresciute, sia dalle figure che, svolgendo diverse mansioni, hanno contribuito a far sì che la condizione della donna, e delle madri in particolare, divenisse parte della mission istituzionale a fianco dell’attività di promozione sui diritti dei bambini e degli adolescenti oggi identificativa dell’Istituto degli Innocenti.

LINK
Francesca De Pra
Torna in alto