Fino al 10 novembre il museo sardo si trasforma in uno spazio dinamico e sensibile, grazie alla mostra DIORAMA – Generation Earth
Il rapporto tra uomo e natura è un tema che non potrà esaurirsi mai. Nel corso dei secoli, possiamo trovare moltissime riflessioni in merito in letteratura, arte, filosofia e religione: dalle rappresentazioni idilliache dei paesaggi nella pittura romantica, che esaltano la bellezza incontaminata del mondo naturale, alle opere moderne che esplorano l’impatto dell’uomo sull’ambiente, l’arte ha sempre cercato di catturare la complessità e la profondità di questa relazione. Oggi, complici sicuramente il cambiamento climatico con fenomeni atmosferici sempre più estremi e l’alterazione dell’ecosistema, quello tra uomo e natura è un rapporto attualissimo e al centro anche della riflessione artistica. Il nostro ruolo nei confronti dell’ambiente, quanto le nostre azioni contribuiscono a metterlo in crisi e gli effetti con cui siamo costretti a fare i conti sono tutte sfaccettature dello stesso problema con cui sempre più artisti si mettono a confronto.
Alcune di queste riflessioni sono visibili al MAN di Nuoro grazie alla mostra DIORAMA – Generation Earth, curata da Chiara Gatti ed Elisabetta Masala e aperta al pubblico fino al 10 novembre. Diorama significa “vedere attraverso” o “all’interno di qualcosa”: per questo il MAN si è trasformato in uno spazio dinamico, fatto di nuove narrazioni, visioni e orizzonti, ognuno dei quali presenta ai visitatori mondi naturali e innaturali, in una prospettiva che rende sempre più difficile distinguere fra ciò che è autentico e quello generato dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è stimolare un dialogo critico e una riflessione attraverso dipinti, sculture, installazioni e video di artisti italiani e internazionali che spaziano dal post-naturale alla tassidermia da wunderkammer, fino ad arrivare all’intelligenza artificiale.
È possibile immaginare (e raggiungere) un futuro diverso, che sia inclusivo e rispettoso di tutte le forme di vita? La risposta, che non vuole essere esaustiva, si trova al MAN, grazie a un percorso che parte dall’origine per arrivare proprio a un futuro prossimo. All’inizio assistiamo allo spettacolo della genesi, per proseguire poi alla ricreazione e all’imitazione del mondo naturale attraverso le suggestive opere di Mariko Kusumoto, di Sarah Illenberger o dell’artista portoghese Vanessa Barragão, che guarda alle proprie radici e agli scorci della sua città natale, Albufeira, che affacciandosi sull’Oceano Atlantico ispira i paesaggi marini al centro delle sue sculture tessili. Con Portrait of Vanessa Barragão: recycling in textile art as a global manifesto (2019), l’artista vuole sottolineare l’importanza di utilizzare materiali riciclati per lavorare in modo sostenibile attraverso tecniche artigianali.
Le installazioni di Giovanni Chiamenti e le creature di Théo Massoulier e di Thomas Grünfeld, che incontriamo dopo un aver attraversato un tunnel di luce, ci accompagnano negli scenari di un futuro prossimo, che culminano con la grande opera dell’artista kenyota Wangechi Mutu, che abbiamo già trovato al MoMA di New York: si tratta di una madre terra fluida, che sovrasta un universo nel quale si fondono umani, animali e piante, alieni e terrestri, femminile e maschile.
Come sottolinea il filosofo Felice Cimatti nel suo saggio presente nel catalogo, il diorama è una sorta di illusione visiva, che però non vuole ingannare lo sguardo, ma vuole metterci nella condizione di vedere il mondo in modo realistico: per farlo, dobbiamo imparare a vedere il mondo come se contemporaneamente ne facessimo e non ne facessimo parte.
LINK
- LA CARNE E I CORPI SENZA FILTRI DI JENNY SAVILLE - Aprile 10, 2026
- Le “alchimiste” di Anselm Kiefer trionfano a Milano - Febbraio 13, 2026
- Magma: la nuova pittura incandescente di Simone Rutigliano - Dicembre 5, 2025




