Una mostra in due capitoli per il decennale dello Yuz Museum di Shanghai

Lo Yuz Museum di Shanghai presenta il progetto espositivo Out of Silence, un tributo alla storia, alla vicenda e visione artistica dell’istituzione

Come mostra speciale per il suo decimo anniversario, lo Yuz Museum di Shanghai presenta il progetto espositivo Out of Silence. Una mostra in due capitoli; il primo inaugurato il 10 agosto che proseguirà fino al 7 ottobre 2024; il secondo dal 19 ottobre 2024 al 2 marzo 2025.

Un tributo alla storia, alla vicenda e visione artistica dell’istituzione, tra le prime a far parte della schiera dei grandiosi musei privati, afferenti a imprenditori, filantropi e mega collezionisti orientali, miti dell’epoca d’oro dell’ascesa dell’arte contemporanea in Cina. Una storia che vale la pena ricordare.

Sorto nel 2014 sulla riva del fiume Xuhui di Shanghai nell’hangar dell’originale aeroporto di Longhua, Yuz nacque per volontà dell’imprenditore cinese-indonesiano Mr Budi Tek. Indiscutibilmente, una delle personalità che ha contribuito a rendere Shanghai il vero polo dell’arte contemporanea, con una spinta propulsiva da cui è poi sorto, in quegli stessi anni, l’intero distretto del West Bund: il miglio dei musei di Shanghai, sede principale del Long Museum, del West Bund Museum e della fiera West Bund Art & Design, del Tank Shanghai, fino al Centre Pompidou approdato qui nel 2019, centro di grandi avventure purtroppo concluse come quella dello splendido SCoP – Shanghai Center of Photography che ha chiuso a dicembre del 2023, fino al significativo ricollocamento proprio di Yuz Museum che ha ora sede nel più periferico distretto di Qingpu (che così, per fornire delle coordinate geografiche e culturali, è come se da Venezia si fosse trasferita a Vicenza o da Milano centro nel varesotto, che potrà anche piacere, ma ha un valore diverso, diciamolo).

Nello stesso solco di entusiasmo, tra il 2014 e 2016 ha (ri)trovato casa nello Xuhui district il cluster di gallerie, con esponenti del calibro di ShanghArt, MadeIn, Malingue, Don Gallery, Arario, AIKE. Alcune di queste, sfrattate a partire dal 2020 per lasciare spazio a nuovi occupanti e imprese nell’ambito tech. Storia controversa e da indagare, che meriterà un capitolo di approfondimento a parte.

Courtesy of Yuz Museum

Di cosa ne avrebbe pensato di tutto questo Budi Tek non possiamo che fare speculazioni e ipotesi: il magnate è mancato nel 2022, pochi giorni dopo la tanto attesa presentazione a Yuz della personale di Yoshitomo Nara, organizzata in collaborazione con i musei del Qatar e il Los Angeles County Museum of Art (Lacma), le stesse istituzioni partner e amiche che oggi sono al fianco di YUZ per il progetto Out of Silence.

E torniamo così alla mostra attualmente corso: un compendio con oltre 20 nuclei di opere di artisti cinesi e internazionali provenienti dalla collezione della Fondazione Yuz. Tra echi e risonanze, nell’intenzione del curatore Wen Shi, la mostra intende rappresentare il potere nascosto dell’arte e delle opere, attraverso l’ascolto delle voci sottili o dimenticate al loro interno, le stesse tracce e segni sottesi che Fondazione e il Museo Yuz si impegnano a preservare.

Seguendo la traiettoria iniziata nei primi anni della collezione YUZ, il progetto espositivo di questa vasta e articolata collettiva intende ripensare la posizione della collezione nel processo di storia e futuro e la relativa relazione tra loro. Una selezione che non si limita al contesto temporale o geografico, ma vuole evidenziare la natura eclettica di Yuz, sottolineando i processi e criteri che in dieci anni di attività sono stati alla base di una collezione nata tra la costruzione razionale e la comprensione emotiva.

Courtesy of Yuz Museum

Le opere di Chen Ke, Chen Weimin, Chen Zhen, Secundino Hernández, Shara Hughes, Alicjacckwade, Li Xiaojing, Eddie Martinez, Ouyang Chun, Elizabeth Peyton, Katja Seib, David Schnell, Song Yige, Xu Zhen/Madein Company, Wang Fenghua, Wei Jia, Yan Heng, Aaron Young, Yang Zhenzhong, Zheng Wei, Zhong Jinpei hanno quindi come punto comune il processo creativo rivelato, filo conduttore di vite individuali con diversi contesti storici, culturali e sociali. Apparentemente calmi e silenziosi si tratta di lavori, tuttavia, ricchi di dimensioni ideologiche ed emanazioni nel mondo spirituale. Sono custodi discreti di emozioni e sentimenti privati, riflettono le sindromi della società e dei tempi, che non solo condensano il passato, ma si applicano anche al presente e addirittura predicono un certo futuro visibile. Un potere nascosto che conduce, simultaneamente, al silenzio assordante e all’esperienza di una vigorosa vitalità; allo stesso tempo ci avverte che la storia non è ancora passata – e questo, viste le assurde reiterazioni e recrudescenze di una violenza globale, non è certamente incoraggiante – mentre il futuro, o uno dei futuri possibili, è in nuce già qui oggi. Anche quello del museo di Shanghai.

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Chiara Vedovetto
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