Il futuro “fluido” del vetro a Venezia

In occasione dell’ottava edizione di The Venice Glass Week, Palazzo Experimental alle Zattere ospita un gruppo di artisti che si sono approcciati al vetro in forme diverse

Chi pensa che il vetro sia desueto, noioso e passato di moda, non ha sicuramente visto le infinite applicazioni che propone The Venice Glass Week, il festival internazionale che si tiene ogni anno nella città lagunare e che celebra quest’arte millenaria.
Il vetro è indubbiamente un materiale affascinante e versatile, che può assumere forme completamente diverse: si tratta solo di saper riconoscere e apprezzare la maestria che si nasconde dietro anche al più semplice oggetto.

Una piccola, ma significativa, selezione di raffinate proposte si trova a Palazzo Experimental a Venezia che ospita, fino al 30 novembre, la mostra Fluid Matter, nata da un’idea del collettivo Mollified, composto da Cosima Montavoci e Lorenzo Passi. I due artisti, insieme a Dario Dalla Lana, hanno chiamato a partecipare a questa collettiva artisti con approcci alla materia e background professionali diversi: da chi lavora quasi esclusivamente con il vetro a chi invece lo utilizza solo occasionalmente; da chi ha già una consolidata esperienza di mostre e riconoscimenti a chi sta iniziando ora a confrontarsi con il mondo dell’arte; da chi lavora soprattutto sulla forma a chi parte da una riflessione sulle questioni politiche, sociali, esistenziali.

Fluid Matter, installation view, ph. Massimo Pistore

È così che, salendo al primo piano dell’elegante albergo affacciato sulle Zattere, troviamo le opere di Ruth Beraha, Letizia Calori, Mollified (Cosima Montavoci e Lorenzo Passi), Penzo + Fiore, Alessandro Pugno, quatrième_paysage e Claudia Virginia Vitari, che dialogano perfettamente tra loro e con lo spazio circostante.
Si inizia con gli ex-voto di Mollified, la prima installazione che ci accoglie: realizzate in vetro bianco e contenenti parti di corpo umano lavorate a lume, queste reliquie rappresentano un mix di fede e superstizione e riescono a mantenere la sacralizzazione della sofferenza tipica dell’ex-voto.

Fluid Matter, installation view, ph. Massimo Pistore

Impossibile non notare la raffinata e al tempo stesso carica di significato opera di Claudia Virginia Vitari, Umaru, che nasce dalla toccante storia di un migrante. Umaru è originario della Guinea-Bissau e, nel 2022, è finalmente riuscito a tornare nel suo Paese d’origine per far visita alla sua famiglia dopo aver atteso per ben 15 anni i documenti necessari. Le due sfere di vetro serigrafate e arrotolate, qui esposte in dialogo con un busto, contengono frammenti di testi scritti dallo stesso Umaru e innumerevoli dialoghi avvenuti nello studio dell’artista catturati su ritratti.

Fluid Matter, installation view, ph. Massimo Pistore

Fluid Matter vale davvero una tappa nel circuito di The Venice Glass Week perché (di)mostra al visitatore un’ottima selezione di quello che il vetro è in grado di realizzare. Il lavoro di Alessandro Pugno, ad esempio, è un perfetto esempio del vetro casting: si tratta di un procedimento molto diverso dalla soffiatura, perché consiste nel colare il vetro in stampi. E il risultato è completamente diverso dal vetro tradizionale. Con l’opera Emersione, l’artista ha voluto catturare nel vetro l’unicità di ogni essere organico, che trova vita e crescita dove c’è acqua.

Una riflessione sul tema dell’infanzia è quella proposta invece da Penzo+Fiore con i loro Snuggled puppets, barattoli in vetro con dentro peluche. L’idea di infanzia racchiusa all’interno di questi contenitori di vetro colorati rimanda alla necessità di volerla preservare e difendere dalla brutalità del mondo. Ogni snuggled puppet è un messaggio lanciato a chi osserva, come a dire: “scruta la vita protetto e coccolato finché ne hai bisogno, esci allo scoperto quando sentirai la giusta pulsione per farlo”.

Fluid Matter, installation view, ph. Massimo Pistore
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Francesca De Pra
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